No alle primarie

Non interesserà a nessuno, ma mi sento in dovere di spiegare perché non parteciperò alle primarie del PD a Roma.

  1. La prima ragione l’ha illustrata molto bene Francesco Luna in un suo post di oggi. Il PD ripropone una procedura democratica che solo qualche mese fa ha platealmente tradito licenziando in tronco quel Marino che era stato scelto ed eletto nelle primarie prima e nelle elezioni vere dopo. Ovviamente l’essere eletti non è sufficiente per conservare una carica, occorre essere all’altezza ma il suo partito l’ha lasciato soccombere di fronte ad una campagna di stampa ostile ed ha ricattato i consiglieri PD  costringendoli a dimissioni sottoscritte di fronte a una notaio senza un dibattito politico pubblico in consiglio. Questo partito non merita di nuovo  i miei due euro.
  2. Penso che l’attuale presidente del Consiglio dei ministri, messo lì con una manovra di palazzo e dopo una complessa e lunga campagna giornalistica a lui favorevole, stia accentrando così tanto potere su di sé e sul suo giglio magico da costituire un serio pericolo per la democrazia e per l’economia italiana. Noi cittadini comuni abbiamo solo il potere del voto ed abbiamo tre occasioni irripetibili: le primarie di domenica prossima,  l’elezione del sindaco e il referendum sulla riforma costituzionale. Forse mi illudo ma una significativa riduzione della partecipazione alle primarie potrebbe essere un segnale per quel 60% di iscritti e militanti del partito che si era mostrato contrario a Renzi nel precongresso, ribaltato poi con le primarie aperte a tutti. L’appiattimento del partito sulle posizioni di Renzi è la cosa che più mi sconcerta e mi preoccupata. Sì, mi illudo che primarie fiacche domenica prossima possano essere una prima spallata allo strapotere di Renzi ed un incoraggiamento per quelle forze che a sinistra si volessero impegnare per evitare che a Roma si celebrasse una nuova esposizione universale in salsa fiorentina.
  3. Sono contrario a tutte le primarie. Lo sono diventato nel tempo, pensavo che fossero uno strumento democratico per la selezione del personale politico. Mi sbagliavo. E’ una foglia di fico, un simulacro che serve a nascondere l’inesistenza di una struttura di partito capace di selezionare il personale dirigente sulla base di competenze acclarate, di idee politiche chiare e condivise, di una moralità pubblica manifesta e verificata. I partiti devono essere macchine per far dibattere, per elaborare soluzioni, per coinvolgere i cittadini nella gestione della cosa pubblica (v. Barca). Una cosa che avevo apprezzato del PD era l’idea un po’ americaneggiante di diventare un punto di aggregazione anche per  altre organizzazioni e associazioni che condividevano interessi ed ideali. Se così fosse ogni candidato non sarebbe il prodotto del proprio sito, del proprio blog o del proprio video pubblicitario dovrebbe avere un profilo descrivibile con un curricolo che ogni cittadino sia in grado di capire e valutare.  Un partito devrebbe avere una identità tale da poter giudicare se  un curricolo è accettabile o no. I casi di Trump in America e di Verdini qui da noi sono emblematici.  Ogni candidato deve cioè avere una retroterra dentro o fuori il partito tale  da consentire una scelta da parte del partito che lo inserisce in una rosa di candidati ‘garantiti’ tra i quali  i cittadini poi scelgono con cognizione di causa. E’ la vecchia questione delle preferenze che non può essere banalmente sostituita  dalle primarie perché nelle primarie si possono verificare le stesse storture che hanno mandato in crisi il sistema delle preferenze.

Insomma, mi spiace ma questa volta non ci sarò.

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3 thoughts on “No alle primarie

  1. Fai bene. Le primarie sono uno “scimmiottamento” degli U.S.A. La sinistra non esiste più è da ricostruire. Questo è il prodotto di tangentopoli. Facciamo tutti un esame, assumiamoci le responsabilità e non smobilitiamo abbiamo i referendum da affrontare. Questa classe dirigente è il prodotto di una scuola senza competenze fondata su “Lettera a una professoressa” di Lorenzo Milani prete presuntuoso e incompetente.

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