Passata la paura?

Sembra proprio che la paura del virus sia passata. Nelle mie passeggiate a villa Pamphili, che ho ripreso seppur saltuariamente, ho potuto constatare che le mascherine stanno gradualmente sparendo come anche il diradamento, ci si muove come se la situazione fosse normale, abbracci e contatti tra persone che non si vedevano da giorni, chiacchiere tutte dubbiose sui provvedimenti del governo e delle autorità. Tanti vanno di corsa o sulle bici per riprendere il tono muscolare in vista delle imminenti spiagge.

Ieri un artigiano è venuto in casa per riparare due avvolgibili che si erano rotti, bravissimo, visto che è venuto dopo due ore dalla mia telefonata, ma senza mascherina, anzi mi ha chiesto perché non prendevo l’ascensore con lui senza salire a piedi. Preferisco fare moto, ho risposto, non ho, per pura cortesia, detto che l’ascensore con persone estranee non va assolutamente preso. Entrato in casa, immediatamente Lucilla gli ha ricordato che dovevamo indossare le mascherine. Ah signò nun servono a niente! Guardi è una condizione, qua ce n’è una anche per lei. Gli chiedo se durante il lockdown era stato fermo. No, faccio l’assistenza a molte serrature ed ho i codici di sicurezza, mi sono sempre spostato in città senza problemi ed abbiamo lavorato.

Una settimana fa siamo andati a prenotare l’ombrellone nello stabilimento balneare dello scorso anno. Per fortuna è venuto perché sono rimasti solo due posti, sa quest’anno abbiamo meno ombrelloni. Comunque a onor del vero i prezzi sono aumentati di poco.

Mia nuora ha telefonato per prenotare per un fine settimana in un B&B al Circeo in cui sono stati bene varie volte. Spiacenti per luglio ed agosto siamo pieni.

Dal racconto di questa mattina di Maria la signora rumena che ci aiuta in casa e che lavora anche a casa di una 85 enne. 15 giorni fa hanno chiamato il 118 per problemi renali. La giovane dottoressa entra senza mascherina e frettolosamente appoggia lo zaino dei suoi strumenti sulle lenzuola dell’anziana. Il figlio della paziente deve ricordare alla dottoressa che non stava indossando la mascherina.

Passata la paura? Non saprei, posso parlare solo di me stesso. Se dovessi misurare l’intensità di questo stato d’animo potrei utilizzare il grafico dell’andamento dei nuovi contagi: vi è stata una prima fase crescente che poi si è allentata lentamente e che permane perché il grafico ha un andamento asintotico, decresce ma non si appiattisce a zero stabilmente.

A volte mi sembra di essere scemo ed esagerato nell’osservare scrupolosamente le norme di distanziamento che in moltissime situazioni mi appaiono forse inutili.

Ma la paura non passa mai del tutto, è come una ferita che lascia un segno, una cicatrice. È fin troppo facile alimentarla ricordando che non è finita, sono possibili nuove ondate, ci saranno nuovi virus, incombe l’inquinamento ambientale, il riscaldamento del pianeta. Poi c’è la paura della guerra tra le super potenze, poi c’è la paura dell’invasione dei poveri, poi c’è la paura del default finanziario generalizzato.

La Reazione politica ha solo l’imbarazzo della scelta, può manipolare il popolo come meglio crede pilotando le paure di una grande minoranza priva di strumenti per ragionare sui dati e sui fatti, ha gioco facile se chi è scampato a questo grave pericolo crede di essere immune e si abbandona alla rimozione della paura nel chiasso delle feste immotivate.

3 risposte a "Passata la paura?"

  1. Un amico mi ha inviato questo commento che pubblico in forma anonima.
    “Caro Raimondo,
    le tue riflessioni sono anche le mie, nonostante il mio punto di osservazione sia la Tunisia.
    Qui tutto continua come prima: la Tunisia si sta riaprendo e i tunisini si riattivano in una frenetica agitazione di lavori da finire, case da alzare, scalinate dai gradini approssimati. Tutti corrono come nell’ordine borbonico: ‘facite ammuina’, ‘chi nun tene nient’a ‘ffà s’arremene accà e allà’.
    In Italia, da un lato, c’è l’agitarsi, un perdere la memoria, una frenesia in cui non si capisce quanto il governo dica e quanto faccia, mentre corruzione, affarismo e mafia fanno i silenzio. C’è una asincronia tra decisioni e loro concreta attuazione, mentre si continua a blaterare su tasse e burocrazia: come se tagliando le tasse si taglia anche la burocrazia e sicuramente le nostre pensioni.
    La burocrazia è certo un problema che però viene ingigantito dal proliferare della legislazione, dei suoi strumenti attuativi, del formulario interpretativo, dei centri di controllo Tar vari, consiglio di stato, magistratura. Mi ricordo come un incubo le norme inserite nei milleproroghe dalla Gelmini per il voto in condotta, da Gentiloni per i corsi di recupero e da Brunetta per le sanzioni al personale.
    Io ho scritto a Calenda, Boeri ed Ichino perché venga proposto una sorta di prestito forzoso a noi pensionati all’estero, una parte delle tasse risparmiate sia usata per l’acquisto dei famosi bond patriottici.
    Qui ci sono moltissimi alti ufficiali o alti funzionari (Pappalardo, la vice comandante dei carabinieri ex prefetto transitata, avvocato del consiglio di stato), che come me non pagano legalmente le tasse. Io, pagate le tasse tunisine, risparmio le tasse italiane con cui vivo bene qui e copro mutuo, figlio in Inghilterra e risparmio. Ma le tasse risparmiate da un generale sono dell’ordine di 30.000€.
    Fai le proporzioni io, preside, prendo 4.570 € al mese, in Italia me ne toglievano 18.000, qui 3.000 l’anno. Pensa ad un generale che ne prende anche 10000 al mese.
    Magari si potrebbe fare una legge che faccia scattare il grado solo in modo onorifico e non pensionistico.
    Un caro saluto ed un affettuoso ‘in bocca al lupo’, sempre che non lo ammazzino prima i cacciatori leghisti.”

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  2. Penso che sia molto civile non gravare delle tasse i residenti italiani all’estero che non fruiscono dei servizi nazionali e tuttavia forse quella legge andrebbe perfezionata, ma non è ora la questione fondamentale. Sono dell’avviso che ciascuno si debba tenere la propria pensione senza prelievi forzosi particolari basterebbe la progressività del prelievo fiscale. Qui sta la stortura del sistema di cui godono i residenti all’estero, lo Stato italiano dovrebbe imporre che nel vostro caso una qualche forma di progressività sia a favore del paese ospitante durante il periodo in cui siete là. Cioè la flat tax salviniana non dovrebbe essere permessa agli italiani in Tunisia se da noi non la adottiamo.

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