Fatti, parole, immagini

Forse sto diventando isterico, sto diventando ipersensibile alle parole, alle immagini usate dalla televisione per veicolare le informazioni. 

Spesso la sera sul tardi seguo la rassegna delle prime pagine  su RAI news 24 o su Sky o su Tg4. Sulla rete le notizie sono diffuse in tempo reale e con un certo anticipo rispetto al momento in cui apparenti pettegolezzi diventano notizie o si trasformano in notizie appositamente confezionate. 

Ieri sera sono stato colpito da tre fatti:

l’insistenza dell’uso della parola ERA da parte di più di un cronista sull’insediamento del nuovo sindaco di Roma. La cronista della Rai, con evidente trasporto ed entusiasmo ha costruito un servizio da rivista patinata per famiglie per bene in cui la fatica e le polemiche che avevano preceduto la lista degli assessori si era dissolta in un clima da festa famigliare in cui zio Dibba sprizzava gioia da tutti i pori promettendo un rapido riscatto della città dalle malefatte degli odiati partiti. Perché ERA? non avevano detto che due mandati erano il massimo? Perché si possa parlare di era Raggi minimo minimo bisogna arrivare al ventennio .. Berlusconi a fatica c’è arrivato, nessun altro dopo Mussolini. 

Non ho resistito e ho messo una battuta su Facebook, alcuni hanno condiviso la mia perplessità altri hanno reagito dicendo che mi ero innervosito, come impaurito del nuovo che avanza. Sarà certamente così. Ma in effetti a me non fa paura la Raggi ma la stampa che come una banderuola prende il verso del vento prevalente, si genuflette al nuovo padrone, lo magnifica per poi distruggerlo appena arrivano nuovi ordini di scuderia o appena la ggente si è stancata del giocattolo nuovo.

Seconda notizia riguardava il caso del giovane nigeriano ucciso a Fermo. Si trattava di una notizia delicata, grave, capace di scatenare reazioni politiche incontrollabili, come sta accadendo in queste ore negli USA. La cosa era evidente nella diversa impostazione delle tre testate televisive e nei titoli delle prime pagine dei giornali. Ascoltando con attenzione ho colto l’uso strumentale ma incerto di due parole apparentemente simili: razziale e razzista. In genere chi non voleva ammettere che nel popolo circolano pulsioni razziste e xenofobe usava la parola razziale, guai a dire che gli italiani sono razzisti, noi siamo brava gente, onesti e premurosi padri di famiglia, mai e poi mai potremmo pensare che quelli con la pelle nera sono inferiori, che i negri se ne devono stare a casa loro. Insomma il nigeriano è morto per una questione razziale non per mano di un razzista xenofobo probabilmente fascista. In effetti nelle cronache anche la parola fascista usciva con difficoltà, per non offendere nessuno.

Terza notizia riguardava l’economia. In mattinata avevo letto sulla rete che certi fondi immobiliari inglesi avevano sospeso per alcuni mesi i riscatti delle quote e che rischiavano di dover vendere i loro asset se i loro sottoscrittori avessero richiesto la liquidazione delle quote. La notizia mi era apparsa molto grave, preoccupante e mi confermava nella convinzione che il Brexit poteva avere conseguenze anche molto dolorose. Mi aspettavo di ritrovare questa notizia nei notiziari serali, invece notavo solo qualche piccolo cenno, si insisteva moltissimo sul caso delle banche italiane e su Montepaschi. Ho cercato di analizzare le notizie per immaginare cosa potesse capire chi non aveva dimestichezza con l’economia finanziaria: le banche sono messe male perché sono state mal amministrate, perché i politici ci hanno mangiato, perché l’Europa fa questi maledetti stress test che potrebbe diffondere il panico. Non si sa cosa farà il governo perché Bruxelles gli lega le mani, anzi Bruxelles impone che anche i piccoli risparmiatori che hanno un gruzzolo possono perdere tutto per ripianare i fallimenti delle banche. Così questa mattina, prendendo il caffè in un grande centro commerciale di Prato, sento che, quasi ad alta voce, un signore dall’aria autorevole consigliava a tre suoi amici: ritirate tutti i vostri soldi, non  fidatevi di nessuno, teneteveli a casa, nascondeteli perché in banca perdete tutto. 

Così, edificati dal figlietto della Raggi che gioca sullo scranno del sindaco della capitale, siamo però rosi da un diffuso malessere che ci potrebbe effettivamente portare alla catastrofe di scelte del tutto irrazionali.

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