– divieti + consigli 0 chiacchiere

A stare al mio titolo dovrei smettere di scrivere e dovrei fare meno chiacchiere. Ma finché ci sarà libertà di parola e i canali di comunicazione saranno attivi sarà bene continuare a riflettere e a raccontare come stiamo vivendo questa pandemia.

In queste settimane è apparsa evidente l’immaturità di coloro che preferiscono prescrizioni rigide e controlli ferrei rispetto ad una gestione che si fondi sulla responsabilità individuale. Il governo ha cercato di individuare una lunga serie di divieti che limitano le occasioni di contatto anche se era evidente dai dati che le occasioni di diffusione del virus erano quelle in cui le gente si sentiva abbastanza sicura di coloro che incontrava nel giro delle proprie amicizie, nella famiglia più o meno allargate, tra i colleghi di lavoro, tra i compagni di bisboccia o nelle feste più o meno religiose; tutte bolle sociali apparentemente sicure la cui regolamentazione non poteva essere fatta per legge e attraverso sanzioni. La raccomandazione di limitare a 6 il numero massimo di convitati da poter avere in casa è stata ridicolizzata come una ingenuità dell’esecutivo che nascondeva un intento repressivo e autoritario.

L’adozione di tre livelli di blocco delle regioni rappresentati da diversi colori ha alimentato la confusione e l’incertezza soprattutto a causa delle chiacchiere che giornalisti, esperti e avventori dei social si sono divertiti ad imbastire sulle varie opzioni possibili. Dovessi declinare le differenze esistenti tra il regime rosso e quello arancione, tra l’arancione e il giallo sarei incapace anche se sto lì in continuazione ad informarmi sulla pandemia in tutti i suoi aspetti.

La sensazione prevalente è che gli editti governativi non siano rispettati oppure che siano inutili visto che la curva dei contagi continua a salire indisturbata. E’ evidente che se la soluzione del problema sta nei comportamenti individuali nelle bolle sociali ‘sicure’ occorreva ed occorre lavorare sulla persuasione e sulla comprensione attenta dei meccanismi di contagio tralasciando le tante chiacchiere sul fatto che stiano aumentando gli asintomatici che forse non sono infettivi. Tutti dobbiamo considerarci potenzialmente infettivi così come tutti gli altri potrebbero esserlo per cui la mascherina e il distanziamento devono essere la prassi normale dovunque e sempre, anche in casa con i parenti con cui non si condivide la stanza da letto.

I comportamenti individuali non imposti dalle norme ma che sono effetto di una scelta responsabile sono più difficili da gestire nelle relazioni interpersonali: un mese fa una carissima amica che non vedevo da febbraio e che risiede in un’altra città, tornata a Roma, mi telefona proponendo un incontro a villa Ada per un picnic all’aperto. Sono stato incerto poiché di fatto noi due come anziani osserviamo uno scrupoloso lockdown volontario evitando tutti gli spostamenti non necessari. Ebbene questa indisponibilità mi ha pesato e con un certo imbarazzo ho rifiutato l’invito turbando un rapporto con la mia amica che immaginava forse in un diversa accoglienza. Voglio dire che l’approccio cauto del governo che vorrebbe evitare il lockdown generale richiede una maggiore maturità e responsabilità che deve essere alimentata da una contesto convergente di consigli e proposte che evitino diffidenza ed invidia, diffidenza ed invidia ora alimentata ad arte dalle chiacchiere televisive e dalla battute disfattiste diffuse via social.

Servono consigli costruttivi e persuasione, non servono la paura e i sensi di colpa. Trovo controproducenti e fastidiose le campagne mediatiche per colpevolizzare chi desidera passeggiare nelle strade e nei parchi e chi appena può va a fare una scampagnata o a passeggiare in riva al mare con i propri familiari o amici. Bolletta cosa dici? e allora la disciplina dove va a finire? Bisogna far capire che è stupido passeggiare attruppati a via del corso con i negozi chiusi, e basterebbe qualche vigile per dire gentilmente che si è in troppi e che è bene disperdersi nei vicoli laterali, ma è controproducente vietare ogni forma di allentamento del clima di tensione e di paura generale se fatto nel rispetto delle famose tre regolette: mascherine, distanziamento e pulizia delle mani.

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