Leggere per capire

Ieri me la sono presa con chi diffonde inutili allarmismi sulla rete. Oggi, visto che il testo del decreto sulla scuola è stato pubblicato, sono andato  a controllare se le cose che avevo detto erano fondate. Cito:

Art. 16  (Formazione del personale scolastico) 
1. Al fine di migliorare il rendimento della didattica, particolarmente nelle zone in cui i risultati dei test di valutazione sono meno soddisfacenti ed e’ maggiore il rischio socio-educativo, e potenziare le capacita’ organizzative del personale scolastico, per l’anno 2014 e’ autorizzata la spesa di euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell’ambito di finanziamenti di programmi europei e internazionali, per attivita’ di formazione obbligatoria del personale scolastico con particolare riferimento: ….

Questo testo conferma quello che sostenevo ieri anche se, inserendo la dizione obbligatoria accanto a formazione, non si capisce se si intende circoscrivere l’intervento a quelle fasi della formazione che sono già obbligatorie o se tutta la formazione diventa per effetto del decreto obbligatoria. Se non ricordo male, la formazione in servizio è un diritto-dovere disciplinato dalla contrattazione sindacale per cui il decreto non potrebbe modificare quanto convenuto dalle parti in sede contrattuale, ferma restando la possibilità per lo Stato di definire obiettivi e contenuti della formazione.

Ma leggendo il decreto, seppur velocemente poiché ormai queste cose non mi riguardano più direttamente, ho avuto un moto di rabbia e sono un po’ sconsolato.

Facendo il preside mi ero abituato a leggere testi legislativi complessi ma in due anni di sane letture di gialli e di manuali di cucina ho perso l’abitudine e la pazienza. 26 pagine di codicilli, di rimandi, di piccole modifiche di testi di altre leggi in cui si modifica una preposizione, un aggettivo, si aggiunge una frase, si cambia una data, non si chiarisce il contenuto di cui si parla perché è implicito nella legge o nel comma citato, queste 26 pagine sono illeggibili. Mi  chiedo come faccia un poveretto che deve attuare le leggi a sapere con certezza qual è la versione più recente, quella definitiva.

Il decreto è un documento omnibus in cui c’è di tutto, tutto quanto aspettava nei cassetti del Ministero perché raccoglieva  piccoli e grandi problemi risolubili con una migliore stesura delle tante leggi che affollano la nostra normativa. Arriva il nuovo ministro e le si presenta un bel pacco di problemi, grandi e piccoli, del tutto eterogenei. Se il ministro fa capire che è disponibile e fare qualcosa senza grandi velleità riformatrici, allora il giorno dopo il dossier raddoppia imbarcando  altri problemi mai risolti e che attendono magari da anni.

Nelle pieghe di tale dossier di piccoli problemi di gestione e di amministrazione si inseriscono però delle scelte apparentemente neutre ma che invece orienteranno il sistema in modo sostanziale.

Una di queste è l’articolo 17 riguardante la selezione del personale dirigente della scuola. Come è noto il ministero ha difficoltà a gestire la selezione del personale per cui ha consentito che nel tempo si formassero schiere di precari disperati, raramente realizza concorsi seri ed efficienti, costringe anche i migliori e più motivati a invecchiare dietro a graduatorie, a prove annullate, a contenziosi. Non c’è un concorso uguale al precedente, non esiste una tradizione consolidata di regole e di procedure che rassicuri i concorrenti. Ciò è accaduto anche nel concorso per dirigenti della scuola: i due che sono stati fin qui realizzati avevano dei difetti che hanno richiesto interventi correttivi durante l’espletamento. Il primo, quello che feci io, si rivelò troppo lungo e farraginoso per cui, per non ritardare le nomine per un altro anno furono semplificate all’ultimo momento le prove selettive finali previste alla fine dell’anno di formazione, il secondo concorso, pensato come un percorso più veloce ed efficiente  grazie ad una prova oggettiva preselettiva, si è arenato sulla trasparenza di buste che dovevano assicurare l’anonimato delle prove scritte per cui in alcune regioni le prove devono essere ricorrette e rifatte le nomine. Nell’articolo 17 oltre all’adozione di  alcuni provvedimenti finalizzati alla gestione dell’emergenza determinata da tale ritardo,  si riforma ancora una volta la procedura concorsuale senza che sul problema sia stata effettuata una riflessione pubblica condivisa e che vi sia stato un confronto con le rappresentanza sindacali. Ebbene, si decide che l’anno di formazione selettivo dei dirigenti scolastici sia realizzato dalla Scuola Nazionale di amministrazione, che presumo abbia poche sedi, e si prevede che i concorrenti debbano partecipare a proprie spese. (Dovranno pagare anche per poter partecipare al concorso!! sarà questa la prima prova preselettiva per avere meno concorrenti?) Immagino quanto sia felice il vincitore di Trieste o di Trapani. Ho il terribile sospetto che i formati all’alta scuola di amministrazione saranno un po’ più ‘curvati’ sulle questioni giuridico amministrative … nuovi efficienti burocrati che andranno in giro paragonandosi ai burocrati francesi che escono dall’ENA, gloria e vanto della Francia gollista.

Insomma un decreto da leggere con attenzione, senza allarmismi ma con spirito critico.

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