Cinquant’anni fa Seveso

Una amica compagna del liceo mi ha segnalato la seguente lettera di una dirigente scolastica sul caso Seveso. Copio e pubblico sul mio blog perché aiuta a ricordare e propone ai giovani studenti una riflessione veramente esemplare.

Giovanna Mezzatesta, preside del liceo Bottoni di Milano ci illumina sul disastro dell’ICMESA di Seveso.

Cari ragazzi, care ragazze,

lo so. Sfogliate i vostri manuali di storia e l’anno 1976 è una riga sbiadita tra la fine del miracolo economico e il sequestro Moro. Ma la storia, quella vera, non chiede permesso alle Indicazioni Nazionali. Vi rubo cinque minuti su questa pagina perché oggi, 10 luglio 2026, cadono esattamente cinquant’anni da un giorno che ha cambiato l’Italia, e di cui probabilmente a lezione non vi ha parlato nessuno: il disastro dell’ICMESA di Seveso.

Nel 1976 avevo la vostra età. Ero a Catania, la mia terra, stretta tra lo studio al liceo e la militanza politica. C’era il sole quel sabato a Catania, un caldo che spaccava le pietre, mentre a Seveso, nella laboriosa Brianza, alle 12:28 un reattore chimico andava in avaria. Una nube bianca, sottile, apparentemente innocua, uscì dalla fabbrica e si sparse nell’aria.

Dentro quella nube c’era la diossina TCDD, uno dei veleni più devastanti mai creati dall’uomo.

Da militante di sinistra, ricordo la rabbia feroce che ci unì tutti, da Sud a Nord, nei giorni successivi. L’azienda, di proprietà di una multinazionale svizzera, tacque per giorni. Dissero che era solo un piccolo incidente. Intanto, le foglie ingiallivano di colpo, gli animali domestici morivano a migliaia nei cortili e sui volti dei bambini comparivano piaghe orribili, la cloracne.

Quell’evento ci sbatté in faccia una verità brutale che ancora oggi vi riguarda da vicino: il profitto cieco, quando calpesta la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini, è un crimine di classe.

Il dramma di Seveso portò a galla lacerazioni profonde:

Le evacuazioni: Centinaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case, recintate dal filo spinato e presidiate dall’esercito.

La scelta drammatica dell’aborto: La diossina causava malformazioni fetali. In un’Italia che ancora non aveva la legge 194, a molte donne della zona fu concesso l’aborto terapeutico in via eccezionale, tra le feroci polemiche della Chiesa e dei conservatori. Noi ragazze nei collettivi passavamo le notti al telefono, pronte a dare solidarietà a quelle madri sole e spaventate.

Perché ve lo racconto oggi, da vostra preside, in questo 2026?

Perché se oggi in Europa esistono leggi severe che obbligano le industrie a dichiarare quali sostanze usano e come proteggono il territorio (la chiamano proprio “Direttiva Seveso”), è perché qualcuno ha pagato il prezzo di quell’ignoranza e di quel silenzio.

Non siate consumatori passivi di futuro. Studiate quello che i libri dimenticano, fatevi domande, arrabbiatevi quando vedete l’ambiente svenduto in nome del bilancio di un’azienda.

La memoria è l’unico vero vaccino contro la complicità.

Ci vediamo a settembre. E, se volete, passate in presidenza a parlarne.

La vostra Preside



    Categorie:Riflessioni personali

    Lascia un commento

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Scopri di più da raccontare e riflettere

    Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

    Continua a leggere