Vendetta

La giornata di ieri, in cui il dibattito politico e civile è stato occupato dal caso del gioielliere pluriassassino condannato in via definitiva e che dovrebbe essere tradotto in carcere, ha svelato i princìpi base della nuova estrema destra italiana più chiaramente emersi in questa fase finale della legislatura prima delle elezioni. Tutto ruota intorno a tre parole chiave, vendetta, occhio per occhio, ribellione. Va detto che questi tre princìpi non sono esclusivi della società italiana e della nostra destra ma sono stati largamente utilizzati nelle scelte fondamentali della destra reazionaria internazionale. Ad esempio la vendetta da parte israeliana dell’attacco di Hamas ai danni degli israeliani avvenuta nell’ottobre di tre anni fa. Quell’atroce attentato giustificò una vendetta sproporzionata sull’intera popolazione palestinese, senza che ci fosse una ragione militare o politica per distruggere intere città e sterminare migliaia di civili, vecchi e bambini. Cioè, non si trattava di un classico atto di guerra ma di una nuova ed efferrata reazione che aveva come giustificazione fondamentale la vendetta. Così anche il gioielliere assassino giustifica la sua azione come una forma di vendetta per i torti subiti in questi anni da parte di vari delinquenti che hanno tentato di svaligiare la sua gioielleria. In questo quadro in cui la vendetta è moralmente accettabile, si giustifica anche una modalità ancestrale cioè l’occhio per occhio, la gestione privata e immediata di una giustizia che rende all’altro ciò che l’altro ha causato a te. Il terzo aspetto che mi sembra di intravvedere nei dibattiti di queste giornate è il fatto che chi subisce un torto si sente autorizzato a vendicarsi direttamente con le proprie mani, rifiuta la intermediazione dell’autorità pubblica non gli servono i poliziotti men che meno i giudici e a maggior ragione non serve nemmeno una istituzione come la presidenza della Repubblica che ha un potere di grazia e cioè che ha il potere conferito dalla Costituzione di perdonare chi ha commesso un delitto.

In questa mentalità violenta di destra la vendetta personale non prevede il perdono è un affare da donnicciole, da gente debole e poco determinata che il nuovo potere maschio e risoluto non può consentire. Ovviamente questo clima permette ai politici della destra estrema di sostenere che in un regime democratico in cui vige la divisione dei poteri e il controllo reciproco tra le varie istituzioni, occorre ribellarsi a tutto ciò che è un impedimento alla gestione della giustizia immediata e personale ed avere al massimo un accentramento di potere su un solo capo legittimato dal voto popolare e che esercita le sue funzioni senza troppi controlli esattamente come sta facendo ora Trump negli USA. Ma vendetta chiama vendetta.



Categorie:Politica

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