Effetto streaming

Chi ha resistito nel fine settimana alla curiosità di sapere in diretta come andavano le cose nelle assemblee piddine? Quanto ha influito lo streaming sulla qualità del dibattito e sulle scelte che stanno compiendo?

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La mia sensazione è che i due eventi, l’assemblea della minoranza e l’assemblea del partito siano state una sceneggiata davanti al paese e davanti al proprio elettorato per catturare il consenso all’esterno più che dialogare all’interno delle assemblee. Molta retorica serviva allo streaming, allo spettacolo che doveva essere convincente e coinvolgente.

Mi rendo conto di dire una ovvietà ma proprio la gestione della minaccia della scissione ha reso patologico e prevalente questo aspetto spettacolare sulla realtà dei problemi. Si è riprodotta la sceneggiata tra Fini e Berlusconi con quel ‘che fai mi cacci’ esibito in piena assemblea e di fronte alle telecamere. Così ieri, a conclusione dei lavori, la minoranza sosteneva che era Renzi il responsabile della scissione perché non aveva accettato le loro richieste. Poracci.

In queste ore sapremo cosa succederà, penso che non ci sia stato il casus belli per cui i belligeranti rimarranno in trincea in attesa dell’errore dell’avversario.

I renziani hanno l’arma della faccia tosta, la capacità di rivoltare le frittate rapidamente senza arrossire il controllo degli apparati dell’organizzazione, l’appoggio di poteri forti che non vogliono destabilizzazioni eccessive, i bersaniani hanno mille ragioni che però non possono accampare perché per tre anni hanno lanciato solo piccole ed inefficaci schermaglie e sono privi di un proprio elettorato che ormai è uscito dal partito.

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Epifani nel suo intervento, che mi è apparso come una confessione pubblica dei propri errori e dei propri peccati, ha esordito confessando il senso di colpa che provava per il primo atto che ha portato Renzi a palazzo Chigi, il tradimento di Letta votato anche dalla minoranza in direzione. Poi ha elencato i passaggi in cui singole scelte troppo tiepide e troppo circospette hanno consentito al governo Renzi di realizzare una politica non coerente con il programma del partito per arrivare a sbattere la testa contro il muro del referendum costituzionale. In sostanza Epifani ha confessato che la minoranza, o meglio lui come esponente autorevole della minoranza, era corresponsabile della situazione difficile in cui si trovava il partito e delle lacerazioni che il paese continuava a subire con politiche incoerenti e spesso farlocche.

L’intervento che ha meglio rappresentato la situazione, che ha prospettato una soluzione forse troppo idealizzata ma profondamente convincente, è stato quello di Walter Tocci. Rappresenta il PD come attraversato da due debolezze, da due fragilità che potrebbero sfociare in un fallimento completo o essere il punto di partenza di una ricostruzione.

Non riesco a credere che ci separiamo. Non mi sembra vero. Non può essere ineluttabile. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?
Da una parte e dall’altra si odono dichiarazioni roboanti, si chiamano le truppe a schierarsi, ma è una battaglia tra due debolezze.
C’è la debolezza della minoranza che abbandona il campo proprio quando potrebbe vincere la partita. Se in questi anni, oltre la critica avesse coltivato una proposta alternativa e una leadership popolare, oggi andrebbe alle primarie sicura di vincerle.
C’è poi la debolezza del Segretario che ripete stancamente il suo copione. Chi può spieghi a Renzi che, se vuole essere forte, deve vincere se stesso. Deve reinventarsi come leader, deve stupire l’opinione pubblica con uno stile nuovo e ampliare i consensi correggendo gli errori. Quelli indicati chiaramente dagli elettori.
Tocci propone soluzioni un po’ visionarie e forse utopistiche quali ad esempio la richiesta che i dirigenti del partito cambino casa e vadano ad abitare in periferia dove il prezzo delle nuove faglie di questo secolo sono più evidenti.
… un Occidente senza unità atlantica, un’Europa senza Mediterraneo e un capitalismo diffidente verso la democrazia. Sono tutti temi che interpellano un grande partito democratico, del socialismo europeo e ben piantato nel Mediterraneo.

Lo streaming, la visibilità, il giudizio degli organi di informazioni costringono i singoli a rimane fedeli al proprio personaggio, ora dopo tutte le chiacchiere e tutte le dichiarazioni la scissione sembra un atto dovuto dettato da una superiore coerenza. Dopo questo fine settimana, avendo sbirciato qua e là in questa sacra rappresentazione, sono convinto che la croce della responsabilità se la devono accollare tutti coloro che sin qui sono rimasti nel partito  e non hanno seguito Letta nell’abbandonare la politica o i Civati i Fassina i D’attorre avventuratisi da tempo nel ginepraio della nuova sinistra. La sconfitta renziana riguarda anche la minoranza che non può ora tirarsi indietro.

Spegnete i riflettori, meno tweet, meno dichiarazioni roboanti, più telefonate e caminetti e cene ma parlatevi perché la vostra responsabilità è molto grande.

 

Nell’ottobre 2014 tanti problemi che ora vengono al pettine erano così analizzati.

https://rbolletta.com/2014/10/09/renzismo-triunfans-o-la-vittoria-di-pirro/

Così commenta la mia amica Gabriella su FB:

“Non riesco a fare alcun commento. Son addolorata, sconcertata, arrabbiata di fronte allo spettacolo della feroce lotta interna nel PD. E riguardo, riosservo, riconsidero la foto che campeggia ovunque in queste ore – sui giornali, sullo sfondo di dibattiti televisivi e qui sopra sul titolo “Effetto streaming”. Le immagini sono più eloquenti del nostro parlare, e gli occhi sono lo specchio dell’anima. E i due interlocutori di Emiliano – i cui occhi posso ben immaginare – mostrano occhi inquietanti. Come posso da cittadina fidarmi di loro? Ma posso mai pensare che a quel Renzi e a quell’Orfini interessi il bene del paese?”

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