Appuntiamoci i nomi

Giustamente Bortocal commentando  il caso Bindi e le liste di proscrizione se la prende con la stampa.

Ho seguito i vari commenti giornalistici di questi giorni e penso che siano stati un ottimo esempio di come la stampa stia giocando un ruolo sistematicamente mistificante. Oramai i giornalisti sono uomini e donne di spettacolo, ben pagati che gestiscono autonomamente una potere sovrano, il potere  di orientare la testa dei cittadini.

Appuntiamoci i nomi di coloro che hanno dipinto la Bindi come la zitella rancorosa e vendicatrice che usa la sua posizione istituzionale per fare i conti con i nemici. Appuntiamoci i nomi dei giornalisti che correttamente hanno sottolineato che la procedura e i reati da considerare erano stati all’unanimità decisi dalla commissione, da tutte le forze politiche, appuntiamoci i nomi di coloro che sulla tempistica rilevano che l’istruttoria era necessariamente complicata e sicuramente intempestiva.

La vera casta

Ma per caso la vera casta risiede nelle redazioni dei grandi giornali? nelle redazioni televisive? tra gli autori di spettacoli di satira? Sta di fatto che in tutti i tentativi di liberalizzazione del mercato e della società la corporazione dei giornalisti sembra essere stata intoccabile.

Molti anni fa scoprii una realtà per me sorprendente: ero all’Invalsi e il presidente voleva presentare alla stampa le nuove attività dell’ente. Si dovette nominare e pagare un giornalista per presiedere la conferenza stampa che peraltro si realizzava nelle sede dell’ente.

In televisione un cittadino o un politico non possono essere intervistati da un altro cittadino normale occorre che lo faccia un giornalista. I giornalisti hanno il monopolio delle domande. Pian piano si stanno prendendo il monopolio delle risposte. E’ ciò che è avvenuto ieri sera alla sette in cui lo studio era popolato solo da giornalisti e tutti gli altri erano fuori e potevano parlare e commentare se e solo i collegamenti lo consentivano.

Moralismo senza fattibilità

Un’altra riflessione sulla vicenda. Sull’onda del moralismo imperante e dei sensi di colpa diffusi tutti furono d’accordo su questa storia di compilare liste di impresentabili, senza però riflettere sulle conseguenze e sulle procedure. Quanto tempo occorre per acquisire le informazioni necessarie in modo attendibile? chi fornisce le informazioni? sono di carattere oggettivo o sono suscettibili di interpretazioni e di confutazioni? Tra la presentazione delle liste e la data delle elezioni c’è tempo sufficiente per istruire la pratica?

Allora il tempismo della pubblicazione a poche ore dall’apertura dei seggi è il risultato della perfidia della Bindi o piuttosto dell’imperizia di chi ha redatto ed approvato il regolamento? Insomma forse è ora di incominciare a chiedere a chi fa una proposta non solo se è giusta ed efficace ma soprattutto se è fattibile e se ha controindicazioni, cioè effetti perversi.

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