In queste ore si discute, a colpi di bozze di decreti preparate in pochi giorni, della realizzazione di decine di centri per la detenzione di coloro che, non avendo diritto all’asilo, sono destinati al rimpatrio. Si discute con una certa leggerezza anche del trattamento dei minori e della possibilità di stabilire l’età con procedure antropometriche se si avesse il sospetto che un immigrato senza documenti possa declinare dati falsi per pura convenienza visto che i minori non accompagnati non possono essere rimpatriati. La prima volta che ho sentito la parola antropometria ho avuto un sussulto ed ho pensato ai medici nei campi di sterminio nazisti.

Ho finito in questi giorni di vedere in streaming su Netflix Mare fuori, serie avvincente molto bella su un Istituto per la detenzione minorile a Napoli, e la stessa Netflix mi ha proposto una serie analoga australiana centrata su un campo di detenzione per immigrati illegali. Il titolo della miniserie di 6 puntate è Stateless, si basa su vicende reali di persone che, private della loro identità d’origine, si ritrovano in un campo di detenzione australiano.
Colpiscono le forte analogie con la nostra situazione ma decentrarsi e capire che ci troviamo di fronte a una tragedia epocale globale non ci consola anzi ci preoccupa di più nella misura in cui i nostri politici ne fanno un motivo di scontro elettorale.
Il film mostra come anche un approccio formalmente rispettoso dei diritti individuali, bene amministrato con una burocrazia attenta, possa diventare comunque disumano e crudele a causa di comportamenti individuali dei gestori che nessuna norma burocratica può impedire. E se gli anglosassoni australiani sono così maldestri nell’affrontare questo problema quanto possiamo sperare dalle nostre istituzioni italiane così malconce e mal dirette?
Vale la pena di vedere la serie, e capire perché centri di detenzione amministrativa facilmente possono diventare campi di concentramento.
Categorie:Politica, Social e massmedia
Istituto Luce
Cambio di regime e media
Saputelli
Le ragioni del voto
Non ho visto la serie su Netflix e a breve vedro Mare Fuori.
Il tuo discorso affronta temi tanto importanti e urgenti, quanto estremamente dolorosi per chi vi è coinvolto direttamente, e non solo.
Ieri ho ripreso un libro che era stato presentato alla Fondazione Basso a giugno del 2018 e che mi aveva sconvolta, perchè parla di storie passate, terribili e tristemente conosciute, che non devono essere dimenticate, ma anche di storie attuali ugualmente tristi, disperate ed estremamente ingiuste.
Il titolo è: “Il controllo delle straniero – I ‘campi’ dall’Ottocento a oggi” a cura di E. Augusti, A. M. Morone e Michele Pifferi, Ed. Viella. Lo presentarono alla fine di un ciclo di seminari (genn/giugno 2018) pubblici e gratuiti, offerti dalla Fondazione, e che io frequentai. Il tema era “Sulle rotte dei Migranti (…)” . Scrissi decine e decine di appunti che, alla fine, ricomposi in tre articoli che il mensile Left mi pubblicò sul suo sito, Left.it
A distanza di 5 anni molte situazioni descritte nel libro non sono state risolte ma, sono purtroppo estremamente peggiorate. Ciao!
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raimondo, scusami, ma il messaggio sopra è mio, non capisco come mai risulti anonimo visto che sono registrata con il mio nome e cognome, forse in quel momento la linea era assente, non so dire … ciao Rosalba
da: nellamentenelcuore.blog
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Grazie, effettivamente proprio oggi un’altra amico mi ha detto che trova difficile intervenire con commenti. Purtroppo non ho saputo dirle come fare.
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