Libertà, condizionamenti, determinismo

Questa mattina cercherò di raccontarvi una riflessione un po’ complicata che nasce dalla temperie di questi giorni strani e difficili.

Ieri ho passato la mattinata a riordinare i video che sto digitalizzando e caricando in una memoria elettronica che racchiuderà la vita dei miei figli registrata negli anni. Normalmente le scene sono molto belle, quanto eravamo belli! All’improvviso senza una ragione specifica mi sono incupito, ho cominciato a contare le persone che 30 anni fa popolavano la mia tavola e che ora non ci sono più, mi sono intristito al punto di avere un nodo alla gola come se stessi per piangere, certamente gli occhi si sono inumiditi. Che mi succede? mi sono chiesto, smettendo di lavorare al computer. Forse la notizia della scomparsa della figlia di un mio amico mi ha toccato in modo profondo, forse la precarietà della politica nazionale, forse le minacce del terrorismo, la condizione dei giovani, i terremoti valutari, le borse che ballano … Seduto sul divano ho fatto qualche respiro profondo ed ho cercato di pensare e ristabilire il controllo della ragione … in fondo se mi lamentassi io, che dovrebbero dire gli altri che soffrono realmente. Così per distrarmi con un moto inconsulto e abitudinario prendo il mio ipad appoggiato su un cuscino e comincio a sfogliare Facebook, distrattamente finché non mi cade l’occhio su una notizia: ieri era il blu day, il giorno più pessimistico dell’anno. Leggo voracemente l’articolo e scopro che uno scienziato aveva creato un modello matematico statistico e aveva determinato il periodo e il giorno più neri dell’anno, quelli in cui la gente incupisce e si deprime. Felice di essere una dimostrazione vivente della teoria, mi riprendo e mi congratulo con me stesso di essere così ‘normale’ da rispettare una ‘legge’ statistica.

Nel pomeriggio dico a Lucilla, sai stamattina ho avuto una botta di depressione e poi ho scoperto che oggi è il Blu day. Lei, forse per assecondare uno che non ci sta più tanto di testa, mi dice: due o tre giorni fa mi sono incupita anch’io oltre misura.

Fin qui i fatti. Questa mattina mi sono svegliato riflettendoci su intrecciando tante considerazioni eterogenee delle quali ne riporto solo due.

L’Europa ha alzato il vessillo della libertà come caratteristica identitaria da difendere strenuamente fino alle ultime conseguenze, libertà per l’individuo, per i capitali, per le ideologie, per le religioni, per la satira. Ma quale libertà se l’uno per cento della popolazione detiene il 50% dei beni e se milioni di persone non hanno lavoro e non possono assicurare dignità a sé e alla propria famiglia? Che c’entra ciò con il mio caso, con la mia commozione? C’entra perché l’individuo crede di controllare la propria vita, i propri sentimenti, la propria mente ma in realtà subisce l’influsso di mille piccoli e grandi eventi che lo condizionano: la pubblicità, i mass media, le amicizie, l’ambiente di lavoro, l’esito di un concorso, la casualità di un incontro. In questo quadro la superstizione, la bufala informatica letta al momento giusto quando si è sempre connessi, prendono piede e creano eserciti di individui dai riflessi condizionati.

La mia botta di depressione è legata alla morte, quella dei giovani, quella dei propri cari, quella di coloro che uccidono e si offrono al martirio dello scontro suicida. I fatti Parigi ci inseguono, mi inseguono, non tanto perché sia possibile che disordini simili accadano nei pressi di casa nostra quanto piuttosto  perché i terroristi, le migliaia di giovani europei che vanno in guerra con l’ISIS o con qualche fazione di una delle cento guerre civili sparse per il mondo, coloro che partono con le navi della speranza verso l’Europa che li respinge, sono lì a gridare che vita e morte possono avere un significato diverso dal nostro.

Capisco che qualcuno può pensare che il post non sia adeguato ad un  titolo così promettente … ma, ricordate, questo è un semplice blog di un pensionato perditempo.

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