Onore al merito

Ieri, in contemporanea con la pubblicazione dei primi risultati dei ballottaggi della amministrative, in contemporanea con quella celebrazione mediatica officiata dal direttore Mentana sulla 7 per commentare a caldo i risultati elettorali, si celebravano i funerali solenne del maggiore Giuseppe La Rosa caduto nella missione in Afganistan.

Alternare le immagini dei due contesti passando da un canale all’altro rendeva il dibattito politico stridente, quasi surreale. Sembra che il bersagliere abbia fatto scudo con il suo corpo per difendere i compagni, ma anche senza ricorrere all’agiografia riservata agli eroi, l’esempio di questi uomini e donne che per senso del dovere, o per scelta professionale, o per accettazione dura di una opportunità per la propria famiglia sono andati a migliaia di chilometri a rappresentarci rende certi piagnistei, certi opportunismi, certe ruberie, certe paure, certi linguaggi insopportabili. L’esempio di questi uomini  rinforza la speranza che il futuro di questa comunità non sia perso.

Torno al ballottaggio dei sindaci. Ormai quando ascolto i commenti politici in televisione, sono proprio pochi perché non li sopporto più, sono attento ai messaggi indiretti che i pianificatori del dibattito hanno previsto. Ebbene ieri pomeriggio tutte le domande e gran parte delle risposte erano orientate a far passare l’idea che, se il PD si è preso tutto, è merito del renzismo, quel misto di novità e giovanilismo che caratterizza molti neo sindaci, far passare l’idea che comunque i neo sindaci PD sono depotenziati perché l’astensione è stata troppo alta, che comunque è un disastro perché gli italiani rifiutano ormai la politica e non votano.

Trovo insopportabile il modo in cui i grandi organi di stampa, padronali e della sinistra stanno pompando l’attesa del salvatore, il giovane virgulto che ormai detta i tempi e le regole a tutti, al partito, al governo, in attesa che ci appaia nel suo splendore salvifico. E così a Piazza Pulita si è accomodato in poltrona a concionare sui risultati, ma ho ascoltato poche batture e sono passato a Master chef … almeno le immagini sono di qualità.

L’informazione televisiva mostra sempre  il bicchiere mezzo vuoto, fa intravvedere comunque la catastrofe imminente. In effetti l’astensionismo è un problema ma, come diceva Diamanti dalla Gruber, è un processo fisiologico che ci assimila alle grandi democrazie occidentali dove le percentuali di votanti sono sempre basse.

Dal mio punto di vista, dal punto di vista di una persona che vede nel grillismo una pericolosa deviazione dalla democrazia e dalla razionalità, in questo astensionismo c’è un elemento positivo che non è stato affatto evocato nei dibattiti. Gli italiani hanno mille ragioni per essere preoccupati e scontenti ma di fronte al nulla della proposta grillina hanno fatto prevalere la prudenza del non voto. C’è una parte di utili idioti che continuano a sperare nella distruzione salvifica del grillismo (10% degli aventi diritto al voto in termini reali) ma il resto dei delusi, più del 50%, quelli su cui Grillo aveva puntato, non si sono fidati e, non avendo idee chiare, hanno lasciato a quelli che votano il compito di scegliere.

Marino a Roma è l’esempio di come un antileader come lui, una persona che vedresti meglio in una camera operatoria, se riesce a coagulare una struttura di partito che è attiva dai tempi di Veltroni e Rutelli può vincere. Il paradosso sta nel fatto che senza il PD Marino avrebbe fatto la fine di Marchini, ma che una parte del suo successo è legato al fatto che non è visto come un politico di apparato. Insomma non ha vinto il renzismo, cioè la piacioneria televisiva del giovanotto dalla battuta facile un po’ gradasso, ma la voglia di affidarsi a persone capaci che offrono una linea ideale di riferimento.

Visto che nessuno ne ha parlato, visto che ormai il nuovo che avanza si riassume nello scontro tra Renzi e Grillo, mi chiedo: avrà qualche merito zio Gargamella, quell’altro antileader che è uscito di scena come capro espiatorio delle contraddizioni irrisolvibili del nostro sistema politico? Se il PD ha tenuto dopo il miserevole spettacolo dei 100 franchi traditori dipenderà solo dai fallimenti del berlusconismo e del leghismo o anche del lavoro che in questi anni Bersani ha fatto come segretario? Tutto da buttare come fosse una associazione a delinquere, una casta da sterminare o piuttosto una rete di persone che hanno competenze e idee apprezzate da una parte non esigua dei cittadini? Questo risultato eccezionale è in parte merito anche di chi in questi anni ha lavorato seriamente come segretario, Pierluigi Bersani.

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