Debito pubblico e ruolo delle banche

Due settimane fa  nella trasmissione della Annunziata è stato intervistato Profumo attuale AD di MPS e defenetrato AD di Unicredit.

Due questioni sono state sollevate tra le altre:

  1. che fine hanno fatto i danari prestati dalla BCE alle banche e perché non sono finiti alle imprese per lo sviluppo
  2. è preoccupante il fatto che gli investitori stranieri hanno ridotto gli acquisti di Buoni del tesoro italiani?

Sul primo punto Profumo è stato molto chiaro: se si fa 100 il totale della raccolta, cioè quanto le famiglie hanno versato nei loro conti correnti, 130 è l’esposizione verso le imprese e le istituzioni che chiedono mutui e prestiti. La differenza 30 viene coperta da prestiti e titoli che le banche stesse hanno emesso per raccogliere su varie piazze finanziarie il denaro necessario. Poiché dopo la crisi finanziaria del 2007 sono state adottate regole più severe circa la copertura dei rischi delle banche, in particolare poiché i titoli di debito sovrano (degli stati) sono ora considerati a rischio, la provvista di euro che le banche hanno ricevuto dalla BCE serve a garantire le coperture necessarie alle banche per offrire al mercato più di quello che i risparmiatori stanno mettendo a disposizione per loro tramite.

La risposta al punto 2 è stata meno chiara e più prudente anche se lo sguardo tradiva la voglia di dire ciò che un banchiere ora non può dire. Se i fondi pensione americani o gli stati ricchi di valuta non comprano i titoli pubblici italiani o europei e  se si vogliono tener bassi i rendimenti occorre che qualcun altro compri. Ed in effetti qualcun altro ha comprato visto che un buon 20% del debito italiano detenuto all’estero è rientrato. Forse gli italiani hanno seguito la proposta di quel signore pistoiese che dimostrò che questa era la cosa più intelligente da fare per un risparmiatore italiano? Profumo non lo ha detto perché la coperta per coprire il debito pubblico e finanziare le imprese è stretta e troppi italiani (anche le imprese) portano i loro risparmi in svizzera o in altre piazze finanziarie. Se, per ipotesi, gli italiani ricomprassero tutto il loro debito pubblico l’Italia potrebbe diventare come il Giappone in cui il debito pubblico è circa 2 volte il PIL, molto peggio dell’Italia , ma i tassi stanno all’1% perché i giapponesi, più intelligenti di noi, detengono il proprio debito pubblico e non speculano contro se stessi. 



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