Clima natalizio

La vicenda di Rozzano alla fine è sufficientemente chiara: una rozza e violenta manovra mediatica fondata sul nulla o meglio sull’attivismo di certe mamme che credono di fare proselitismo religioso insegnando le canzoni di Natale ai figli degli altri. 

La lettera del preside Parma è chiara e semplice e smonta mirabilmente la manovra politica centrata su una vera bufala giornalistica.

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Questa vicenda mi ha riportato con forza al clima che respiravo a scuola di questi tempi a partire dall’8 dicembre in preparazione del Natale. Si respirava la festa senza steccati e senza paure. Avevo due sedi, l’una da anni realizzava un mercatino di Natale vivace ed efficiente (si tirava su una bella cifretta da dare in beneficienza) l’altra, un grande alberghiero, che organizzò dopo il terremoto dell’Aquila un pranzo di beneficienza per la raccolta di fondi per un comune con cui eravamo in contatto.

Non tutti erano però contenti, molti pensavano che queste cose fossero un distrazione dalle attività didattiche fondamentali.

Sul pranzo di beneficienza un genitore prese carta e penna e mi scrisse questa lettera:

Chiarissimo Preside Prof. Bolletta

Le scrivo per presentarle una riflessione che ho avuto modo di fare pocanzi con il Vice Preside Prof. Battistini e che vedo sempre più presente nel percorso di studio di mio figlio.

Oggi la 3G non avrà lezione perché la struttura dedicata alla loro specializzazione verrà
utilizzata per  una meritevole iniziativa di beneficienza a favore di Lucoli.

Personalmente non trovo giusto che venga interrotto un percorso di formazione per motivi francamente estranei alla scuola stessa e non motivati da carattere di urgenza.  La solidarietà non si può fare  a scapito dei ragazzi.

Mi è stato fatto presente che questa vicenda non è unica ma che sarà seguita da altre iniziative che bloccheranno l’attività didattica.  Anche qui le anticipo il mio disappunto per  meritevoli iniziative che penalizzino la partecipazione degli studenti nel loro complesso.

Affinché gli studenti si sentano più coinvolti credo che si possano trovare soluzione alternative e condivise.

In attesa di un suo gentile riscontro la saluto cordialmente
F. P.

Così rispondevo:

—-Messaggio originale—-
Da: r.bolletta@gmail.com
Data: 17-dic-2009 22.12
A:  F.P.

Lei ha sostanzialmente ragione ma forse  valuta la situazione con un’ottica troppo focalizzata su un singolo aspetto della gestione di una scuola.

Se applicassi in modo rigido e formale le procedure e le risorse avremmo una situazione congelata in cui certamente il ‘programma’ sarebbe pedissequamente svolto ma la qualità generale della formazione dei ragazzi sarebbe certamente molto inferiore. Io mi trovo a gestire una scuola del tutto squilibrata, cresciuta a dismisura (prima del mio arrivo) senza una pianificazione attenta delle risorse necessarie per sviluppare bene la didattica laboratoriale prevista. Una sola cucina un po’ vecchiotta è insufficiente per le esercitazioni per cui facciamo i doppi turni, usiamo tutti i trucchi del mestiere per consentire il massimo dell’accesso a tutti gli studenti. E allora niente banchetti! niente servizi esterni, tutto è finalizzato alla didattica ordinaria. Per me sarebbe molto più comodo e meno rischioso ma gli studenti perderebbero delle occasioni d’oro per imparare cos’è la fatica, cos’è il servizio vero con una clientela vera, cosa vuol dire lavorare in squadra per un obiettivo. Allora occorre flessibilità, duttilità, inventiva. Occorre imparare a gestire l’imprevisto (parlo dei docenti) occorre far in modo che se quel giorno si rende indisponibile una struttura si fa in modo che i ragazzi non perdano tempo.
Convengo con Lei che è nostro dovere minimizzare il danno ai ragazzi organizzando meglio e dando priorità alle esercitazioni. In effetti avevo raccomandato di analizzare l’organizzazione degli eventi (pranzi, banchetti, servizi esterni, buffet) in modo da integrarli nella didattica ordinaria. Nel caso da lei denunciato pensavo che il gruppo impegnato nella esercitazione ordinaria preparasse il pranzo e che quindi non ci fosse l’interruzione di cui parla, ma proprio una visione un po’ troppo legata agli orari ‘sindacali’ alle rigidità della forma ha fatto sì che il pranzo fosse realizzato da una squadra diversa da quella che doveva essere in cucina.
Insomma, possiamo migliorare ma non verrei proprio rinunciare agli eventi extra in nome del superiore interesse della normalità (non è un discorso da Preside!). Cerchiamo di essere una scuola ordinata e disciplinata ma vogliamo avere fantasia e dinamicità per rendere i nostri ragazzi dei professionisti solidi.
Ma vogliamo anche che i nostri ragazzi diventino dei cittadini solidali e ricchi di valori: finché sarò preside di questo istituto cercherò di valorizzare tutte le iniziative fondate sulla solidarietà, sulla condivisione, sulla collaborazione, sul disinteresse. Forse il pranzo natalizio per Lucoli potrà apparire un inutile sfoggio di buonismo, inutile in una scuola affollata con mille problemi. Cercheremo di riflettere e di correggerci, ma a parte la beneficienza, che sarà bene fare con maggiore discrezione, mi piacerebbe che una festa natalizia con i docenti serviti a tavola con eleganza e professionalità diventasse una tradizione a cui l’istituto si possa affezionare e di cui i ragazzi possano essere fieri e orgogliosi.
Approfitto per augurare a Lei e alla sua famiglia i migliori auguri per le prossime feste.
Raimondo Bolletta
Ma perché vi ho raccontato questa piccola vicenda? puro narcisismo? forse, ma c’è una ragione fondamentale: è un modo per ricordare che  la scuola ha un’anima delicata e fragile, fragile e delicata quanto la realtà dei giovani che la frequentano, che merita rispetto da parte di tutti in particolare da parte dei politici e dei giornalisti.
E’ un modo per dire che una celebrazione laica, gioiosa, positiva della festa del Natale è possibile senza che nessuno che crede in un Dio si senta minacciato e deprivato.
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