Prima pensare

Brutto citare se stessi ma a volte vale la pena, in fondo blog o diari servono anche a questo, a ricordare i propri pensieri.

Il 21 agosto dello scorso anno scrivevo:

Ieri sera il TG mi ha agghiacciato: vedere il nostro tenero virgulto scender la scaletta del suo aereo con maschio vigore di fronte alle truppe schierate di Bagdad, sentire che è andato a promettere il suo intervento risolutore anche là, dopo che ha promesso la palingenesi prima a Firenze, poi a Roma, quindi a Bruxelles infine all’ONU, vedere e ascoltare la Mogherini, imbruttita e tesa per lo stress del potere, dire che finalmente avrebbero risolto la crisi irachena, e, perché no, anche quella afgana pacificando finalmente la regione dove fino ad ora nessuno aveva capito come si doveva fare (non ha detto esattamente così ma il tono era questo), vedere la ministra della difesa impettita di fronte alle commissioni parlamentari annunciare che avremmo riciclato un po’ di armi sequestrate nella guerra iugoslava dandole ai poveracci minacciati dai macellai dell’ISIS, vedere il volto smarrito e ammutolito di Letta tra una schiera di politici guerrafondai che non vedono l’ora di menar le mani, ascoltare l’intervista all’ex sindaco di Roma, quello dei badili contro la neve, chiedere di andare fisicamente a combattere a fianco delle donne violentate dai seguaci dell’odiato califfo, tutto ciò mi ha agghiacciato e gravemente preoccupato. Questo è un governo di incapaci e di irresponsabili che con leggerezza rincorre la cronaca anche quella tragica di guerre planetarie  per illuminare la propria visibilità priva di contenuti e di valori.

pochi giorni prima il 12 agosto avevo scritto

In questa strana estate ho la la sensazione che molte cose stiano succedendo  in modo irreversibile.

La cosa che mi ha più colpito, la vera novità che i commentatori politici ci dicono ma che non ci spiegano, è la nascita di un califfato in medio oriente, una nuova entità, non capisco se religiosa o politica o statuale che sta letteralmente invadendo altri stati determinando fughe bibliche di popolazioni atterrite. Ciò che appare è che questa entità si concentra intorno a un ‘califfo’ una persona che è in grado di orientare, decidere, comandare un nuovo intero popolo che travalica stati esistenti.

La grande novità sta nel fatto che i sistemi democratici che sembrava dovessero istallarsi nei paesi arabi che avevano attivato processi di rinnovamento quasi rivoluzionari, stanno miseramente fallendo sotto i colpi della crisi economica e dell’impazienza delle masse.

In giro per il mondo, le rivolte populiste o popolari stanno producendo nuovi potentati, nuovi leader, nuovi comandanti alla faccia della rappresentanza, della discussione, della diplomazia, della ragionevolezza. I problemi sono così gravi che Obama decide di intervenire in IRAK senza chiedere alcun permesso al congresso, Putin si muove senza dover rendere conto a nessuno, Israele scatena una guerra senza discutere troppo. La cosa che mi fa pensare è che il processo in atto non conduce banalmente a soluzione più autoritarie ma a dimensioni ‘apolitiche’ nuove non più destra o sinistra, liberismo capitalismo, comunismo, socialismo ma odio tribale, odio intollerante per i diversi, assolutismo religioso, pregiudizio violento.

Sono passati alcuni mesi e il mondo non ha cambiato di verso come vorrebbe Mattia il gradasso, anzi, se possibile, ha accelerato la sua corsa verso la guerra generalizzata. I macellai dell’ISIS avanzano con Suv nuovi di zecca, equipaggiati di armi moderne, invadono la rete con osceni spettacoli di morte, colpiscono anche nelle lande più quiete e democratiche della nostra ricca Europa.

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In realtà sappiamo poco, siamo impietriti da uno spettacolo terrificante che ci impedisce di ragionare e di riflettere. D’improvviso tutta la stampa all’unisono sta amplificando la notizia che l’ISIS, il califfato, sta invadendo la Libia e la Libia è a due passi dalle nostre coste.

Due ministri incapaci che, se fossimo in uno stato serio, dovremmo licenziare subito, sull’onda dell’emozione legata ai fatti del medio oriente (fatti amplificati e deformati della stampa e dai servizi occidentali) dichiarano che noi italiani siamo pronti con le nostre truppe anzi che 50.000 uomini sono già lì schierati e addestrati per risolvere la crisi libica. Se anche fosse vero, tali informazioni debbono rimanere riservate, una volta c’era il segreto militare!

Ieri sera due interessanti momenti televisivi: Mattia che alla direzione del suo partito interviene sulla questione richiamando i ministri all’ordine, ma non è questo che mi ha colpito, evidentemente qualcuno che tira la giacchetta c’è ancora nei dintorni di Palazzo Chigi. Sono stati il volto e la voce leggermente alterati, affaticati, la storia sta bussando anche alla nostra porta e quando ciò accade non si può vivere di espedienti e di battute.

Il secondo è stato 8 ½ della Gruber con il generale Arpino. Se avessi potuto l’avrei voluto abbracciare tanto mi è sembrato grande. Tranquillo, sereno ha detto che prima di parlare è sempre meglio pensare. Ogni riferimento a Pinotti e Gentiloni è puramente casuale! Che non si può giocare sulle parole. Il peace keeping, quello che abbiamo fatto in passato richiede che ci sia un trattato di pace tra due entità. In questo caso l’invasione avviene in un territorio in cui lo Stato è stato distrutto e vanificato proprio dall’intervento occidentale con l’avallo dell’ONU e l’invasore non intende trattare con nessuno, men che meno con gli infedeli. Ciò di cui si parla è GUERRA. Morti, feriti e distruzioni, questo è ciò a cui dovremmo essere preparati non solo tecnologicamente ma psicologicamente. A questa chiara e cristallina presa di posizione il direttore Sallusti, che aveva la sua linea editoriale interventista da difendere, ha saputo obiettare poco, ha farfugliato che secondo i suoi esperti 60.000 uomini bastavano … e il generale chiede allora .. per fare che? per tenere Tripoli e dintorni …

Se potete cercate di rivedere la trasmissione di ieri sera, è troppo interessante: si vede chiaramente il ruolo della stampa che ormai non è più  quello di informare e di documentare ma è quello di formare e indirizzare emozioni collettive da utilizzare per grandi operazioni politiche. Chi se frega della Libia! ciò che conta è impaurire il bianco autoctono perché diffidi del vicino di casa dalla pelle olivastra, che veda l’islamico come una minaccia, come un violento che vuole sgozzare tua sorella.

E se l’illuminata Europa vuole sopravvivere deve continuare a pensare con la testa, non con la pancia.

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