Prenotazioni e trasparenza

In questo blog di un anziano che racconta ci sta che si racconti di quella volta che progettai e realizzai un sistema di prenotazione per 180.000 docenti che potevano scegliere e prenotare tra circa 10.000 corsi, il progetto Monfortic. Per chi volesse saperne di più o ritornare a quell’esperienza, sul sito del Ministero è possibile ancora accedere a molta documentazione formale.

Il Piano di aggiornamento doveva partire entro i primi mesi del 2003, e l’INVALSI presso cui lavoravo, era stato incaricato di realizzare il monitoraggio dell’intera iniziativa. Ero tranquillo perché i tempi di realizzazione del monitoraggio sarebbero stati distesi e avrebbero interessato i corsi e la loro valutazione a consuntivo. Il modello organizzativo generale si basava sulla struttura delle autonomie scolastiche e prevedeva decisioni e responsabilità capillarmente distribuite. Una struttura decisionale diffusa complessa quasi come la campagna vaccinale attuale! Ma con il vantaggio che Provveditori e Presidi non erano elettivi né erano politici in carriera.

Trattandosi di un progetto per la diffusione delle Nuove Tecnologie proponemmo un progetto di monitoraggio da realizzare tutto on line con questionari di autovalutazione che ogni partecipante doveva poter compilare in remoto. Poiché i fondi assegnati a noi tenevano conto dei parametri di spesa consueti per classiche azioni di monitoraggio di formazione in servizio il budget a noi assegnato era più che abbondante e quando ci si rese conto che la gestione delle prenotazioni doveva essere centralizzata per non moltiplicare inutilmente la spesa delle singole direzioni regionali, nel comitato ministeriale di gestione del progetto voltarono lo sguardo verso di me chiedendo se noi dell’Invalsi potevamo includere il servizio di prenotazione nei fondi che ci erano stati assegnato. Non era tanto un problema di costi ma una questione di scadenze e tempi: gara per appaltare la stesura del programma, collaudo e gestione del servizio. Il tutto in tempi molto stretti perché un ritardo anche minimo nelle prenotazioni avrebbe determinato il rinvio dell’intero progetto di un anno scolastico. Non sto a raccontarvi i particolari di questa avventura sarebbe troppo lungo e per voi noioso.

Tutte le volte che leggo o sento parlare del sistema di prenotazioni dei vaccini e delle falle informatiche di alcune regioni si riaccende la mia memoria e tornano in evidenza le scelte che facemmo all’epoca: sistema di prenotazione unico a livello nazionale, unica anagrafe dei corsi, decentramento della costituzione dei corsi al livello delle direzioni regionali che decidevano la ripartizione del finanziamento e individuavano attraverso gli uffici scolastici provinciali le scuole in cui si sarebbero realizzati i corsi, ogni istituto scolastico designava i docenti interessati che avevano diritto a partecipare ai corsi. Tutti gli attori del progetto accedevano allo stesso database che fisicamente era allocato nel nostro server a Villa Falconieri. I dati identificativi dei docenti provenivano dall’anagrafe dei docenti di ruolo del Ministero che forniva anche le email di servizio, i privilegi di accesso ai dati erano differenziati e gerarchizzati. Vi era un uso intensivo della messaggistica digitale personalizzata, se ad esempio un Preside non rispettava il termine per comunicare l’elenco degli aventi diritto, e lo faceva semplicemente spuntando i nomi dall’elenco dei suoi docenti come risultava nell’anagrafe ufficiale, riceveva a pochi minuti della scadenza un sollecito in cui il sistema ricordava che la scuola Pinco Pallo diretta dal preside Caio non aveva ancora attivato gli accessi ai docenti e che aveva n giorni per farlo. Così le scuole furono tempestate da messaggi e in pochissimo tempo l’esercito dei 180.000 aventi diritto si costituì e parallelamente si popolò l’elenco dei corsi attivati con sede, calendario e, se non ricordo male, nome del responsabile e dei tutor. Non vi dico le reazioni che quasi vent’anni fa questa gestione tutta digitale provocò: ma che vuole questo Bolletta, chi é, come si permette, sì perché le email erano informali ma personalizzate con la mia firma.

