Il potere, una pozione malefica

Da quando è scomparso Andreotti mi torna in mente spesso la domanda che mi ero posto: il potere corrompe? Ho già ripreso il tema legandolo all’intervista di Amato e alla questione del moralismo che ha segnato almeno venti anni di vita pubblica italiana, da Di Pietro fino a Grillo.

La questione mi è tornata in mente assistendo venerdì scorso alla trasmissione Zeta di Lerner e leggendo i resoconti dell’elezione di ieri di Epifani.  Tutto si riferisce al travaglio interno al PD ad un epilogo quasi tragico, per certi versi grottesco, di una stagione in cui una persona per bene come Bersani ha cercato di anteporre gli interessi dell’Italia agli  interessi di partito, a partire dall’accettazione del governo Monti. Ora il populismo è dilagato sotto forma di reazione morale contro la casta e la politica, come scontro generazionale tra chi è al sicuro e chi patisce gli effetti della recessione, tra giovani e anziani.

Questa rivolta si è espressa nel M5S, nell’anti IMU di Berlusconi, nella disgregazione della struttura di potere dentro il PD. Berlusconi non ha problemi, perché, oltre a possedere gran parte dei mezzi di informazione, si è da sempre liberato di questo orpello della morale in politica, il potere non si giudica sui principi ma sui risultati. La magistratura ogni tanto si sveglia ma non è un problema, se una parte degli elettori condivide l’idea che il fine giustifica i mezzi e continua a legittimare il PDL al potere.

Il problema è lancinante per il PD perché in esso convivono due anime che condividono, guarda caso, proprio un senso morale molto forte, che spesso si esprime come moralismo antiberlusconiano. Gli orfani del vecchio PC che furono educati al rigore intellettuale, alla coerenza dei comportamenti, alla solidarietà con la classe di appartenenza, i teneri virgulti della DC che percorsero tutto l’iter del catechismo parrocchiale, dell’impegno politico solidale, della visione religiosa e impegnata del mondo. Due bei Super Ego collettivi con i quali fare i conti tutte le volte che si deve prendere un decisione politica in cui il fine pesa più dei principi o dei valori. Perché se prevale la morale come criterio di confronto per scegliere chi va avanti, se quello diventa l’indicatore di successo, se la posta in gioco è l’ottenimento del potere allora c’è sempre uno più puro di te, uno più intransigente, uno più rigoroso. Non solo, ma se questo è il terreno dello scontro allora è molto facile demolire l’avversario dimostrando che ha qualche scheletro nell’armadio. E chi non ne ha? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Se l’invito fosse stato ripetuto nel consesso del PD ieri, la gente non si sarebbe fermata con il proprio sasso già impugnato in mano ma tutti si sarebbero affrettati a scagliarlo e sarebbe stata una gragnuola incrociata di pietre, come sta sistematicamente accadendo da settimane in quel partito. Anche i nuovi, i giovani e i giovanissimi, neo assessori, neo presidenti di regione, neo parlamentari, neo occupanti dei circoli in difesa della purezza antiberlusconiana e antigovernissimo, mi appaiono già corrotti dalla smania di potere e di ricerca di un impiego ben retribuito. E’ una mia impressione malevola da vecchio ma, come ho già detto più volte, credo di avere l’occhio clinico nello squadrare le persone. La giovane che stava da Lerner, già invitata in molte trasmissioni televisive, ragazza intelligente e brillante con un faccino delicato e piacevole, si vede benissimo che già ragiona con le arguzie e le malevolenze di chi nella lotta per il potere sa come muoversi. Non parlo di Renzi perché sapete come la penso.

Nella trasmissione di Lerner c’era anche Ranieri il quale, essendo vecchio e navigato, ha dato della situazione la descrizione più ‘cinica’, più amorale, più politica restituendo significato e coerenza alle scelte più o meno felici che il partito aveva fatto.

Poi c’è Grillo. Poveraccio! credo che se non è un avventuriero immorale e se ha effettivamente il fiuto politico che sembra dimostrare, avrà capito che un movimento che prende il potere sull’onda di una rivolta morale non si regge a lungo solo con il rigore morale imposto agli altri (per ora solo agli odiati politici) ma deve preservare i suoi dalla corruzione che inevitabilmente deriva dall’esercizio del potere. Per questo la questione più rilevante per Grillo non fa parte delle questioni politiche generali dell’emergenza, governo sì governo no, IMU sì o no, riforme istituzionali, legge elettorale e via cantando, ma il problema per cui prende la macchina e viene a Roma in trasferta, è se i suoi restituiscono o no i soldi avanzati delle diarie che fino ad ora venivano incassate a forfait. (Peraltro, a voler essere moralisti fino in fondo, bisognerebbe discutere anche come li hanno spesi, i soldi). E’ una questione fortemente simbolica su cui Grillo è disposto a espellere coloro che dissentono perché questo è il principale nodo esistenziale del movimento. Ovviamente, così la cosa non potrà reggere più di sei mesi più del tempo necessario perché il potere, come una pozione malefica che invade le viscere, abbia effetto e danneggi cuore e cervello.

2 risposte a "Il potere, una pozione malefica"

  1. Conversazione di oggi nel dopo pranzo domenicale: Lo sai da quanto tempo Renzi fa il rottamatore? mi chiede mio fratello. Saranno almeno 5 o 6 anni. Rispondo io. Secondo me di più, dice lui e prende in mano il suo smart phone e interroga internet. Trova questa gustosa citazione da Huffington post: ….. … tocca all’ex ministro berlusconiano Gianfranco Rotondi, con un intervento alla trasmissione radiofonica “Un Giorno da Pecora”, esprimersi con sufficiente chiarezza: “Sarà anche vero che uno deve fare il deputato al massimo quindici anni, ma è altrettanto vero che uno non può rompere le palle per vent’anni”.

    Il destinatario, naturalmente, è il sindaco di Firenze, che da due giorni è tornato a riprendersi le prime pagine dei giornali con un nuovo assalto alla dirigenza. Chi pensa infatti che il Renzi in versione Rottamatore sia un’invenzione recente, sbaglia. Già negli anni Novanta, il giovane scout s’era messo in testa di pensionare un bel po’ di persone, quando frequentava il Dante di Firenze, prestigioso liceo classico frequentato, fra gli altri, anche da Valdo Spini, Sandra Bonsanti e Piero Pelù. vedi http://www.huffingtonpost.it/2013/04/05/matteo-renzi-lidea-della-_n_3018803.html Moralizzare per vent’anni è dura!!

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  2. Sempre a proposito di moralizzazione, oggi dalla Annunziata Crimi dichiara:
    “Grillo ci aiuta a tenerci lontani dai soldi, come un padre che insegna a camminare al figlio che va ancora a carponi”
    Commenta Carla Corsetti Segretario nazionale di Democrazia Atea http://www.democrazia-atea.it:
    “Dunque un Senatore della Repubblica italiana che appartiene al consesso dei saggi della Nazione, un uomo cui è affidato il potere legislativo del Paese, si fa insegnare la morale da un comico su cui ricadono ben due condanne penali. Ora sì che mi sento meglio”.

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