Se mancano le parole

Quando si è stanchi, quando si è tesi, quando si è vecchi non vengono le parole con la stessa scioltezza di quando si è in piena forma.

Ho seguito sia su internet sia in televisione su Rai News 24 il pomeriggio fatidico di ieri in cui il segretario neo eletto del partito democratico si è incontrato con il segretario ancora in libertà di Forza Italia. La segreta speranza di ciascuno era che fosse un successo, che miracolosamente ne uscisse un accordo risolutore che ci faccia uscire da questo stallo istituzionale in cui il sistema sembra piombato.

Dell’incontro nessuna immagine, i fotografi fuori dalle sale in cui i due leader si incontravano, ammassati in strada ad aspettare, a spiare qualche fugace segno rivelatore di ciò che stava accadendo. Altro che streaming in diretta, nemmeno le foto dell’ambiente con l’extra omnes quando si comincia a lavorare, un cerimoniale adottato ovunque quando accade un evento importante. Così nelle due ore del colloquio circolavano le foto di Renzi che da solo con una borsa di pelle in mano, con una camicia bianca stirata di fresco, con una cravatta scura e un look da uomo di stato prende il treno a Firenze, arriva alla stazione Termini, prende un taxi e arriva con pochi minuti di anticipo nel luogo dell’incontro.

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Cura dell’immagine ad uso populista per attrarre consensi ma per i non populisti una ammissione di debolezza e di improvvisazione: un padrone di casa che riceve un amico, o un nemico, a casa propria sta in casa per preparare la scena, per verificare che tutto sia a posto. Arrivare pochi minuti prima di Berlusconi rischiando un ritardo se il treno avesse avuto un problema significa comunicare una estraneità rispetto alla sua stessa casa, il partito democratico. Alla fine il barone di Arcore esce con la sua carrozza  scortata da un grande SUV carico di bodygard da una uscita secondaria e non si concede ai giornalisti. Si improvvisa una conferenza stampa alla quale il segretario DEM, non fidandosi forse del suo portavoce, si sottopone con aria scanzonata e vivace. Poco tempo perché mi parte il treno tra breve. Poche parole senza leggere un testo ma l’eloquio non è il solito, piccoli inciampi ed incertezze. Non sembra il solito Renzi che buca lo schermo. Sembra stanco e provato, si è tolto la cravatta ed è frettoloso. Chiama i giornalisti per nome e sembra dire: accontentatevi, non c’è nulla di risolutivo e definitivo, aspettate la direzione di Lunedì.

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Renzi ha sbagliato la prima mossa con il grande vecchio della politica italiana: il barone di Arcore ha detto sì a tutto, riforme costituzionali comprese e ovviamente una legge elettorale che faccia fuori i piccoli partiti. Ma caro Renzi, dice lui, giù le carte, fammi sapere con chiarezza cosa volete voi veramente, fatti approvare uno dei tanti modelli di cui si parla e poi vedremo, vedi non vorrei che finisse come con Bersani con cui mi ero accordato sul nome di Marini, io l’ho votato e voi no. Va bene caro Renzi, noi votiamo la revisione costituzionale e sappiamo che ci vuole tempo, rinunciamo all’election day di maggio, Enrico Letta rimane al governo fino al 2015 così io avrò il tempo di ricostituire le fila del mio esercito e ci scontreremo ad armi pari. Così dicendo, il saprofita pensava: se tu sopravviverai alla batosta delle europee, perché nel PD non hanno pietà per i perdenti.

Oggi le ricostruzioni degli eventi sono le più varie, ciascuno si adatta agli eventi tumultuosi ed adatta le interpretazioni alla propria situazione. In particolare Letta, che ieri pomeriggio sembrava il grande sconfitto come fosse tramortito su un letto di ospedale come Bersani, silente e assente, senza entrare in polemica, dichiara che per lui va tutto bene, occorre però fare presto, caro Renzi ora tocca a te far lavorare celermente il Parlamento, noi del governo ci dobbiamo occupare d’altro. L’immagine che la mia amica Rosi ha dato dell’atteggiamento di Letta è molto verosimile.

Perché Renzi ha cercato questo incontro imbarazzante con un personaggio pregiudicato che dovrebbe andare in pensione o essere rottamato o essere rinchiuso? Perché non ha cercato di trovare l’accordo nella maggioranza esistente, perché ha molestato malamente Grillo proponendo un accordo prendere o lasciare? perché non ha stabilito che le delegazioni trattanti fossero costituite dai segretari accompagnati dai capigruppo parlamentari? perché trattare tu per tu ma pomposamente con un dispiego di forze esagerato e spettacolare? forse perché la possibilità di ridurre all’obbedienza i suoi più riottosi passa per un accordo elettorale con l’antico nemico che di fatto impedisce le scissioni? Ingenuità di un presuntuoso o tattica intelligente di un grande stratega?

Nelle prossime settimane vedremo. Intanto il tenero virgulto sta rischiando le sue coronarie con ritmi di lavoro sovrumani. “Beato quel popolo che non ha bisogno d’eroi”, ci ha ammonito Bertold Brecht.

3 thoughts on “Se mancano le parole

  1. Ottima analisi. Condivido tutto. Aggiungerei soltanto alla prima riga del penultimo capoverso dopo la parola “personaggio” l’inciso “e per giunta pregiudicato” tanto per non dimenticarsi.
    Bella l’analisi dei comportamenti molto più illuminanti della mancanza di parole.

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  2. Ciao Raimondo, purtroppo le mie analisi molto dirompenti sia nei confronti del PD, sia di Renzi si stanno avverando . La scissione mi sembra ormai prossima. Con Renzi ed i suoi finanziatori, non occulti, con i quali in 18 mesi ha messo a punto l’OPA ostile che gli ha permesso di comprare il partito con pochi spiccioli é finita, come doveva, un’unità dubbia e mai completa.
    Al di là della tua stessa analisi che condivido.
    Quando considero, scrivendolo , Renzi un fantoccio intendo affermare che non solo é riuscito a rompere definitivamente il partito, ma ciò che é peggio contribuisce alla deriva popoulista e alla vittoria del M5S a causa del distacco quasi unanime dei potenziali elettori della sinistra , della base , da questa ennesima prova di dicotomia tra segreteria , parlamentari e dirigenti e la periferia ed il territorio.

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