La sfilata e il terremoto

lettera aperta ad una docente che stimo molto

Cara Professoressa, penso che il presidente Napolitano abbia fatto proprio bene a confermare la sfilata delle forze armate non solo perché la sospensione in occasione del terremoto non avrebbe liberato nessuna risorsa economica effettiva ma sopratutto perché questo rito, questa festa della Repubblica serve in un momento tragico in cui il terremoto dell’Emilia sembra quasi l’emblema del disastro in cui un trentennio di edonismo reganiano, un trentennio di liberismo tacheriano e un ventennio di individualismo berlusconiano lasciano il nostro paese, l’Europa, l’occidente ricco. Le forze armate, non solo l’esercito ma la polizia, i carabinieri, i finanziari, le guardie carcerarie, le crocerossine, i vigili del fuoco, le rapresentanze delle associazioni che hanno portato una divisa per questo paese, queste forze che sfilano e rendono omaggio alla bandiera, al capo dello Stato, al governo e alle rappresentanze democratiche festeggiano una Repubblica che è nata dopo un altro disastro quello della guerra persa da un regime tragico e ridicolo. Quel passaggio fu riscattato anche grazie a forze armate che non tradirono il proprio giuramento di fedeltà come a Cefalonia, a volontari che presero il fucile e si arruolarono in formazioni partigiane per difendere nella Resistenza il proprio paese e fondare una nuova democrazia.

Alla sfilata i leghisti non partecipavano preferendo celebrare riti celtici intorno a un leader carismatico e magico la cui fine è ora evidente. In effetti facevano bene a non venire alla sfilata perché per partecipare a un rito bisogna esserne degni e forse sapevano di non poter meritare la riverenza di giovani in divisa che hanno giurato fedeltà allo Stato e alla Costituzione repubblicana. A questa sfilata Berlusconi arrivò in vistoso ritardo pensando forse che si trattasse di un gigantesco burlesque utilizzabile per divertire le masse.

Si tratta di un rito laico di un Stato che, pur avendo ripudiato la forza come strumento di regolazione delle controversie internazionali, non rinuncia alla difesa del proprio territorio, dei propri ordinamenti, della propria coesione sociale e della legalità. Questo rito mi commuove e mi coinvolge perché ho prestato servizio di leva quando era obbligatoria ed ho giurato insieme a centinaia di commilitoni, perché quando ero piccolo nella casa del nonno c’era una salottino sempre in penombra in cui le pareti erano tappezzate di grandi ritratti di fratelli e cugini del nonno morti nella prima guerra mondiale, perché la sera, senza televisione, il nonno raccontava la tragedia della guerra, perché ho avuto la fortuna di avere come maestri persone che avevano militato nelle Resistenza. Questo rito mi coinvolge e mi commuove perché ho servito in un altro esercito non armato dello Stato che è la scuola pubblica in cui ho cercato di educare i giovani a ‘marciare’ solidali e a crescere nel rispetto delle leggi di questo Stato.

 

Commento di Luca Sbano pervenuto su G+

Con un bel po` di ritardo vorrei presentare un punto di vista un po` diverso.
Il 25 aprile ed 2 giugno sono anche per me fondative  del mio essere cittadino, in effetti non mi sento cittadino dello “Stato italiano” ma della Repubblica italiana la cui nascita e` strutturalmente legata a quelle due date. Quindi anche io trovo irrinunciabile festeggiare quelle due ricorrenze in modo opportuno.
Sfortunatamente da molto tempo ormai, soprattutto il 2 giugno, e` diventato un giorno di celebrazioni che poco hanno a che fare con lo spirito repubblicano. Le forze armate senza leva obbligatoria stanno perdendo la caratteristica di esercito di cittadini  per assumere la forma di un esercito di professionisti pronto per combattere ovunque gli interessi geostrategici delle classi dominanti siano coinvolti: non dimentichiamo l’aggressione alla Yugoslavia del 1999 e piu` recentemente all’Afghanistan e all’Iraq…
Modificare questi recenti comportamenti vetero-imperialisti e` difficile pero` in una situazione di cosi` grave emergenza forse si sarebbe potuto festeggiare in modo diverso, riportando le forze armate a svolgere un ruolo piu` efficace fra i loro concittadini dell’Emilia e Romagna. So benissimo che le truppe dislocate in quel territorio sono state coinvolte sin dai primi momenti, ma certo una loro  intensificata presenza in quella data avrebbe potuto dare un segnale  di riavvicinamento allo spirito dei giorni della liberazione del Paese dalla barbarie nazifascista.
E, per quanto ho letto, mi pare di poter dire che la maggioranza fra coloro che da Cefalonia alla Val d’Ossola combatte` le truppe naziste ed i loro servi fascisti, non avrebbe certo voluto celebrare la propria lotta con una costosa parata sul viale dell’ “Impero” con il contorno di costosissimi voli di bombardieri.
Oggi ho letto che, in Grecia, i militanti ed elettori di Syriza hanno terminato la campagna elettorale intonando “Bella ciao”, ho la sensazione che in questi giorni cosi` difficili per tutto il continente dovremmo ritrovare lo spirito di quegli uomini e quelle donne che da Stalingrado a Londra passando per la Grecia e la Yugoslavia hanno  riconquistato la possibilita` di costruire un mondo piu` giusto.

PS: Ecco il link

Bella Ciao!
http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7791/

Commento di Joseph Halevi alla situazione in Grecia ed in Europa
http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7788/

 



Categorie:Politica

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