Mafie

Un mese fa, proprio il giorno in cui è scoppiata la guerra in Ucraina, così scrivevo.

Mi ero svegliato stamane molto presto con l’idea di sostituire nei miei post alla parola oligarca la parola capomafia. Ripensavo a quanto rispose Falcone ad una domanda di Padovani sul futuro della Mafia e sulla possibilità che le mafie diffuse un po’ ovunque si federassero in un super potere. Falcone rispose che per fortuna c’era l’ostacolo della lingua e la violabilità delle comunicazioni. Falcone non poteva prevedere la rete di internet, i social e i traduttori simultanei. Le condizioni materiali perché le mafie si possono federare ora ci sono. E molti paesi sono ormai in mano a pochi oligarchi che si arricchiscono sia con lo sfruttamento delle risorse del paese e dei lavoratori sia gestendo le attività illecite che consentono arricchimenti fuori misura. Tutta la vicenda di questo trentennio in questa parte del mondo è segnata dal consolidarsi di poteri occulti o illegali o sfacciatamente, sovranamente oligarchici che dominano la scena, gestiscono i media e quindi gli orientamenti degli elettori. La democratizzazione dei paesi dell’est europeo, dopo la caduta del muro di Berlino, è stata un processo di disgregazione delle istituzioni statali che ha portato alle inestricabili contraddizioni attuali che anche i più informati fanno fatica a capire. Ciò che è certo è che Putin si comporta come padre e padrone della Russia disponendo a piacer suo degli uomini e dei mezzi senza controlli democratici e senza una libera stampa. Lo vedo come il capo di una struttura di potere incontrollata e incontrollabile che non ha analogie con altri sistemi politici nella storia.

La predisposizione delle sanzioni mettono in luce come quel sistema di potere insediatosi in Russia all’ombra di Putin si è diffuso come una piovra, come un cancro con metastasi, in tutto il sistema democratico occidentale, Europa e Stati Uniti compresi. Giornali, squadre sportive, banche, fondi di investimento, immobili, industrie, tutta la nostra realtà produttiva e sociale è infettata dal magnate russo che arriva, compra e esibisce. Paradossalmente requisire le proprietà degli amici oligarchi di Putin significa mettere in ginocchio il mercato immobiliare di Londra e di molte altre capitali europee, le nostre località turistiche, il calcio televisivo. Le sanzioni impoveriranno una nazione già povera ma non possono danneggiare abbastanza la rete dei super capitalisti russi. Siamo in un vicolo cieco. In che cosa sperare?

Questo mese di guerra ha consolidato la mia idea: il crollo del regime comunista sovietico ha innescato un processo di disgregazione a tutti i livelli che neppure i più pessimisti potevano immaginare. Sì, perché le cronache di questi giorni rimandano a tanti eventi passati del secolo scorso con l’aggravante dell’esistenza di una rete di potere trasversale che mina tutti i sistemi politici, istituzionali, ideologici, culturali del mondo. Così l’avanzare del corteo dei carri armati alla volta di Kiev rimanda a Hitler ma anche alle invasioni sovietiche nelle repubbliche ribelli dell’est europeo, le carneficine di civili inermi rimandano alle grandi battagli della seconda guerra mondiale ma anche alle distruzioni della Cecenia, della Georgia, della Siria, gli scontri inter etnici riportano all’Armenia, alla Palestina a Guernica … Il repertorio delle guerre aperte e variamente chiuse è vastissimo e vede noi occidentali in prima linea sia nell’aggredire sia nel recedere e ultimamente nello scappare frettolosamente.

Chi come me ha più di 70 anni ha vissuto numerosissime crisi, per fortuna da spettatore, ma non si è abituato a considerarle normali fasi evolutive della specie umana. Siamo un un momento in cui la guerra non ha nulla di epico e di eroico come le letture dei classici greci e latini ci hanno insegnato, questa guerra sembra proprio un violento mattatoio senza ragioni e senza prospettive se non l’affermazione di un potere che risponde solo a un criterio di rapina da parte di una piccola oligarchia mafiosa che non rinuncia ai privilegi che ha accumulato in brevissimo tempo con metodi violenti. Insomma ciò che mi chiedo in questi giorni è come abbiano fatto certi personaggi ad accumulare in pochissimi decenni ricchezze esorbitanti alla faccia di un popolo che vive miseramente ma che vota inconsapevole un capo di questo sistema. Parlo di Putin ma indirettamente di molti altre realtà connesse con questo sistema trasversale che hanno infettato anche i nostri sistemi politici liberal democratici.

Come le mafie diffuse in tutto il mondo basano i loro guadagni illeciti e straordinari sull’alcol, la prostituzione e la droga, tutte cose in cui conta la dipendenza di chi ci rimane invischiato, così questo sistema oligarchico si basa sulla vendita di energia fossile e sui piaceri della società dello spettacolo, tutte cose che hanno creato una forte dipendenza nelle masse di coloro che votano. L’Europa scopre che le sanzioni economiche contro la Russia possono strangolare la propria economia se la Russia chiudesse i rubinetti del gas e del petrolio o se gli amici di Putin vendessero le azioni della tante multinazionali dello spettacolo mediatico e sportivo. C’è una interdipendenza che non è regolata dagli ambasciatori delle cancellerie ma da una realtà economica inestricabile.

In queste ore sembra che i colloqui di Istanbul possano portare a qualche forma di accordo provvisorio e che la Russia ammetta che l’operazione speciale debba in un modo o nell’altro trovare un epilogo entro un mese. Colpisce vedere che nel gruppo dei negoziatori ci sia anche uno di quei magnati del petrolio russo padrone di mezz’Europa amico di Putin ma raccomandato da Zerensky perché non sia troppo penalizzato dalle sanzioni occidentali.



Categorie:Politica, Ucraina

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