Senza base?

Questa mattina ho letto un articolo di nandocan.it  che mi ha fatto riflettere e mi ha aiutato a capire un aspetto che mi era sfuggito del dibattito di queste ore, scissione sì scissione no nel PD.

(S-D) Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza durante la presentazione del manifesto "Idee e proposte per cambiare l'Italia, la sinistra, il Partito Democratico" al Teatro Vittoria, Roma, 18 febbraio 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

Nel post precedente avevo sottolineato il peso che aveva avuto nella metamorfosi del PD l’avvicendamento generazionale e l’eccesso di giovanilismo nella scelta dei candidati alle elezioni politiche e amministrative. Sembra quasi che questa rivolta della minoranza sia la vendetta della vecchia generazione contro una generazione di giovani che ha mancato molti obiettivi che si era data. Il tono acido di D’Alema fa pensare a questo. Sembra allora che le manovre della minoranza siano irrazionali, pretestuose e inopportune.

Ma questa mattina ho capito meglio cosa intende Bersani quando dice che la scissione c’è già stata: un parte di iscritti e votanti del PD in questi tre anni di segreteria e governo renziani si sono allontanati dal partito rifugiandosi nell’astensionismo o in 5stelle. Questo comporta che proprio  l’elettorato delle componenti di sinistra è sparito e che in una eventuale elezione a giugno proprio loro i deputati di sinistra rischiano di non essere eletti o perché non sono messi in lista o perché non sarebbero votati.

Quindi due debolezze si stanno scontrando, Renzi che ormai appare come un pugile suonato che ha perso molti match e i parlamentari che si ritrovano senza base e restando dentro il PD di Renzi non sarebbero rieletti. Un braccio di ferro in cui alti ideali e basse convenienze si intrecciano in uno spettacolo piuttosto triste. Vedremo in queste ore le mosse di Renzi, non credo che lascerà spazio a queste debolezze, nel suo stile giocherà il tutto per tutto senza pietà. La sinistra interna se accetterà un mediazione come quelle che ha subìto ed accettato per tre anni decreterà la propria consunzione definitiva, dovrà allora accettare il rischio di uscire in mare aperto con la fondazione di un altro partito, senza una base certa alla ricerca di consensi che si sono dispersi in giro.

Ovviamente molto dipenderà anche dalla legge elettorale, se il premio di maggioranza sarà di lista o di coalizione, quale sarà la soglia di sbarramento, se ci saranno i capilista bloccati. Insomma una difficile e pericolosa partita a scacchi giocata da pockeristi.

PS ho pubblicato questo post alle 10,04 prima dell’apertura dei lavori dell’assemblea del PD che ho seguito in parte in streaming.

Ora sono le 20 ed ho letto l’intervento di Walter Tocci, come al solito lo apprezzo molto, un testo da leggere, ciò che mi colpisce è che anche lui parla di due debolezze. Ma molto più ottimista e positiva  è la sua visione del futuro.

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