Emancipazione senza limiti

Ho finito di leggere Limite di Serge Latouche. L’ho letto lentamente, poche pagine alla volta, perché è denso e profondamente impegnativo, stimola la riflessione e pone questioni che vanno affrontate gradualmente. Traggo un’altra citazione utile a capire  la situazione attuale in particolare certi scandali e scandaletti di cui ci scandalizziamo e che sono l’ovvia conseguenza dell’ideologia liberista imperante.

I Lumi contenevano un’altra ambivalenza ancora più terribile. Uno degli strumenti dell’emancipazione era il controllo razionale della natura attraverso l’economia e la tecnica. In questo modo, a sua insaputa, la società moderna è diventata la società più eteronoma della storia, soggetta alla dittatura dei mercati finanziari e alla mano invisibile dell’economia, nonché alle leggi della tecnoscienza. La mano invisibile non è altro che l’illimitatezza economica fondata sull’emancipazione dell’economia dalla morale. La società occidentale è la sola della storia ad aver liberato quello che tutte le altre hanno tentato, con maggiore o minore successo, di arginare, e cioè le passioni tristi di Spinoza (ambizione, avidità, invidia, egoismo) e le passioni aggressive di Freud, prossime alle prime e che per Freud stesso sono responsabili del «disagio della civiltà». Più esattamente, la modernità ha creduto che i vizi privati, canalizzati dall’economia e tramite l’interesse, diventassero virtù pubbliche e operassero, all’insaputa degli stessi attori, a vantaggio del bene comune. Di conseguenza, potevano essere scatenati senza pericolo. È questo che si impara nelle scuole di economia (ma non solo): «Avanti ragazzi! Guardate al vostro interesse! Siate dei killer, prendete tutto quello che potete!». Il risultato chiaramente è ben lungi dal corrispondere alle attese dei partigiani del laisser-faire. Nella Grecia antica, gli eroi che soccombevano alla loro hybrìs (la dismisura) erano puniti dal fato. La dismisura va controllata e padroneggiata. È a questo che serve la «società», e si capisce perché Margaret Thatcher ne avesse decretato l’abolizione. E non meraviglia neppure l’uscita del premio Goncourt 2010 Michel Houellebecq: «Non abbiamo nessun dovere verso il nostro paese … La Francia è come un albergo, niente di più» (tanto valeva dire un albergo a ore). Il crollo che si annuncia è la punizione che la realtà riserva a questa perdita di limite. È tempo di riportare l’economia all’interno dell’etica. Sperando che non sia troppo tardi.

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