Bilanci in attesa del discorso

Siamo stati sommersi da mille analisi dell’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica. Provo come al solito ad appuntarmi le riflessioni che hanno occupato più intensamente la mia mente in questi giorni.

Rispettare gli anziani

Pochissimi commentatori hanno rilevato il cinismo con cui il Parlamento ha costretto Mattarella ad accettare un incarico a vita, sì perché scommettere che si possa sopravvivere fino a novant’anni in buona salute e nel pieno delle facoltà mentali è certamente temerario. Come avevo sostenuto che chi voleva bene a Berlusconi doveva dissuaderlo a candidarsi, ora chi voleva bene a Mattarella doveva consentire che andasse in pensione serenamente con la sua bella famiglia. C’è una dose di cattiveria diffusa che fa violenza su un anziano che aveva espresso con chiarezza e da molto tempo le sue decisioni caricandolo di responsabilità gravissime di fronte al mondo. Il cinismo sta nel calcolo, che già ispirò l’elezione di papi vecchissimi, di una sopravvivenza corta che consenta di riaprire il giochi in tempi più ridotti dei 7 anni previsti dalla Costituzione. A poche ore dall’elezione qualcuno già calcola che ci potrebbe essere un avvicendamento con Draghi dopo le prossime elezioni.

Draghi controllore

Avevo pensato che l’ostilità verso l’elezione di Draghi a presidente della Repubblica fosse dettata dall’invidia dei mediocri. Rimango convinto di ciò. Nel corso di questi giorni ho capito però un altro aspetto del problema: ma ci pensate cosa succederebbe se Draghi da capo dello Stato potesse esercitare quella funzione di controllo sugli atti del governo e del parlamento che il Quirinale normalmente esercita con la potestà di indirizzare messaggi alle camere, rimandare indietro leggi senza copertura finanziaria o semplicemente leggi mal formulate? Vi ricordate le lamentazioni di Berlusconi circa le difficoltà create dal Quirinale contro i suoi governi? Nessuna forza politica vuole un occhiuto vigile sul colle più alto, deve sgobbare a palazzo Chigi finché serve e non rompere gli zebidei con una funzione di controllo troppo efficiente. Non dico che Mattarella sia meno tenero, dico che lo conoscono già mentre Draghi controllore e rappresentate dell’unità nazionale sarebbe una incognita da evitare. Per questo scommetto che mai Draghi salirà al Colle anche se alle prossime elezioni il Parlamento fosse simile all’attuale: finché servirà lo terranno a palazzo Chigi, poi una bella campagna di stampa avversa e sarà liquidato e malamente ringraziato, esattamente come è stato fatto ora.

Il veleno dei media

Veniamo allora al ruolo dei media e della stampa. Dico subito che ho una visione molto parziale della situazione della stampa, tuttavia mi sono fatto una opinione che vorrei ora mettere nero su bianco. In questi giorni ho passato molte ore a seguire le varie maratone televisive animate da numerosi giornalisti e direttori di testata, è certo che se avessi anche letto due o tre quotidiani sarei meglio informato ma, poiché anch’io rappresento la mediocrità del cittadino medio, posso testimoniare che il vero killer di ogni tentativo di gestire sensatamente queste elezioni è stato il malevolo chiacchiericcio dei media. L’obbiettivo collettivo è stato quello di dimostrare che i politici non erano all’altezza del compito, che il Parlamento era una assemblea di incapaci disonesti, che i leader erano o dei babbei o dei disonesti, che il sistema partitico era ormai alla fine. Intendiamoci nessuno ha detto esattamente questo ma spesso l’irrisione o l’interpretazione malevola delle singole decisioni dei protagonisti portavano lo spettatore a giudicare molto negativamente tutti gli attori della vicenda. Anch’io nei miei commenti sono stato forse pesante sottolineando la mediocrità generale ma temo che la presunzione dei giornalisti di ergersi a giudici saccenti e saputelli su ogni aspetto di una situazione molto complessa abbia influito pesantemente su una vicenda che non è andata affatto bene, anche se ora tutti brindano a Mattarella e lo ringraziano con un affetto peloso. Sì, effettivamente il virus della mediocrità ha colpito tutti ed ha prodotto danni soprattutto tramite soggetti che disponevano di un grande potere. Gente mediocre o poco intelligente che firma intere testate o articoli molto letti o pagine di social molto seguite sono un pericolo pubblico che crea quelle crepe nel tessuto sociale che essi stessi lamentano. Per non parlare poi di ex giullari che saltuariamente emettono editti o proclami nel bel mezzo di riti civili che dovrebbero essere rispettati per la loro sacralità.



Categorie:Politica

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1 reply

  1. Sono molto lieto di leggere, così ben formulate e documentate, impressioni che avevo ricevuto da tempo sullo stato della informazione in Italia. Il corale “de profundis” intonato dai giornalisti nei confronti di quei politici, apparentemente tanto deplorevoli e deplorati in pubblico ma molto ben accettati in privato quando, a quegli stessi vituperati politici, vengono implorate le indiscrezioni, gli ammiccamenti, qualche cenno che possa avvalorare una presunta “introduzione” del singolo giornalista verso ambienti che contato (quelli del “potere” ovviamente). Il film di Milos Forman “Vizi privati e pubbliche virtù” sembra il filo conduttore del comportamento dei nostri “informatori” che, evidentemente, si sono formati alla scuola di Aldo Biscardi al “Processo del lunedì” dove qualsiasi ipotesi formulata sul calcio-mercato e sulle “intuizioni” era valida; ovviamente senza alcuna controprova fattuale. Che tristezza.

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