La stupidità che vessa i cittadini

Introduco nel mio blog un nuovo argomento, quella della stupidità. Spero di non dover scrivere troppi pezzi, ma il caso di oggi è troppo bello da non doverlo segnalare.

Io e mia moglie, influenzati da tempo dalle letture sui limiti dello sviluppo, ora che non abbiamo troppi impegni inderogabili come il lavoro, cerchiamo di usare se possibile i mezzi pubblici. Fatti i conti abbiamo deciso di sottoscrivere l’abbonamento annuale all’ATAC scoprendo che se si è in due della stessa famiglia si ha uno sconto del 10% pari a 25 euro su un solo abbonamento. Logica vorrebbe che uno dei due coniugi andando al botteghino possa dire: vorrei sottoscrivere due abbonamenti uno per me ed un altro per mio marito, paga 250 + 225 euro e festa finita. Se si volesse essere fiscali e precisi, basterebbe far sottoscrivere una dichiarazione circa lo stato civile della coppia, regolarmente sposata in chiesa, sposata in municipio, convivente, coppia di fatto dello stesso sesso, parenti del n-simo grado e chi più ne ha più ne metta. No, troppo semplice! occorre vessare il cittadino con regole complicate e palesemente provocatorie. Mi spiace non è possibile. Lei fa ora l’abbonamento e lo perfeziona, successivamente suo marito viene qua autocertificando lo stato di famiglia e facendo una regolare domanda per ottenere il beneficio con la documentazione che lei ha effettivamente sottoscritto l’abbonamento. Sia chiaro, tutto su carta, anzi porti con se la fotocopia e l’originale del documento di identità.

Lucilla mi racconta questi fatti arrabbiata e scandalizzata ed io le faccio la solita predica invitandola alla pazienza e al garbo perché non è colpa dell’addetto che è li al banco. Oggi mi lascia il modulo da compilare e tutta la documentazione e prende la metro per andare in una scuola. Bel bello mi reco all’ufficio abbonamenti Atac, che per nostra fortuna è vicino a casa nostra, per completare la pratica però già un po’ urtato dal fatto che avevo dovuto trascrivere l’intero stato di famiglia con luoghi e date di nascita (alla faccia della privacy mi si chiede di diffondere i codici fiscali dell’intera famiglia), compilare un modulo a lettura ottica antidiluviano di quelli in cui occorre scrivere le lettere dentro le caselline colorate. Allo sportello, un giovane piuttosto infastidito dal mio arrivo, visto che avevo interrotto una più interessante conversazione con il collega dello sportello accanto, esamina i miei fogli e mi chiede: dov’è la tessera di sua moglie? guardi che c’è lo scontrino fiscale nominativo della somma che ha già pagato. No non basta ci deve essere anche la tessera originale. Insisto sarà l’una o l’altra cosa, sono equivalenti, mi sembra che fosse scritto ‘o’ nelle istruzioni. No guardi c’è scritto ‘e’ quindi non posso farglielo. Tralascio le espressioni usate per definire questa procedura e l’espressione dell’impiegato che continuava a ripetere a mo di sfottò: queste sono le regole fissate dall’Atac e bisogna rispettarle. Andando via , mentre continuavo tra me e me a sbollire l’indignazione e la rabbia mi sono ricordato che un anno o due fa si parlò dello scandalo delle assunzioni facili all’Atac. Chissà se quelli entrati senza concorso ai livelli alti ora sono all’origine di questa stupidità.

Per chi non avesse capito bene: se fossimo due lavoratori con bambini piccoli dover seguire la procedura idiota di cui parlo comporta il pagamento di due biglietti per viaggiare il giorno in cui la tessera di uno dei due coniugi deve essere mostrata all’ufficio abbonamenti. Chissà quanti per risolvere il problema chiederanno un permesso orario al datore di lavoro …. E tutto ciò come se la telematica non esistesse, come se l’impiegato allo sportello non fosse in grado di digitare i pochi dati utili a capire se un tizio è effettivamente abbonato … ma non devo riorganizzare questo servizio.

C’è un altro aspetto della vicenda affatto marginale. Se tutto ciò destabilizza me che sono laureato ed ho fatto il dirigente pensate cosa succede a un immigrato che non è padrone della lingua, cosa succede a un cittadino italiano non abituato alle pratiche burocratiche … altro che inclusione sociale!

In realtà il beneficio dell’abbonamento annuale riguarda solo gli abbienti acculturati e pazienti. Molti non dispongono di 250 euro in un’unica soluzione e quindi devono fare l’abbonamento mensile che costa 35 euro. Troppo complicato pensare che dopo 8 abbonamenti mensili consecutivi si ha un omaggio di 4 mesi gratuiti consentendo così anche ai più poveri che non hanno risparmi di godere di questo vantaggio. Ma qui è questione non di intelligenza ma anche di sensibilità.

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