E se parlasse meno

E se Boeri parlasse meno? E’ normale che un valente studioso di economia, accademicamente riconosciuto, accetti una carica gestionale amministrativa e si metta a fare il politico che elabora strategie e proposte?

Forse Boeri ha ragione ma è difficile ora capire in quale veste parli, di certo si percepisce solo il valore allarmistico e destabilizzante delle cose che dice e in questo momento è l’ultima cosa terroristica che serve in questa società disorientata.

Boeri, quale presidente dell’INPS, innanzitutto dovrebbe difenderne strenuamente la cassaforte: se il governo per aumentare il numero dei contratti a tempo indeterminato esenta per tre anni le imprese dal pagare i contributi pensionistici dei nuovi assunti,  il presidente dovrebbe protestare e avvertire che se non entrano contributi non possono uscire pensioni, se il governo tassa gli utili dei fondi pensioni come se fossero normali utili speculativi avrebbe dovuto protestare vivacemente dicendo che i cittadini che hanno scelto la previdenza integrativa sono meritevoli di attenzioni e soprattutto non possono essere fregati mentre stanno facendo sacrifici …. e potrei proseguire con altri provvedimenti in cui è chiaro che il governo, per spingere sui consumi immediati, sta prelevando risorse dalla cassaforte INPS e sta convincendo le giovani generazioni che la pensione non verrà pagata e tanto vale mangiarsi tutto ora.

Per questo, l’ovvia e banale proiezione, che qualsiasi cittadino con la terza media potrebbe fare  (se uno incomincia ad accumulare contributi a trent’anni non può sperare di andare in pensione a 60 anni con  una pensione decente) è puro terrorismo depressivo che non serve a incoraggiare tutti i giovani ad entrare nel sistema di accumulazione per poter costruire nel tempo una protezione per la vecchiaia.

Fino a quando Boeri resisterà nella sua funzione reggendo la borsa del governo Renzi? Uno studioso come lui avrebbe il dovere di elaborare proposte coerenti che i cittadini possano capire e condividere operando scelte razionali e non emotive.

Dovrebbe diffondere una migliore cultura economica che ad esempio faccia capire che una eventuale flessibilità in uscita non viene ‘penalizzata’ con uno sconto generico ma verrebbe gestita da precise leggi statistiche che possono rendere la scelta del singolo opportuna per lui ma indifferente per la comunità.

La famosa lettera arancione con cui l’INPS vorrebbe annualmente comunicare la situazione previdenziale di ciascuno (ancora carta?) è terrorismo se inviata ad un trentenne che ha da poco cominciato a lavorare  mentre sarebbe utile se inviata ad un cinquantacinquenne che abbia un montante pensionistico sufficiente a maturare una pensione ‘interessante’.  In questo caso il ricevente potrebbe, in base ai dati estrapolati dall’INPS, decidere l’età più opportuna per andare in pensione. Per chi voglia riflettere meglio sulla questione consiglio la lettura di un mio vecchio post.

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