Immunìzzati! 2

A completamento del post precedente riporto il link di un bell’articolo di Internazionale che così illustra sinteticamente la faccenda del contact tracing.

Cosa accade quando durante una grave pandemia mondiale che compare più o meno improvvisamente uccidendo migliaia di persone, ci si accorge che uno dei pochissimi presidi preventivi a nostra disposizione sarà tracciare i contatti delle persone ammalate per isolarle dal resto della comunità? Accade che si cercherà di utilizzarlo.

Versione analogica. Il paziente ammalato viene interrogato sulle sue frequentazioni degli ultimi giorni; vengono isolati i suoi parenti più stretti e i contatti di lavoro; gli uffici di igiene e sanità pubblica contattano telefonicamente le persone che hanno avuto relazioni con lui. I contatti – come abbiamo letto mille volte in questi mesi – sono messi in quarantena e, talvolta, sottoposti al tampone.

Versione digitale. Il paziente ammalato ha una password per segnalare sull’app Immuni, se lo vorrà e se ha deciso di utilizzarla, la propria positività al nuovo coronavirus. Il tutto avverrà anonimamente nei confronti di altre persone che avranno scelto volontariamente di scaricare e attivare la stessa app. A quel punto le persone che sono state a contatto con chi è risultato positivo potranno decidere autonomamente cosa fare: se mettersi in quarantena, se provare a fare il test, se far finta di niente, spegnere Immuni e non segnalare niente a nessuno.

Nell’articolo è riportato un video di Le Monde che affronta criticamente la questione dell’approccio digitale al contact tracing confrontandolo con quello analogico cioè con quello effettuato mediante interviste realizzate da personale specializzate per ricostruire chi è stato causa del tuo contagio e stilare la lista di coloro che probabilmente tu puoi aver contagiato nei giorni che precedono l’insorgenza dei sintomi.

Il video francese mostra come sia decisiva la tempestività con cui vengono rintracciati tutti coloro che potrebbero essere stati infettati e che dovrebbero subito isolarsi prima dell’insorgere dei sintomi e dell’esito di eventuali tamponi.

Misteriosa per me è la pubblicità negativa per Immuni diffusa sui social e nei giornaloni, solo difetti, nessun pregio o vantaggio. L’effetto è sotto gli occhi di tutti, solo 4.000.000 di cittadini hanno ritenuto opportuno istallare il programma. Gli altri non ne sanno nulla (nessuna pubblicità istituzionale da parte ad esempio della RAI ormai asservita al leghista presidente) oppure sono gelosi della propria privacy preferendo condividere solo foto, idee, relazioni con Google o Facebook ma guai far sapere qualcosa di te al Governo, altri perfezionisti conoscono tutti i limiti informatici di un programma troppo silente, altri sono preoccupati della propria batteria esposta allo stress di una antenna BT a bassa potenza. Altri infine se ne fottono di tutte queste precauzioni da donnette paurose perché loro SE NE FREGANO del virus e dei vaccini, sono super uomini. (Magari percepiscono una pensione non tassata da generale e da ex parlamentare in Tunisia).

Cari amici, anche se siete in una zona non infestata istallate il programma, non costa nulla, certamente non vi servirà ma parlatene al Bar e invitate i vostri amici a prepararvi all’arrivo del freddo autunnale in cui la seconda ondata è più che probabile e si può solo sperare che i futuri numerosi focolai siano contenuti e ritardati in zone limitate, ospedali, comunità, piccoli quartieri, aziende e che si possa evitare nuovi lockdown troppo estesi. A meno che non siate d’accordo con Trump per il quale basta non fare i tamponi per diminuire il numero dei contagiati e dei morti per coronavirus.

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