Violenza

Il 7 giugno presso la fondazione Sturzo è stato assegnato il premio Pirovano al libro Cattolici e violenza politica di Guido Panvini,  Marsilio Editore Venezia 2014.

Il volume ricostruisce il periodo del terrorismo degli anni ’70 indagando sulle identità di molti terroristi di destra e di sinistra con una chiara formazione religiosa che non fu rinnegata nemmeno nel momento dello scontro armato.

Durante la premiazione è stata dibattuta la questione della relazione tra violenza e religione a partire da due relazioni dei proff. Giovanni Filtrammo, docente di Storia del cristianesimo a Torino e  Paolo Branca, linguista  e islamista alla Cattolica di Milano.

Entrambi i relatori hanno cercato nella fonte delle scritture la spiegazione o la giustificazione delle violenze che lungo il corso della storia hanno segnato la presenza di queste religioni. La prima relazione ha tratteggiato una specie di tassonomia delle concezioni religiose che giustificano la violenza privata e quella collettiva delle guerre.  La seconda ha sviluppato una analisi comparativa tra testi del Corano e i testi della Bibbia che riflettono sia visioni pacifiche e serene sia condotte aggressive, violente e guerrafondaie.

L’islamista ha cercato di accreditare un pacifismo e una tolleranza della civiltà islamica che contrasta però con l’immagine che noi occidentali abbiamo del terrorismo di radice islamica.  L’intreccio tra considerazioni propriamente religiose e aspetti legati alla vita sociale delle popolazioni immersi nella storia,  considerazioni economico politiche non consentono di chiarire se effettivamente le grandi religioni monoteiste sono o potranno essere il principale fondamento della pace tra gli uomini oppure la giustificazione delle guerre più violente ed abiette.

Ascoltando le relazioni pensavo che forse avrebbe dovuto parlare anche qualcuno che rappresentasse la laicità della civiltà occidentale, quella che sembra essersi emancipata dalle chiese e dalla fede in un Dio trascendente. In fondo la destabilizzazione legata alla crisi geopolitica attuale, terrorismo violento che ritorna ad occupare le nostre notti cariche di preoccupazione del futuro, riguarda proprio le società più laiche ed agnostiche della ricca Europa. La Russia è ritornata in chiesa dopo la parentesi del comunismo ateo, l’America è un crogiolo di reazioni religiose e di settarismi ascrivibile alla adozioni delle visioni più guerriere e intolleranti della scrittura.

Molti di noi che siamo nati subito dopo la seconda guerra mondiale, che siamo stati il prodotto della sfida che i reduci hanno lanciato contro la guerra che andava ripudiata per sempre, abbiamo coltivato la speranza di un mondo senza odio e senza violenza ma ora scopriamo che la realtà contiene al suo interno i semi uno scontro perpetuo che il sentimento religioso non sa o non vuole risolvere o sopire.

Oggi mi è capitato di leggere un bell’articolo che tratteggia da un punto di vista storico questi argomenti e ne consiglio la lettura.

Nei giorni successivi a quel seminario la storia ha offerto un ricco campionario di violenza legata al pregiudizio, al settarismo, alla religione.

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