Crimini in guerra

Forse ci siamo già assuefatti alla guerra ucraina, l’emozione iniziale, la paura e l’allarme gradualmente si stanno stemperando rispetto all’allarme crescente per la nostra economia vacillante, per l’inflazione galoppante e per la sempre più chiara precarietà dell’Occidente.

I TG stanno alternando le notizie frapponendo i reportage dal fronte e i fatti correnti ma la nostra attenzione funziona come con la pubblicità nei film, ci distraiamo per qualche momento proprio sulle immagini dell’Ucraina. Almeno a me accade questo sempre più di frequente, rimango in attesa di notizie positive e non ne arrivano anzi peggiorano di giorno in giorno ed allora è meglio distrarsi seguendo la nostra cronaca nera.

La democrazia non è un monolite

L’elezione plebiscitaria di Orban in Ungheria e del presidente serbo, entrambi filo Putin dichiarati e critici con la politica europea filo Ucraina, è un grave campanello di allarme: la democrazia non è un monolite immodificabile, essa è soggetta a periodici rimescolamenti delle carte dettati anche dall’irrazionalità delle emozioni del popolo sovrano. Domenica prossima votano i francesi e il vantaggio di Macron in queste ore si è ridotto pericolosamente in favore di Le Pen. L’obiettivo di scardinare il monolite europeo da parte della Russia di Putin non è affatto superato perché proprio le forze politiche europee che Putin ha finanziato e titillato in questi anni sono vive e vegete e potrebbero ribaltare la situazione in Europa in modo radicale. Gia la destra italiana alza la voce contro Bruxelles perché l’Europa dovrebbe risarcire i danni provocati al sistema economico italiano dalle sanzioni imposte contro la Russia; cosa farà il popolo sovrano quando scoprirà che senza i combustibili fossili russi dovremo stringere la cinghia e rinunciare al condizionatore estivo e al termosifone invernale? La colpa è dell’Europa … diranno.

L’Occidente sotto accusa

Si sta diffondendo a destra e a sinistra un sentimento antiamericano sempre presente come un fiume carsico nella nostra società: facile constatare che Biden si comporta come l’antagonista vero di Putin senza però rischiare la vita dei suoi giovani e compensando con le vendite del proprio gas i danni della guerra economica in atto, parallela alla guerra di sterminio sul campo. La nostra destra, ma anche la sinistra pacifista, covano vecchi risentimenti verso gli americani che facilmente possono riemergere. Zelensky cavalca l’immagine di eroe puro e invincibile aggredendo verbalmente tutti coloro che potrebbero essere suoi alleati e che lo sono nei limiti della ragionevolezza, considerati i rischi di un aggravarsi della situazione militare. Fà l’iconoclasta criticando pesantemente tutte le democrazie occidentali che, anche per effetto della loro cattiva coscienza, gli danno uno spazio mediatico che in una guerra in atto difficilmente viene riconosciuta a una parte in causa. L’attacco all’ONU, le minacce all’Unione Europea, l’atteggiamento ricattatorio per cui o si fa come lui ha deciso oppure questa situazione peggiorerà o, nella migliore delle ipotesi, si prolungherà nel tempo sfiancando tutti, in primis l’Occidente che ha bisogno dell’energia per sopravvivere.

Crimini di guerra, guerra criminale

In questi giorni l’attenzione è tutta centrata sui crimini di Bucha e degli altri quartieri di Kiev abbandonati dagli invasori russi che forse si stanno dirigendo a dar manforte negli scontri nel sud est con epicentro Mariupol. Gli ucraini chiedono la messa in stato di accusa dei russi e di Putin per crimini di guerra ma dimenticano che anche loro non avevano a suo tempo aderito al trattato per la costituzione del tribunale dell’Aia. Simili accuse sulla regolarità di operazioni militari sono state sollevate circa la guerra civile ucraina scatenata contro la secessione delle repubbliche del Donbas? So bene che il mio lettore dirà che anch’io faccio parte dei filo Putin se evoco la guerra civile ucraina durata 8 anni con 12.000 morti ma una via di pace deve basarsi su una onesta ricostruzione della verità storica, almeno di quella in cui i protagonisti sono ancora viventi. La questione è che la guerra in sé è un atto criminale e che provoca in coloro che sono coinvolti, anche nelle vittime, comportamenti crudeli e vendicativi e atteggiamenti disumani. La guerra è un crimine contro l’umanità da cui si esce solo con una vittoria di una parte e che diventa pace stabile se ci si perdona reciprocamente per un ideale positivo o per realistica convenienza. L’insistenza martellante con cui le immagini dei civili freddati dalle truppe russe in ritirata consente all’Occidente di inasprire le sanzioni, di intensificare il proprio intervento e, a livello mediatico, di fomentare l’opinione pubblica contro l’invasore russo. Biden e Zelensky sanno bene che la minaccia di un processo per crimini di guerra contro Putin e contro le sue armate non frenerà le operazioni militari in atto anche perché non sarà legalmente realizzabile neanche a guerra finita. Ma questa insistenza ha un effetto ovvio: tutte le altre operazioni militari realizzate dalle due parti sembrano più accettabili perché rispettano le leggi formali delle guerre, quella di uccidere in qualsiasi modo il nemico armato, con o senza divisa.

La Russia di Putin

In questi giorni ho iniziato a leggere il libro di Anna Politkovskaja La Russia di Putin. Sono ancora ai primi capitoli, quelli dedicati all’esercito russo e ai crimini avvenuti nella seconda guerra cecena. Le analogie con la guerra in atto sono agghiaccianti. Allora erano operazioni militari anti terroristi ora sono operazioni militari anti nazisti. La crudeltà e l’efferatezza dell’apparato militare presentato come un sistema feudale di potere che schiaccia le giovani reclute ridotte a servi sotto ufficiali e generali ubriaconi, violenti, maschilisti e incapaci, sussiste con un sistema di potere corrotto il cui nerbo sono i servizi segreti, affiancato da un sistema giudiziario inefficiente e sottoposto al potere politico, su cui regna un personaggio inquietante come Putin. Il libro si può leggere come un romanzo popolato da personaggi tragici, vittime sballottate da una prigione all’altra, sottoposti a violenze, botte e gratuite sevizie. Leggevo quanto scritto nel 2004 dall’eroica giornalista due anni prima di essere uccisa e avevo negli occhi le immagini di Bucha; tutto appariva chiaro e coerente, una antica crudeltà che cova nel profondo di un sistema arcaico che ha trovato in Putin un cupo interprete contro un mondo nuovo che sta nascendo tra mille contraddizioni.



Categorie:Politica, Ucraina

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