Chiacchiere e parole

Alcuni fatti di ieri.

Al bar

Verso le 10, andando al mercato rionale per comprare l’insalata, in genere mi fermo a prendere un caffè in un bar molto buono, a quell’ora pieno di pensionati come me. In genere l’atmosfera è lievemente depressiva e  i camerieri inappuntabili ed efficiente sono silenziosi e cortesi. Ieri c’era un clima animato, quasi allegro, un chiacchiericcio lieve fatto di battute e di sorrisi. Intercetto la conversazione del cameriere con il signore che mi stava accanto, più vecchio di me e con l’aria dimessa, quasi da povero. Sì, adesso vedrai gliela farà vedere a Bersani e compagni, la smetteranno di rubare, niente auto blu, finalmente, Grillo non scherza, ci voleva proprio lui, così imparano … Provo a interloquire ma proprio non mi ascoltano tanto erano esaltati e contenti. Esco riprendendo la mia passeggiata e mi chiedo, come è possibile?

Capisco che ci siano persone arrabbiate e scontente, capisco che in questo momento si possa essere galvanizzati da promesse mirabilanti e che si speri ingenuamente in un futuro migliore, capisco che si sia schifati dagli scandali ma come si spiega che in giro senti solo rabbia nei confronti della sinistra? come se la sinistra avesse governato negli ultimi 20 anni e fosse lei la responsabile del disastro.

Sulla rete

Raro sentire la stessa ostilità nei confronti dello sfascio del governo Berlusconi. Come si spiega? Forse siamo in presenza di un collettivo fenomeno di rimozione, come qualche anno fà era difficile trovare qualcuno che dicesse che aveva votato Berlusconi, e circa il 50% lo aveva fatto, così è difficile che facciano outing i delusi di destra che hanno votato Grillo, fa molto più fino dire, io che ho sempre votato a sinistra e che sono deluso e incazzato per Penati e company ora finalmente ho trovato Grillo, un vero angelo sterminatore. Quelli che stancamente avevano votato a sinistra devono giustificare la loro scelta e continuano a sparare sul loro partito brandendo l’alibi di Renzi che a loro dire ci avrebbe evitato questa deriva. Tutti concordemente sparano sulla sinistra. Basta leggere sulla rete i post e le discussioni di questi giorni per avere conferma di questa realtà: l’astio è tutto contro la sinistra, cioè il paese è andato ulteriormente e gravemente a destra. Naturalmente chi ha votato a sinistra inizia a fare il processo a Bersani perché non ha vinto, La Repubblica in testa e la maggioranza dei giornalisti che vantano una matrice di sinistra.

In televisione

I giornalisti vivono sulle notizie bomba, sulle catastrofi, sui drammi. Se la giornata fosse troppo grigia comunque sanno sempre trovare un fatto che risvegli l’attenzione, la paura, l’emozione degli ascoltatori. Questo è un buon momento, si ha l’imbarazzo della scelta, siamo tutti attaccati al televisore nella speranza di avere qualche notizia positiva, ma tutto è trasfigurato al peggio. Consiglio i miei lettori di osservare come i giornalisti televisivi, quelli con maggior audience  gradualmente muteranno la loro pelle per apparire sempre più grilliniformi. Ma è ancor più interessante fare attenzione alle singole parole,   la scelta è voluta ed intenzionale per deformare il senso delle cose secondo la propria linea editoriale, Lucilla che è sempre più insofferente sbotta di fronte alle parole usate da Mentana nel descrivere le battute scambiate tra Bersani e Grillo (profferta e avance per qualificare la  proposta molto civile di Bersani) . Subito dopo il TG, applico questa attenzione all’uso delle parole. Nella rubrica della Gruber mi colpisce il  titolo, ‘Un Grillo per la Chiesa’,  E’ un  titolo ‘giornalistico’ per parlare del prossimo conclave che per una mezz’ora sta scritto sulla etichetta dello schermo. A parte che trovo il titolo veramente spiacevole e inappropriato per parlare con il dovuto rispetto di un fatto non riducibile alle questioni da comare del nostro orticello nazionale, il titolo è decisamente emblematico dell’azione subliminale che gli organi di informazione stanno conducendo. Il titolo  ‘un Grillo per la Chiesa’ significa assegnare a Grillo tutte le caratteristiche che qualsiasi uomo, qualsiasi credente si augura per il prossimo papa, santo, coraggioso, sapiente, innovatore, profeta, giovane, forte, buono, gradevole … e chi più ne ha più ne metta. Ecco quindi che quel titolo eleva agli onori degli altari e dei troni sfarzosi della Roma papalina il nuovo tribuno che percorre le strade del nostro paese, strade elettroniche,  strade e piazze vere, per diffondere il suo messaggio di rinascita ed innovazione. Chi gira sulla rete come me avrà constatato come questa immagine profetica e messianica sia associata a Grillo da cittadini e cittadine innamorati e pieni di fiducia.

La rimozione

Ci vorrebbe uno psicanalista per approfondire questo concetto, magari uno junghiano. A forza di giocare sulle parole, a forza di subire il fascino delle immagini e delle macchiette, a forza di piccole deformazioni delle realtà, a forza di proiettare tutte le responsabilità del disastro sui politici, rei di ogni nefandezza, ci siamo liberati di ogni responsabilità personale e collettiva. La colpa è sempre di qualcun altro ma nulla diciamo sui nostri comportamenti personali, nulla sui nostri comportamenti collettivi. Abbiamo sempre votato liberamente, c’è libertà di pensiero e di informazione, tutto è stato detto e rivelato, ma il voto è segreto e lo dimentichiamo velocemente: i politici sono la nostra rappresentazione e ci rappresentano. Siamo allora in presenza di una specie di nevrosi collettiva: siamo sedotti dal tanto peggio tanto meglio perché in fondo il disastro sarà un lavacro purificatore anche delle mie colpe che non ammetto di avere.

L’inganno

Ho già scritto ieri che ci sono i margini per delle soluzioni ragionevoli e che Grillo, dopo aver mietuto ciò che può ottenere subito, concederà un governo di salute pubblica senza Berlusconi  e Bersani per tutto il tempo in cui gli converrà elettoralmente. Tirare troppo la corda adesso significa perdere in elezioni anticipate il suo vantaggio attuale, dovrebbe aver capito che i due blocchi avversari hanno consolidato il loro zoccolo duro di resistenza e che in una prossima tornata, in condizioni di emergenza, non potranno che guadagnare a scapito del suo attuale 25%.

Gli italiani che lo hanno votato sono caduti in un inganno fondamentale: credere che riducendo gli stipendi dei politici sia possibile far ripartire l’economia, credere che potando i servizi pubblici,  gli apparati amministrativi e riducendo le pensioni sia possibile finanziare il reddito di cittadinanza, credere che ci siano ricette economiche miracolose (stampare moneta e pilotare una svalutazione) che evitino a un indebitato di restituire il suo debito. Pensare che uno che non onora i suoi debiti possa ottenere ancora credito. Il vaffa non è sufficiente per governare una società complessa e ricca invasa dal cancro del malaffare come quella italiana, nemmeno gestire la decrescita in modo ordinato. Credo che in questi giorni Grillo, che ora è terribilmente solo, arroccato nella sua villa isolata e difesa da alte mura, peggio di quelle di Arcore, debba riflettere seriamente al casino in cui ci troviamo e che il suo successo imprevisto ha reso più grave.

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