Le parole e la complessità

Alcune riflessioni in questa fase della guerra in cui si comincia a pensare al futuro e si spera che una via d’uscita ci sia. Riflessioni ancora una volta legate all’uso delle parole in una situazione estremamente complessa oltre che paurosamente apocalittica.

Piccolo cabotaggio del dibattito italiano

Qui in Italia ora si discute se aderire o no alla richiesta di incremento delle spese militari. Quali? Quelle immediate per aiutare gli ucraini o quelle da impostare in prospettiva per un futuro più lontano? Quali? Quelle richieste dagli americani nell’ambito della Nato o quelle da investire in un esercito europeo di difesa comune? Le spese nazionali per essere più forti in un mondo che si sta riarmando e che è sempre più nevroticamente ostile? Già questo mio elenco è un schematizzazione eccessiva, le cose sono più sfumate e più complicate se si considera che ogni forza politica propone un soluzione che ritiene possa fruttarle maggior consenso elettorale. E’ il caso di Conte che ha fatto una piccola battaglia personale nelle dinamiche interne del suo partito, è il caso della Meloni che cavalca il riarmo come spina nel fianco della maggioranza di governo e della maggioranza nel proprio schieramento di centro destra.

Guerra fratricida, aggressione ed invasione.

Qual è il ruolo delle parole in questi dibattiti? Isoliamo il problema della difesa comune europea cioè di un esercito europeo con un suo stato maggiore autonomo e che dovrebbe rispondere … a chi alla Commissione? al Parlamento? al Consiglio europeo? Per difenderci da chi? dalla Russia? dall’America, dalla Cina, dai paesi poveri che ci circondano? E veniamo alle parole che stiamo usando per definire questa Guerra – Operazione militare speciale. Alcuni nel parlarne sottolineano il carattere fratricida interno all’antico impero zarista e al vecchio sistema sovietico, altri ne vedono soprattutto l’aggressione di un sistema forte contro un territorio autonomo e sovrano per depredarlo delle sue ricchezze. Nel futuro il problema dell’Europa saranno le guerre fratricide tra i popoli che ora sembrano volersi federare o l’aggressione che dall’esterno potrebbe voler depredare i nostri beni? Sono prospettive radicalmente diverse che ci possono sembrare variamente probabili a seconda di come noi interpretiamo la guerra in corso.

Torniamo ancora al ruolo sottile delle parole nelle analisi di questi giorni.

Scostamento di bilancio, sinonimo di deficit e debito aggiuntivo.

Ieri, nei distinguo retorici che alla fine della giornata avevano riappacificato la maggioranza intorno a Draghi, oltre alla doverosa distinzione tra gli aiuti immediati agli ucraini e il riarmo da incrementare nei prossimi anni, è stato introdotto una precisazione sul caso in cui si adotti uno scostamento di bilancio per finanziare il riarmo oppure no. Ovviamente se si rinuncia allo scostamento di bilancio, ovvero al ricorso a nuovo debito, il reperimento delle nuove risorse per le armi si deve fare tagliando qua e là il bilancio corrente, forse il reddito di cittadinanza, oppure aumentando le entrate che notoriamente si ottiene incrementando le tasse. Ovviamente i politici preferiscono il debito per finanziare le nuove armi, è stato fatto con il Covid e non è successo niente, perché non continuare a farlo anche per il nuovo esercito?

Sono certo che la metà degli ascoltatori di queste notizie non hanno colto questi distinguo e non si sono chiesti perché gli investitori stranieri, che in prospettiva potrebbero essere nostri nemici, dovrebbero finanziare tale debito per il riarmo comprando i nostri titoli? non si sono chiesti se in questo momento in cui vi è una fiammata inflazionistica, sia prudente incrementare ulteriormente il proprio debito pubblico garantito da istituzioni internazionali che potrebbero svanire come neve al sole (l’Unione Europea).

Le guerre economiche

La guerra economica scatenata come rappresaglia e arma di pressione dall’Occidente nei confronti della Russia di Putin fa capire molto bene quanto la forza della finanza sia effimera: la finanza è una rete così diffusa ed inestricabile che sparare su una borsa o su una moneta equivale a schiacciarsi i c***ni tra due sampietrini, come le cronache di questi giorni dimostrano. Il riarmo europeo, se effettivamente necessario e se sarà adottato, deve passare per un finanziamento interno con risorse proprie dei risparmiatori europei. Ricordate la storia delle fedi d’oro raccolte per la patria? o le obbligazioni irredimibili emesse per la guerra in Etiopia? Mentre ha senso fare debito sul mercato internazionale per costruire un ponte o un’autostrada o costruire scuole, bisogna saper pagare a piè di lista, prima o poi, le spese per la guerra. Diventare più forti militarmente perché si dispone di più missili o più carri armati non basta se si è più ricattabili dal punto di vista economico e finanziario per la penuria di energia e di materie prime e per troppo debito pubblico sul mercato. E’ su questo che la magia del Beato Mario da Francoforte sta diventando inefficace: è finito il tempo della distribuzione di mezzi di pagamento, ricomincia la fase in cui chi ha di più deve dare di più perché la ricchezza non si crea dal nulla, gli Stati la devono ridistribuire equamente. La forza di Putin e della Russia non sta nel suo esercito un po’ sgangherato ma nel suo debito pubblico molto piccolo e nella sconfinata riserva di beni essenziali da vendere a un mondo che pagherebbe qualsiasi prezzo per sopravvivere. Forse è questo che gli ucraini dovrebbero capire, l’orso russo che ha dato una zampata scomposta e inefficace ha molte energie di riserva per resistere a lungo nella tana in cui si va rifugiando. Chi cederà per primo? Cosa succederà dopo le elezioni americane e dopo quelle francesi? La guerra del Donbas potrà continuare altri 8 anni come è già accaduto rimanendo confinata allo stato di guerra regionale, magari con Odessa rimasta ucraina nuovo porto efficiente per le esportazioni di granaglie dall’Ucraina?

Non so immaginare cosa possa aver detto di nuovo Draghi a Putin. Draghi è molto debole ed isolato ma questo forse gli consente di dire parole che altri non sanno dire come ad esempio illustrare le conseguenze economiche delle scelte che si fanno in queste ore. Come immaginavo nel post Le parole e la guerra sul piatto della bilancia per una uscita onorevole da questo vicolo cieco c’è anche la fine delle sanzioni economiche contro la Russia, ma il moralismo guerrafondaio di queste ore difficilmente lo permetterà.



Categorie:Politica, Ucraina

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