Il modello informatico era audace perché l’intero edificio si poteva reggere solo se tutti avessero rispettato tempi e modi previsti: in realtà lo schema era semplice, era lo stesso che qualsiasi compagnia aerea utilizza per vendere i posti dei propri voli, un corso era un volo e i docenti che volevano frequentare erano i passeggeri. In questo modello, se un corso non raggiungeva un numero di passeggeri minimo, il corso non partiva mentre scuole che per posizione geografica o autorevolezza avevano rapidamente esaurito i posti sui propri corsi potevano chiedere al provveditorato competente fondi per attivare corsi aggiuntivi recuperando i fondi ei corsi non attivati. Insomma l’infrastruttura digitale consentiva di dimensionare localmente l’offerta in relazione alla domanda.

Fatte le prenotazioni e popolato il database, il sistema monitorava l’intero processo ed era in grado di rendicontare giornalmente l’avanzamento dei corsi in modo estremamente analitico e, parallelamente, era in grado di somministrare numerosi questionari ai responsabili dei corsi e ai corsisti. Come accennavo, molto lavoro era svolto dalle interazioni personalizzate via email; all’epoca non era diffusa l’IA ma molti pensarono che Raimondo Bolletta fosse un nome di fantasia per un algoritmo risponditore finché un collega più attento scoprì dall’analisi testuale di una mia risposta che dovevo essere un umano.

Raimondo Bolletta esiste! Divertente rileggere le due pagine che sono ancora in rete in cui si vede che nulla è stato facile e lineare e che le resistenze del sistema burocratico sono sempre fortissime. Tuttavia, contrariamente a quanto sosteneva il docente molto critico, il progetto ebbe un esito positivo come anche il monitoraggio si realizzò nei termini previsti con generale soddisfazione.

Quando leggo ora che molti dati del monitoraggio dell’epidemia, ad un anno dal suo inizio, sono trasmessi già aggregati in tabelle da trascrivere e registrare e che ogni regione trasmette al centro dati aggregati a volte non verificati, sono preso dallo sconforto.

Poi ho pensato che non mi dovrei meravigliare se in un anno di emergenza non siano riusciti a mettere a punto un sistema di gestione e monitoraggio efficiente e coerente con le potenzialità dei sistemi digitali: è tutto il sistema sanitario che da sempre è opaco e impermeabile alla gestione democratica. Perché, voi riuscite a sapere la gestione delle code e delle prenotazione per i servizi di base di ogni ospedale? Quanto bisogna aspettare per una TAC a Roma? dove è possibile farla più celermente? c’è un cruscotto che illustri le possibilità presenti in giro con i singoli giorni di attesa? Se vi va bene ci sarà un centralino telefonico, sistema unico di prenotazione, con un telefonista gentile, spesso straniero, che vi dice lui dove e quando si può prenotare … dovete fidarvi …

In questa occasione la regione Lazio ha messo a punto un buon servizio prenotazioni e noi laziali non ci possiamo affatto lamentare, tuttavia rimane la sensazione che le informazioni utili non siano del tutto disponibili e trasparenti. Ad esempio chi non ha ancora fatto il vaccino non ha una valutazione attendibile dei tempi di attesa prevedibili.

E’ ovvio che si sarebbe dovuto centralizzare a livello nazionale il sistema di prenotazione secondo la falsariga della gestione dei posti in albergo o nei voli aerei ma ora è troppo tardi, è giusto aiutare le singole regione a far meglio mettendo a disposizione la piattaforma delle poste … se regge. In ogni caso, questa è l’occasione per impostare e realizzare l’interoperatività di basi dati generati nell’ambito del sistema sanitario che superi la paranoia della privacy e renda trasparente il servizio pubblico e le tante informazione generate inutilmente con alti costi sui singoli cittadini che utilizzano il servizio.



Categorie:Vaccini

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1 reply

  1. Silvana così mi scrive in privato:
    Che appassionante avventura ! E come fu utile anche a noi che volevamo avviare l’Autovalutazione nelle scuole e i Test di profitto apprendere da te che il miglior sistema per fare statistica è raccogliere dati attendibili e disaggregati, per poter poi fare le elaborazioni più ardue senza dubbi sull’affidabilità: quanti insegnamenti anche da questo tuo ultimo articolo!
    Ti ringrazio ancora adesso e ti invito a non mollare!
    Ciao!
    Silvana

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