Terremoto americano

Come un terremoto difficilmente prevedibile l’elezione di Donald Trump a presidente Usa dà uno scossone agli equilibri mondiali e ci espone alla paura del nuovo.

Donald Trump Addresses GOP Lincoln Day Event In Michigan

La stampa, i media, gli indici finanziari non sono riusciti ad arginare un processo che covava da tempo: la frustrazione della classe media bianca condannata a diventare economicamente e geneticamente minoranza in un continente multietnico. Un po’ ovunque riaffiorano le etnie, i particolarismi, gli sciovinismi, la necessità di alzare muri, barriere, dazi e confini perché la povertà è contagiosa e si esporta con troppa facilità.

Rampini in ‘Occidente estremo’ osservava che da alcuni anni gli Usa sono potenzialmente autosufficienti a livello energetico esattamente come la Russia mentre l’Europa deve continuare a comprare i combustibili fossili dagli arabi, dalla Russia e dalla stessa America. Nel frattempo le profezie, le previsioni, dei ‘Limiti dello sviluppo’ si stanno avverando e i paesi più ricchi hanno raggiunto un livello oltre il quale è sempre piú difficile andare.

Questa mattina alcuni commentatori paragonavano Trump ad Hitler. Per la prima volta l’ho ascoltato in diretta nel suo discorso di accettazione della candidatura, francamente mi ha ricordato molto la bonomia berlusconiana, l’illusionista che spera di accendere entusiasmo e ottimismo.

Mi é sembrato conciliante,  rancoroso solo con l’establishment. Ho capito perché ispanici, donne e afroamericani l’abbiano votato, il suo messaggio è rassicurante e protettivo come un buon padre di un adolescente imberbe che non a caso gli stava a fianco. Una maschera? Forse. Di certo gli Usa non sono la Germania che incoronò e armò Hitler, nessuna etnia può diventare egemonica se vogliono progredire sul piano economico, devono integrarsi, magari chiudendosi a riccio rispetto alle spinte dall’esterno.

È come se si fosse aperta una faglia che però potrebbe scaricare delle tensioni e costituire nuovi equilibri pacifici. È certo che se contassimo le guerre e i morti della presidenza Obama potremmo accorgersi che nonostante la sua buona volontà le cose sono via via peggiorate. Trump con il suo terremoto spezzerà questa catena bellicista oppure spargerò nuovo carburante e appiccherà nuovi focolai di guerra? Speriamo che lo sciame duri poco e che si torni presto a costruire città più belle.

segue

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