Cigno nero

Questa mattina ho letto un articolo sui cigni neri, espressione a me ignota fino ad oggi che identifica quegli eventi eccezionali del tutto imprevedibili che possono accadere e che modificano sensibilmente il mercato finanziario e reale.

Un cigno nero è stato l’attentato alle torri gemelle, come anche la svalutazione improvvisa del rublo, la rivalutazione del franco svizzero. Eventi che in una notte cambiano il panorama in cui un risparmiatore o un finanziere si trova a fare le sue scelte.

L’articolo citava un po’ provocatoriamente, ma non senza qualche ragione, come prossimo cigno nero che può spuntare fuori all’improvviso il superamento della quota 5000 del future del cacao, il consumo aumenta, la produzione diminuisce, il prezzo sale. La rivincita dell’economia reale?

Il caso del petrolio sembra dimostrare il contrario, le riserve sotto terra stanno esaurendosi, i consumi rimangono sostenuti, il prezzo si dimezza … le guerre economiche guerreggiate anche nelle borse continuano e la cittadella assediata sembra averne perso la memoria.

Di questi giorni il dibattito sulla Grecia che non è un cigno nero, è una situazione tutta prevedibile, studiata e discussa a lungo che ritroverà una sua composizione e un aggiustamento prima che i protagonisti della disputa si facciano troppo male.

Invece un cigno nero potrebbe essere la Germania che all’improvviso in una tiepida notte primaverile tra il venerdì e il sabato in gran segreto e senza averne parlato con nessuno decide di uscire dall’Euro. Come ha fatto la Svizzera, la gente lo scopre la mattina mentre sorseggia il primo caffè. Tutti pensiamo che sia impossibile, che ormai l’economia europea è troppo interconnessa finanziariamente da non poter essere destrutturata.  In fondo si tratta solo di convertire conti e titoli nella nuova moneta tedesca, andare avanti per qualche mese come fosse una moneta elettronica in attesa che il nuovo marco ritorni a circolare fisicamente con la cartamoneta stampata dalla Bundesbank. Un euro fortemente indebolito potrebbe continuare a circolare facendo la felicità di tutti coloro che sperano nell’inflazione per tornare a produrre e a lavorare. Un cigno nero ben più pericoloso per tutti di quanto non possa essere quello spuntato dal Tigri e dall’Eufrate.

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