Popolo disperso 2

Continuo la mia riflessione di ieri sulle elezioni sarde. Cerco di esplicitare meglio qualche aspetto che avevo solo accennato.

La dispersione in mille liste eterogenee, l’incapacità di fare delle sintesi larghe che aggreghino esperienze e realtà sociali diverse dipende anche dal sistema elettorale e dall’entità esagerata dei rimborsi previsti per i consiglieri regionali. Se non avessi famiglia e avessi 50.000 euro da rischiare in un investimento forse mi converrebbe investirli in una lista che mi prometta un seggio, riavrei i miei soldi moltiplicati come nessun altra forma di investimento. Scusate l’esagerazione ma la corruzione operata dalla posta economica in gioco ha qualche effetto che io giudico non secondario. La dispersione e il degrado dipende anche dall’esagerazione dei compensi, da quanto capisco un consigliere regionale guadagna più di qualsiasi sindaco di comuni anche medi. Il tutto per fare i nullafacenti in assemblee la cui utilità agli occhi del cittadino comune è ignota. C’è una corruzione evidente degli Istituti che dovrebbero rappresentare la sovranità del popolo.

Carriere appetibili

L’appetibilità economica della carriera politica, cosa non nuova, sta avendo però effetti disastrosi sul movimento 5 stelle. La modalità inventata da Grillo per selezionare i candidati, quella dei click on line sulla base di schede multimediali di autopresentazione, ha fatto emergere leader mediocri sia dal punto di vista delle competenze pregresse sia soprattutto dal punto di vista della coerenza del proprio profilo morale con il rigore promesso e sbandierato dalle strutture del movimento. I condottieri del movimento sembrano sempre di più delle macchiette obbedienti alle strategie comunicative dell’algoritmo che governa la Ca$$aleggio & C.

Comunque venga analizzato e confrontato, il risultato sardo dei 5stelle ridimensiona la bolla costruita ad arte dai mass media per canalizzare l’insoddisfazione e la rabbia dei cittadini. Se alle politiche questa bolla era cresciuta fino al 40% ora di fronte ai problemi concreti di casa propria la debolezza della proposta politica e l’inconsistenza del personale candidato ha sgonfiato un movimento che o è vincente o sparisce perché non ha una visione di lungo termine se non le previsioni apocalittiche di Casaleggio padre.

Ma se i 5 stelle spariscono, come forse avverrà a breve, c’è poco da stare allegri perché la loro base elettorale sopravvive tale e quale, forse più incattivita e delusa, più depressa e meno disponibile a impegnarsi in nuove forme di convivenza civica positiva. Lo step successivo sono i forconi, sono i gilet gialli o neri, è un ulteriore imbarbarimento della convivenza civile.

A quando un riscatto

Non sappiamo per quanto tempo prevarrà il nichilismo depresso di un elettorato disperso e rinunciatario che istupidito dalla propaganda più che ventennale per mantenere in piedi una contraddittoria alleanza di centrodestra anticomunista, vota ad occhi chiusi giovanotti fuoricorso e scappati di casa dando loro le chiavi della dispensa e del conto corrente.

S’aduna voglioso, si sperde tremante,
per torti sentieri, con passo vagante,
fra tema e desire, s’avanza e ristà;
e adocchia e rimira scorata e confusa
de’ crudi signori la turba diffusa,
che fugge dai brandi, che sosta non ha.

Coro dell’Adelchi atto III Alessandro Manzoni

Valore, dignità, coraggio, coerenza, rettitudine, forza, bellezza, onore dovranno prima o poi caratterizzare una nuova classe dirigente in grado di riscattare un popolo disperso. Ci si arriverà dopo un trauma doloroso come fu l’uscita dal fascismo nel dopoguerra? Ci si arriverà perché prudenza, intelligenza e saggezza alla lunga prevarranno? La Sardegna ci dice che tutto è possibile, che il popolo conserva il proprio discernimento nonostante tutto, che c’è una riserva che ammonta a quasi la metà del corpo elettorale che potrebbe decidere con piccoli spostamenti nelle scelte di sovvertire radicalmente gli equilibri attuali. Non siamo condannati a questa situazione, ci sono i margini per uscirne e rivedere le stelle, quelle vere.

Cursus honorum

Per rimettere i piedi per terra, un altro elemento scaturisce dal voto sardo e da quello abruzzese: le forze politiche che si appoggiano ad una struttura di partito, che hanno sedi, statuti, rituali, elaborazioni e discussioni in itinere tengono nonostante tutto. Solo ora Grillo forse vuol correre ai ripari strutturando il suo movimento in un partito con organi dirigenti, strutture territoriali, cariche elettive. Forse è troppo tardi. Ciò che è certo è che se si vuol risalire la china della disgregazione progressiva di questo trentennio occorrerà ripristinare forme di selezione del personale politico che si basino su un esplicito e riconosciuto cursus honorum. Questo non solo all’interno delle forze politiche per cui non sia possibile candidarsi a fare il ministro dell’Università se non si ha un curricolo adeguato a confrontarsi dignitosamente con i rettori delle Università. Un cursus honorum dovrà essere ripristinato anche nelle strutture e nelle istituzioni pubbliche e private per cui il rigore della selezione meritocratica dovrà governare la costituzione di élite in grado di eccellere nel campo che governano. I partiti dovranno gestire al loro interno modalità di selezione che offrano garanzie di competenza e di coerenza con i valori del partito. Il colpo di grazia al PD venne dalle rottamazioni renziane che divennero un sacro fuoco in tutte le sezioni in cui i giovani scalpitanti, per il solo fatto di essere tali ottennero l’accesso ai piani alti senza averne la statura, lo spessore e la maturità. Capisco, caro lettore, tu pensi che data la mia età stia facendo un petizione per una aristocrazia di vegliardi. Forse. Ma penso anche ai 50 60 enni che vedo silenziosi e sparuti nel panorama politico attuale.

Europa della città e delle campagne

Ultima riflessione per oggi sulla Sardegna. Questa regione rappresenta molto bene al suo interno il travaglio che sta vivendo nel suo complesso l’Europa. La lotta dei pastori somiglia fortemente a quella dell’economia rurale francese, al disagio della campagna arretrata inglese, all’indipendentismo di tante piccole regioni più o meno ricche dell’Europa continentale. C’è una faglia profonda che attraversa i popoli europei oltre quella più evidente delle differenze economiche a livello di reddito. Ci sono due mondi che si stanno allontanando tra loro: quello delle città avanzate e ricche, complesse, multiculturali, dinamiche aperte alle tecnologie e alle diversità e quello delle campagne e dei piccoli borghi che difende la propria identità culturale, i propri agi e accetta anche qualche privazione in cambio di aria buona e pace. Certamente i pastori sardi non fanno parte di un ceto borghese sicuro che vive in villa ma anche loro difendono una peculiarità di vita che solo attraverso rituali identitari risulta accettabile. Paradossalmente anche su queste distinzioni sociali e identitarie si fondano i due movimenti che in questo momento tengono in vita il governo facendo scelte che vanno a tutto svantaggio dell’Europa delle città.

segue

Una risposta a "Popolo disperso 2"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.