Nuovi italiani

Nei giorni scorsi mio fratello mi ha chiesto in prestito la mia macchina fotografica reflex, o meglio mi ha chiesto se ero disponibile a fare un servizio fotografico ad una giovane coppia di sposi che non se la passava bene e che non poteva permettersi un fotografo professionista. Un po’ per pigrizia forse, ma anche giustamente, ho declinato l’invito dicendo che in quanto estraneo non professionista avrei creato imbarazzo e che lui avrebbe certamente scattato foto migliori visto che con quella famiglia aveva un rapporto di amicizia e di conoscenza. Così si è preso il manuale, l’ha studiato, si è esercitato e si è improvvisato fotografo di matrimoni. Questa mattina me l’ha restituita e mi ha mostrato il suo lavoro, 400 foto tra le quali scegliere per costruire un magnifico reportage.

Gli sposi non sono italiani, una splendida coppia di albanesi, circondata da una famiglia e da amici in gran parte non italiani. La sposa era stata per cinque anni studentessa di Laura mia cognata, era tra le migliori studentesse cha Laura ha avuto in tutta la sua carriera di docente di italiano. Così, riguardando le foto per selezionare le migliori, come contrappunto, Laura raccontava la storia di questa sposa molto giovane  e bella con evidente affetto ed ammirazione. Dopo il diploma di liceo si è laureata brillantemente in legge ma, come  tutti i giovani, fatica ad avere lavori stabili e ben remunerati: è sotto utilizzata in sistemi interinali e non è riuscita per pochi spiccioli a cumulare per tre anni una retribuzione annua superiore a 8000 euro, così non può perfezionare la sua richiesta della nazionalità italiana.

Venne tanti anni fa in Italia per accompagnare ed assistere al Bambin Gesù un fratellino affetto da un tumore al cervello che non ce la fece. Sua madre, che in quell’occasione conobbe la generosità di associazioni caritatevoli italiane, decise che sua figlia, una ragazzina molto sveglia e promettente, doveva studiare in Italia e riuscì con una ostinazione eroica a mantenerla qui da noi perché potesse completare gli studi. I personaggi di questa storia sfilavano sotto i nostri occhi, così nelle foto apparivano il volto della madre forte e determinata segnato dalla fatica la quale non aveva però appannato l’antica bellezza, il portamento impacciato del padre poco abituato a stare in giacca e cravatta con il caldo romano, le mani indurite e abbronzate dello sposo che lavora nell’edilizia, queste immagini assumevano una luce smagliante e commovente.

Questi sono i giovani di cui ha paura Salvini, questi sono i giovani di cui hanno paura i panzoni nerboruti ed ignoranti che sventolano bandiere nazifasciste, questi sono i giovani che spaventano i flaccidi giovinastri italiani che sono tali per razza e censo e che si mascherano dietro il perbenismo moralista del grullismo imperante blandito dalla stampa borghese, questi sono i nuovi italiani che possono salvare questo nostro stanco paese.

A questi due giovani albanesi che hanno scelto l’Italia spero vivamente che il Parlamento regali la cittadinanza dei figli che metteranno al mondo e che prima o poi riescano anche loro a diventare cittadini italiani, se ancora lo vorranno.

E se potessi, dopo questo auspicio, lanciare un anatema, lo indirizzerei ora contro i grullini che sullo Ius soli stanno esprimendo i loro distinguo, i loro contorcimenti di panza, non hanno nemmeno il coraggio di schierarsi, cercano solo di intercettare elettoralmente  i peggiori sentimenti di paura e di invidia che larghe fette di popolazione italiana autoctona nutrono nei confronti dello straniero. Non ho mai sperato in loro, li ho sempre temuti come pericolosi nella loro profonda ambiguità ma ora non solo  mi appaiono incompetenti e incapaci di governare ma sento anche che veicolano e rappresentano i peggiori istinti della xenofobia razzista.

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