La nostra matrice

Sembra che Berlusconi per contrastare l’avanzata di M5S abbia accusato i candidati di Grillo di essere per l’80 % di sinistra. Nell’articolo che cito si sosteneva che questa era una plateale bugia. Questo era il mio commento, che ho in parte riscritto.

Credo che questa storia sia molto indicativa. Berlusconi dice sempre la verità, o meglio dice cose verosimili che vengono insistentemente proposte in più forme e contesti per cui si trasformano in convinzioni diffuse.

https://rbolletta.wordpress.com/2012/10/28/verita-e-convinzioni/

Penso che i candidati di M5S abbiano una matrice tipica dei cittadini impegnati di sinistra mentre l’elettorato potenziale è prevalentemente proveniente dall’area dei delusi del centrodestra. Berlusconi  spera di frenare così  l’esodo dei suoi verso una forza che non è solo pericolosa per la sinistra ma lo è diventata soprattutto per la destra, la quale o stravince o muore per sempre, almeno nella forma attuale (PDL+Lega).

https://rbolletta.wordpress.com/?s=amministrative. ‎

Di questi trasformismi e flussi tra aree ideologiche Berlusconi sa tutto perché ciò è all’origine della sua avventura politica, quanti ex comunisti, gruppettari, operaisti, sindacalisti, socialisti militano nel PDL o nella Lega? Comunque non serve conoscere dati dei sondaggi per capire se effettivamente M5S sia un movimento che all’80% è fatto da ex comunisti. Basta la rete, almeno fare una ricerca sui nomi della propria circoscrizione elettorale per capire con chi abbiamo realmente a che fare. Per quanto mi riguarda, perché sia chiaro, diffido fortemente e qualsiasi sia la provenienza non li voterò.

Nella discussione che ne è seguita un interlocutore ha precisato che non era una questione di ‘matrice’ ma l’accusa, per certuni infamante, era l’essere stato iscritto al partito comunista.

Così questa mattina mi sono svegliato con questa parola in testa, matrice, e pensavo a questa settimana cruciale per decidere.

Alla fine, cosa è decisivo nella scelta che faremo? la nostra matrice, l’insieme dei nostri valori, delle nostra credenze, le aspettative, la cultura, l’identità sociale, oppure prevalgono i nostri interessi specifici più o meno immediati, oppure siamo governati dalle nostre paure, dall’invidia per altri gruppi sociali, dall’ossessione del nemico che avanza?

La nostra matrice varia lentamente, forse non varia affatto, ci accomuna nel tempo e nello spazio con tanti altri soggetti che condividono storia, educazione,  valori e atteggiamenti. Ne scrivevo qualche mese fa quando mi chiedevo cosa volesse dire per me essere di sinistra. Nel dissolvimento dell’Italia dei valori, il partito, qualcuno parlava di sinistrume.

I partiti in grado di raccogliere, come fossero chiese, grandi gruppi sociali che condividono una matrice comune, si sono dissolti con il prevalere dell’urgenza degli interessi più o meno corporativi o sindacali per cui le aggregazioni spesso si sono configurate come lobby o corporazioni a difesa di interessi specifici, ad esempio il partito delle partite IVA, quello dei pensionati, i giovani, i professionisti, gli industriali, i professori universitari. Ma il miglior collante che in questi ultimi vent’anni di crisi ripetute e di declino incombente è la paura di un comune nemico: l’immigrato che ti toglie il posto, il comunista che ti vuole espropriare il patrimonio e che forse vuole anche mangiare il bambino, i sudisti che ti rubano nella dispensa, i cinesi che si comprano le tue linee di montaggio e se le portano via, i tedeschi che ti impongono le regole, l’Europa che ti espropria della libertà. Questo collante della comune paura del nemico ha consentito di mettere insieme gruppi con matrici diverse, delusi di sinistra, ex radicali, ex comunisti, ex fascisti, ex liberali, liberisti, xenofobi tutta gente che un tempo avrebbe fatto a cazzotti. Simmetricamente il collante a sinistra è stata l’ostilità per Berlusconi, assurto ad emblema del male assoluto e ossessione di tanti che si illudevano di essere migliori. Ma quando la crisi si fa ancora più dura, quando la ricetta non funziona, quando prevale la delusione per promesse non mantenute affiora il sentimento dell’indignazione, della rabbia, della protesta, della violenza.

Tutti ci sentiamo, chi più chi meno, orfani della nostra matrice (sì, perché matrice è sinonimo di madre) che abbiamo tradito o voluto cancellare, siamo arrabbiati con il padre che ci ha deluso perché non ha mantenuto le promesse, si è rivelato debole ed imbelle, non ci ha protetto ed ora è il nostro turno perché dovremmo essere adulti e assumerci le nostre responsabilità. Una dinamica che ha variamente percorso tutti gli schieramenti e che nel PD Bersani ha avuto il coraggio e la forza di affrontare e risolvere confrontandosi con matrici vicine ma diverse (Vendola e Tabacci) e con la generazione dei figli che voleva prepotentemente un proprio ruolo e l’incasso prematuro dell’eredità. Ma nella destra questo rito non è stato celebrato sia perché le matrici accomunate erano troppo diverse e non c’era un nuovo padre in grado di tenerle unite sia perché il vecchio padre non sa guardare alla realtà e si ostina a riproporre le ricette che già per troppe volte non hanno funzionato.

Ecco allora che il sentimento della rabbia e dell’indignazione mette insieme nuovi gruppi che si coagulano intorno a nuove figure carismatiche che sono accettabili perché nuove. Non importa cosa faranno, intanto promettono di abbattere ciò che ci ha deluso e ci ha scandalizzato e tanto basta, poi si vedrà.

Ciascuno di noi dovrà decidere chiarendo a se stesso le ragioni della scelta possibilmente tenendo maggiormente  conto delle ragioni positive che scaturiscono dalla propria matrice. La paura, il rancore, l’invidia e la vendetta non possono selezionare una nuova classe dirigente in grado di trovare soluzioni razionali e valide per i problemi gravi che ci si parano davanti.

Non ripeto una cosa implicita: nonostante il porcellum dobbiamo esercitare quel poco di scelta delle persone che ci è consentita, abbiamo una settimana di tempo per approfondire, verificare e scegliere i candidati in modo razionale.

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