Un luminoso funerale

Due riflessioni vorrei appuntarmi su questo diario tra le mille che in questi giorni gravi hanno occupato il mio animo.

Il funerale di Valeria

Il funerale di Valeria Solesin non l’ho seguito in diretta televisiva ma soltanto nei resoconti dei telegiornali. Mi sono bastate però solo alcune immagini, pochi spezzoni per provare una commozione profonda ed intensa da non riuscire a trattenere lacrime che ho prontamente nascosto. La scelta della famiglia di celebrare un grande funerale civile aperto a tutte le religioni e a tutti in un luogo pubblico con la presenza dei rappresentanti dello Stato è stata la conferma del valore di questi genitori che hanno accettato con fierezza il peso della disgrazia che li ha toccati, la morte di una figlia adorabile. Certo, le quinte in cui è stato celebrato questo rito erano impareggiabili, la luce, la brezza lieve che muoveva le bandiere erano particolari ma i volti e le parole del papà e della mamma, le lacrime del fratello e del compagno, le lacrime  dei coetanei, i volti di una bella gioventù che non molla, le lacrime dei musicisti comunicavano una intensità e una forza raramente percepite in un funerale. Qualcosa di nobile e forte che mi ha rappacificato con questa nostra società di cui vediamo solitamente solo limiti e difetti, mi ha fortificato rendendomi meno pauroso per il futuro che ci aspetta.

Il populismo

Chi mi legge sa che per me  il populismo è il più grave pericolo per la democrazia e forse per la stesso progresso dell’umanità. Certamente è il pericolo più grave per noi italiani.

Più penso all’ISIS e a tutte le complesse implicazioni delle scelte politiche operate dalle grandi potenze per il  petrolio, più mi convinco che il suo grande successo e il suo travolgente propagarsi nelle pieghe della nostra società come una minaccia incombente e terrorizzante è legato alla deriva populista in cui stanno sprofondando le grandi masse in giro per il mondo.

Se il populismo è quel fenomeno politico per cui i ricchi riescono a convincere una parte dei poveri che il loro nemico è un gruppo di altri poveri allora il fanatismo di ISIS è proprio l’esempio più calzante: i ricchi e i potenti scatenano masse diseredate di una regione distrutta da anni di guerre convincendole che i loro nemici sono giovani europei che studiano e lavorano e che la sera vanno a bere della birra ascoltando musica rock e scambiandosi gesti d’amore. E per scatenare l’odio e l’invidia, l’identità ancestrale, le parole d’ordine di un testo sacro, qualche droga per dominare la paura di morire,  sono un mix sufficiente a mobilitare migliaia di giovani senza speranze vere.

I giovani di piazza San Marco mi sono sembrati indenni da questi rischi.

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