Le radici

In questo periodo dell’anno la commemorazione dei defunti ci riporta sui luoghi della nostra infanzia, a far visita alle tombe dei nostri nonni, dei genitori, dei familiari che non ci sono più. Così ho passato questo fine settimana a Jesi nelle Marche. Di tutto ciò che ho provato, tantissimo deve rimanere intimo e riservato ma qualcosa si può raccontare poiché è nella linea delle riflessioni che vado sviluppando in questo blog.

Le generazioni

Mio padre era l’ultimo di una bella nidiata di 6 figli mentre mia madre, più giovane di lui di 8 anni, era la seconda  di 5 femmine e un maschio. Risultato, non saprei nominare tutti i miei cugini e la differenza di età tra loro, di ramo paterno e materno, è enorme, molti avrebbero più di cento anni, se fossero viventi, e altri  sono giovani che da poco hanno superato la trentina. A questa tematica delle generazioni, come chiave interpretativa per spiegare alcuni problemi economici e sociali, ho dedicato numerosi post, vi invito a rileggerne qualcuno inserendo nella casella di ricerca in alto la parola ‘generazioni’.  In questa circostanza ho pensato che questa realtà di famiglie numerose e distribuite nel tempo e nello spazio offriva a noi, delle vecchie generazioni, una visione della vita più varia, avere cugini che muoiono mentre altri si sposano ti spinge a vedere la tua vita come in un film. Ora la realtà moderna di famiglie più piccole, senza figli o al massimo con due figli costringe a vedere la vita più stratificata e appiattita, tra i cugini, pochi, c’è poca differenza di età e tutti contemporaneamente fanno la stessa cosa, studiano, si sposano, hanno figli, lavorano, vanno in pensione, muoiono. Anche questo amplifica il disagio presente per cui tutti i cugini che contemporaneamente  cercano il lavoro e non lo trovano  vivono e amplificano la stessa difficoltà. Che succederebbe se avessero a disposizione l’esempio di un cugino che 10 o 20 anni prima ha trovato le stesse difficoltà e che poi ha superato?

L’economia

La crisi economica è stata la filigrana dei nostri discorsi a tavola, delle chiacchiere serali in cui ci si racconta. L’angoscia dei vecchi è per i giovani, per i nipoti che hanno poche prospettive, per l’emigrazione che aleggia proprio sui più bravi e brillanti. Una volta le Marche erano una regione ricca e dinamica, eravamo forti, ora sembra che stia crollando tutto. A Fabriano chiudono, qui le case si svendono … Mi ricordo allora che qui il M5S ha avuto moltissimi voti, qui infatti la delusione è più cocente di altrove. C’è ancora tanta ricchezza in giro, c’è efficienza, ordine, ma si sente la paura del futuro ignoto. La colpa è dei politici, è delle tasse che si prendono tutto. A un certo punto non resisto e sbotto anch’io. Basta con questa storia! sarà anche vero, ma sono i politici che spostano le produzioni all’estero per fare più utili? aprite gli occhi! i padroni, i ricchi, gli speculatori veri sono riusciti a sviare l’attenzione da sé e il popolino crede che tutte le colpe siano dei politici, intanto loro continuano a fare affari, ad arricchirsi sfruttando le paure che hanno provocato nel popolo.

Spigolare

Era venerdì, una giornata tiepida piena di sole e c’era voglia di uscire. la mattina avevamo fatto il giro al cimitero a portare i fiori ed eravamo a pranzo da  zia Teresa che aveva invitato un’altra zia e una cugina. Arriva una telefonata che propone a zia Teresa di andare a spigolare fagioli in un campo in cui era stata fatta la raccolta con le macchine.  Con un pizzico di sfida mi propone di andare, tanto chi vuoi che sappia che sei stato un Preside. Ok ma non vorrei essere impallinato dal padrone del campo. Non ti preoccupare, vedrai c’è molta gente e non dicono niente, ma bisogna sbrigarsi perché forse domani arrivano gli aratri ed interrano tutto. Così, mettendo a rischio la digestione, andiamo tutti, anche con la zia di 90 anni, felicissima di uscire e di fare una passeggiata in campagna sotto il sole. Si scusa ma non potrà aiutare perché non si china più bene. 90 anni!

