Einaudi, l’Europa e la guerra

L’amico Antonio Pileggi ha condiviso oggi un suo articolo Parole e numeri della Costituzione da cui traggo la conclusione che mi sembra molto pertinente rispetto al 25 aprile che celebriamo in un momento in cui siamo sull’orlo di una terza guerra mondiale. Le parole di Einaudi meritano una riflessione attenta.

GIURAMENTO DEI MINISTRI STRETTA DI MANO TRA ALCIDE DE GASPERI E LUIGI EINAUDI 26 LUGLIO 1951. ANSA

Europa 

È una parola che è dentro l’orizzonte politico, una parola che rappresenta l’entità alla quale siamo legati non per fare guerre, ma per costruire il vero progresso della civiltà umana: Europa.

È una parola che è dentro l’orizzonte politico intravisto da tanti padri costituenti. Mi limito a riportare, al riguardo, alcuni passaggi del discorso di Einaudi all’ Assemblea Costituente del 29 luglio 1947 per la ratifica del trattato di pace.

Un discorso che sa guardare al prima e al dopo dei primi passi per costruire l’Europa unita. “Quell’Europa una, che era stata, in varia maniera, l’ideale di poeti e pensatori da Dante Alighieri ad Emanuele Kant e da Giuseppe Mazzini”.

Einaudi ci avverte che “non è vero che le due grandi guerre mondiali siano state determinate da cause economiche”… “vero è invece che le due grandi guerre recenti furono guerre civili, anzi guerre di religione e così sarà la terza”… “diciamo alto che noi riusciremo a salvarci dalla terza guerra mondiale solo se noi” saremo capaci di operare “per la salvezza e l’unificazione dell’Europa.”… “L’Europa che l’Italia auspica, per la cui attuazione essa deve lottare, non è un’Europa chiusa contro nessuno, è un’Europa aperta a tutti, un’Europa nella quale gli uomini possano liberamente far valere i loro contrastanti ideali e nella quale le maggioranze rispettino le minoranze e ne promuovano esse medesime i fini fino all’estremo limite in cui essi sono compatibili con la persistenza dell’intera comunità. Alla creazione di questa Europa, l’Italia deve essere pronta a fare sacrificio di una parte della sua sovranità.” Questa “visione” non è una idea di subalternità, ma la consapevolezza di un vero statista. Infatti  chiarisce che “scrivevo trent’anni fa e seguitai a ripetere invano e ripeto oggi, spero, dopo le terribili esperienze sofferte, non più invano, che il nemico numero uno della civiltà, della prosperità, ed oggi si deve aggiungere della vita medesima dei popoli, è il mito della sovranità assoluta degli stati. Questo mito funesto è il vero generatore delle guerre; esso arma gli Stati per la conquista dello spazio vitale; esso pronuncia la scomunica contro gli emigranti dei paesi poveri; esso crea le barriere doganali e, impoverendo i popoli, li spinge ad immaginare che, ritornando all’economia predatoria dei selvaggi, essi possano conquistare ricchezza e potenza. In un’Europa in cui ogni dove si osservano rabbiosi ritorni a pestiferi miti nazionalistici, in cui improvvisamente si scoprono passionali correnti patriotti che”… “urge compiere un opera di unificazione.”

A Maggio del 1948, dopo pochi mesi dal discorso di pace per la pace e per l’unità dell’Europa come vera concreta “visione” politica, Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica, il primo Presidente a Costituzione vigente.



Categorie:Politica, Ucraina

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