Le scelte e la complessità

Mi perdonerete se questi miei post sono diventati giornalieri ma in una situazione così confusamente allarmante si cerca di riflettere e di capire; mi piace condividere sperando in un contraddittorio.

Riparto dall’ultima questione affrontata nel precedente post, quella delle guerre economiche. Ingenuamente pensavo che Draghi fosse stato capace di aprire qualche varco nell’idea di Putin che le forniture di gas dovessero essere pagate in rubli. In fondo il solo annuncio da parte di Mosca aveva già riportato la loro moneta ai livelli anteguerra. In serata, dopo la conferenza stampa di Draghi, Putin aveva ribadito l’intransigenza sul rublo facendo però capire che se proprio non riuscivamo a racimolare sul mercato rubli a sufficienza, e non potevano essercene poiché le potenze occidentali avevano deciso di non vendere più niente alla Russia, le pochissime banche russe che non erano state bloccate dalle sanzioni potevano aprire conti intestati ad aziende occidentali di paesi non ostili per depositare dollari e euro e le banche avrebbero potuto gestire il cambio in rubli nel mercato interno pagando le forniture per conto degli importatori occidentali. Insomma Il vantaggio possibile nei cambi sarà a favore del sistema russo. Ovviamente a questo punto sarà interesse degli occidentali non speculare sul rublo provocandone la caduta.

Non sono certo di aver capito benissimo i complicati meccanismi finanziari in gioco ma la mia impressione è che coloro che hanno progettato questo tipo di sanzioni economiche siano stati dei moralisti imbecilli. Si è ritenuto che il default finanziario potesse essere la causa di un impoverimento verticale della Russia senza ricordare che una variabile fondamentale negli equilibri finanziari è la bilancia dei pagamenti cioè il dare e l’avere del sistema rispetto all’esterno. La Russia, con i soli giacimenti, con le sue riserve energetiche e con i buoni rapporti con tutto ciò che non è Occidente, è certa di avere per moltissimo tempo la bilancia dei pagamenti in attivo indipendentemente dal gas venduto a noi.

Mi rendo conto di aver usato una espressione un po’ forte per essere un cittadino non esperto, ma ugualmente cerco di argomentare la mia posizione. Nelle decisioni prese in Occidente come arma di pressione prima del conflitto e poi come rappresaglia in aiuto degli ucraini ha prevalso una concezione moralistica che ha ritenuto di punire soprattutto gli oligarchi amici di Putin. Qualcuno ha pensato che sequestrare i panfili dei Russi avrebbe attirato la simpatia delle masse private di questi privilegi senza riflettere sul fatto che i ricchi sarebbero diventati un po’ meno ricchi (provvisoriamente) mentre i poveri avrebbero sofferto la fame e Putin poteva diventare l’emblema della lotta contro il capitalismo occidentale che affama le masse. E così è stato, visti i livelli di consenso a Putin che in questi giorni sembrano provenire dai cittadini russi. L’imbecillità sta nel fatto che l’approccio alla questione è stato rigida e meccanicistica assumendo come certi quegli effetti, osservati normalmente, di alcune scelte finanziarie sul sistema economico. Purtroppo in una situazione ad alta complessità come quella attuale in cui interagiscono il consenso politico, gli interessi economici, i risultati militari sul campo, le ideologie e le religioni ogni scelta può aver degli esiti imprevisti o addirittura imprevedibili. Come Putin ha ritenuto certa la caduta immediata dell’ex comico di Kiev, ed era la cosa più probabile e ragionevole da prevedere, così gli occidentali hanno pensato che affamare la Russia allungando le guerra e le sue conseguenze, chiudere i commerci dei principali prodotti del lusso russo, avrebbe costretto Putin a più miti consigli. Gli occidentali non hanno capito che, oltre ai morti e alle distruzioni dell’Ucraina, il blocco delle esportazioni di granaglie avrebbe affamato intere nazioni destabilizzando vaste zone del pianeta. Ma Biden, abbagliato dalla sua intelligence, contava su un colpo di stato o su l’avvelenamento del nuovo Hitler per chiudere la partita. La visione moralistica persisterà anche nella fase negoziale per cui, diversamente da quanto auspicherei, le sanzioni non verranno scambiate con l’uscita dei carri armati dall’Ucraina a rimarranno per un tempo indefinito come punizione divina per l’atroce invasione dell’Ucraina.

Ieri sera dalla Gruber, Applebaum, una giornalista americana naturalizzata polacca, esperta di cose russe proclamava l’assoluta necessità di giungere alla vittoria degli ucraini sui russi, senza sconti di alcun tipo per cui l’aiuto ai combattenti doveva essere sempre più intenso ed efficace, a qualsiasi prezzo. Un brivido è corso lungo la mia schiena.



Categorie:Politica, Ucraina

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