Torno sulla questione del 66% cercando di chiarire meglio alcune mie affermazioni precedenti. Innanzitutto non sono contrario il linea di principio alla valorizzazione del merito e della competenza, la questione è di capire se ciò che prevede il documento governativo sulla scuola buona sia fattibile e se agisca nel senso sperato.
Come costruire la graduatoria. Difficile immaginare che se si vogliono considerare tutti gli aspetti previsti, crediti didattici, formativi e professionali, si possa disporre di una procedura oggettiva, non sarà possibile enumerare fatti semplici ma occorrerà pesare opportunamente aspetti aventi valore diverso: se si vorrà essere oggettivi si dovrà semplificare l’elenco a spese di una scala più pregnante se si vorrà essere pregnanti considerando adeguatamente tutti gli aspetti di una professionalità complessa si avranno punteggi meno affidabili e più contestabili. È la stessa questione sollevata sulla affidabilità dei punteggi dei test rispetto ai voti dei temi d’italiano.
Quindi, qualsiasi sia la procedura adottata, piú o meno precisa, un errore di misura sarà comunque presente, come la fisica ci spiega. L’effetto pratico di un errore di misura è che nell’intorno del valore soglia, quel valore che separa il 34% dal 66% ci saranno alcuni che si trovano nel gruppo sbagliato, alcuni prendono l’incentivo e non dovrebbero, altri che lo meritano non lo prenderebbero. La quantità di docenti trattati ingiustamente dal meccanismo determina il potenziale frustrante dell’operazione. Se da un lato si premia e si incentiva dall’altro si deprime e si frustra. E la categoria è già abbastanza delusa e indignata. Allo stato attuale delle conoscenze e stando al testo governativo la cosa non promette bene. Un procedimento del genere si potrebbe discutere ed adottare solo se fosse stata operazionalizzato e validato in modo scientifico. Per capire il problema si pensi che da almeno dieci anni si dovrebbe effettuare la valutazione dei dirigenti scolastici costruendo graduatorie del personale in servizio e non ci si riesce.
Ma Renzi ha detto che non vuole ascoltare più i tecnici, c’è il primato della politica, ora va di moda la competizione come Marchionne insegna, come Bruxelles e FMI esigono e il governo prontamente offre un mirabile e impressionate esempio di efficienza adottando per quasi un milione di dipendenti pubblici l’avanzamento per merito. Non sarà fattibile? problema di chi verrà dopo i 1000 giorni … o fra due mesi. E se funzionasse, il tenero virgulto regnerà per un ventennio come tutti i predestinati della storia.
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Categorie:Cultura e scuola
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