Arrivati sul posto effettivamente c’erano molte macchine e biciclette e nell’enorme campo, rasato dal passaggio delle macchine, molte persone era chine a raccogliere ‘teghe’ di fagioli da terra. Anche noi ci mettiamo a spigolare e ciascuno segue un piccolo filare con sistematicità. In effetti molto prodotto rimane sul terreno ma non conviene raccoglierlo, costa troppo. Tantissime sono le idee che hanno popolato la mia mente nelle due ore di lavoro, con la schiena sempre più dolorante, con lo sguardo spesso rivolto alle altre persone per spiarle e capire se erano dei perditempo un po’ pazzi come noi o persone per le quali quei chili di fagioli erano una risposta a  bisogni della famiglia. Allora con una vivezza improvvisa mi sono tornate alla mente certe spigolatrici che mio nonno ospitava dopo la mietitura, mi ricordo i sacchi di spighe delle spigolatrici appoggiati in disparte che venivano curati da nonno Peppe nel momento della trebbiatura, dell’integrazione che disponeva in modo che comunque il sacco fosse pieno. Mi torna in mente la figura di mio nonno che segretamente sfamava una vecchietta vedova che viveva in città e che faceva venire quando c’erano occasioni per aiutare. E non era una sua vecchia fiamma, perché era una vecchietta piuttosto brutta ma dolce che noi bambini vedevamo come un incrocio tra una fata e una befana. Scherzi di un pomeriggio assolato a razzolare nella terra per raccogliere del cibo. Mia zia Teresa era felice, era stata la più brava ed aveva raccolto quasi il doppio del bottino mio e di Lucilla. Anche noi alla fine non abbiamo sfigurato: tre chili di fagioli sbucciati. Ora dovrò procurarmi delle cotiche.

Il cimitero

Jesi non è una metropoli ma ha almeno quattro cimiteri, recinti costruiti in epoche diverse come fossero cittadelle popolate di cappelle, di colombari, di tombe a terra, cimiteri costruiti seguendo lo stile architettonico dell’epoca. L’ultimo, il più moderno fece molto discutere perché ruppe questa usanza di costruire una cittadella a immagine dell’architettura dell’epoca. Hanno realizzato una specie di cittadella di cemento armato distrutta e destrutturata, non si sa bene se per effetto dell’apocalisse nucleare o della resurrezione che scoperchia le tombe. Si deve camminare molto su piani sfalsati spesso avendo la vista della campagna circostante e il profilo della città. Lì riposano i miei genitori che siamo riusciti a mettere vicini in un ambiente coperto e riparato dove i fiori non appassiscono immediatamente.  Sarò forse un figlio snaturato ma Foscolo aveva ragione: la memoria di chi ci ha preceduto, ci ha educato, ci ha accudito ci rende più forti e sereni. Ci rende più umani.

I bambini e i giovani

Questo fine settimana è stato tutt’altro che cupo. Il ritrovarsi, pur tra problemi e delusioni e preoccupazioni, dà sempre forza e felicità. Parlare dei tempi andati, ricordare aneddoti e i personaggi che hanno popolato la nostra esistenza ravviva l’anima. Avevo fatto un’ottima scelta nell’invitare a venire a Jesi una cugina che vive come me a Roma, la quale senza alcuna esitazione, nonostante i suoi 86 anni, ha accettato di fare un viaggetto per ritrovare le sue radici. Dina, questo è il suo nome, è una persona eccezionale che deve la sua vitalità alla sua splendida famiglia ma soprattutto alla lettura. Dorme poco e legge molto. Allora parlare con lei è come scrivere e rileggere un libro prezioso. Emozionante è stato sentire che una sorella di mia madre, zia Bruna  ricordava quella Dina  che andò a casa di mamma a conoscer quella  coetanea timida  di cui Pietro si era invaghito. E siccome tutto accade secondo una sapiente regia, da pochi giorni  avevo dissepolto dalla scatola delle fotografie dei miei una foto di una dolcissima ragazza di sedici anni che doveva essere proprio Dina. Episodi teneri e felici che rimanevano nei racconti di Dina come se la guerra non fosse esistita. Così ho pensato a quell’epoca quando ho incontrato i numerosi bambini che popolano queste case dei miei parenti. Bambini bellissimi, educati, sereni, pieni di vita. Guardandoli insieme ai loro genitori ho visto che da loro proviene una misteriosa carica vitale che scioglie le preoccupazioni, o meglio, prospetta un futuro colorato e attraente.

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