Noi, loro

Negli ultimi tempi, sempre più di frequente, mi è capitato di discorrere con amici e parenti, con persone perbene e che stimo, sulla diffusa paura del terrorismo, sull’avanzata dell’ISIS, sul problema dell’invasione degli immigrati, sui pericoli della guerra.

Prevale in quasi tutti la convinzione che noi siamo minacciati, che ci dobbiamo difendere rendendo inoffensivi i nemici, che in particolare l’Islam sia una minaccia pericolosa e inquietante. In tutti riemerge quella matrice cattolica o cristiana normalmente relegata in qualche pratica episodica ma che sembra essere l’unica àncora di salvezza prima della contaminazione da chi è diverso da noi. Il rom, il negro, il marocchino, alla fin fine anche l’ebreo, un po’ anche i filippino, ma quello è cattolico … sono altrettanti spettri che affollano le nostre paure più nascoste, allora il volto minaccioso e maschio del nuovo profeta con la felpa che dalle fredde regioni del nord viene a salvare questi ladroni della capitale, quei mafiosi del sud ci dà nuova speranza e luce.
No, i miei amici non sono diventati leghisti ma sempre più spesso dicono che Salvini tutti i torti non ce li ha, e tanto basta …
Sono preoccupato perché il leghismo in salsa lepeniana potrebbe attecchire in una nazione in cui meno di cento anni fa ha prevalso il fascismo e in cui da trent’anni il fascino dell’uomo forte seduce a destra e a sinistra.
Ma la sindrome del noi e loro, sindrome molto presente quando si comincia ad avere paura e l’unica speranza è di confondersi in un gruppo, una mandria, un gregge, un plotone, una schiera, un partito, … la sindrome del ‘noi e loro’, dicevo, è alla base di tutti i fenomeni violenti di questi giorni. In queste ore lo vediamo a Rotterdam in Olanda dove il piacere di menar le mani, di spaccare tutto, di vendicarsi non è dissimile dalle violenze tra compatrioti in Ucraina, dalla durezza dello scontro sull’economia tra Grecia ed Europa, somiglia agli scontri tribali della disastrata Libia …
Insomma sono sempre più convinto che se osserviamo la violenza che ci circonda, qui in patria e fuori ai nostri confini, se parliamo di voglia di menar le mani, se parliamo di violenza sulle donne, se parliamo di crudeltà e di efferatezza, se parliamo di terrorismo e sopraffazione, dovremmo onestamente ammettere che non c’è un noi e un loro ma solo un NOI, noi e loro siamo sulla stessa barca. La violenza dell’ISIS ci appartiene sia perché parte di quei giovani è cresciuta in Europa e in America, ha respirato la nostra cultura e le nostre perversioni mediatiche, si è abituata alle mollezze della ricca civiltà tecnologica, condivide la stessa paura per un futuro privo di petrolio e meno prospero di quanto promesso dai padri.
13 anni fa con la legge Bossi Fini si credette di ergere una muraglia a difesa della società italiana dall’invasione dei barbari ma gli effetti non sono stati quelli sperati. Gli schiavi a basso costo per lavori sgraditi sono necessari in una società ricca ma ora che anche i ricchi piangono qualche Santanchè di turno vorrebbe deportare tutti i sospettabili di terrorismo. Noi di razza autoctona e loro meticci o di razza diversa. Noi democratici che esportiamo la democrazia a loro primitivi violenti …

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Un commento molto bello che trascrivo in primo piano.

Caro Preside, intanto… le dico che mi fa piacere sempre leggerla, anche se finora non sono mai riuscita a testimoniarglielo… E’ proprio questo quel che penso… Oggi ho accompagnato i miei alunni della IV alla mensa della Caritas di colle Oppio. Questa classe non è facile, razzistelli che plaudono a Salvini figo con la felpa, fascitelli perché bisognosi di ordine, omofobi perché impauriti che possa esistere un’altra sessualità. Sono andata con tanta ansia: non sapevo quale potesse essere la loro reazione, ma non sapevo neppure quale potesse essere la mia reazione … non sapevamo, io e loro, cosa sarebbe successo. Gli operatori mi hanno chiesto di assegnare i ruoli ai ragazzi. All’entrata, bisognava accogliere gli ospiti e controllare il loro permesso. In sala, bisognava servirli. E poi pulire i vassoi, scaricare l’immondizia, stare al computer e registrare tutti. All’impronta ho distribuito i ruoli, senza la sicurezza che sento quando insegno la letteratura. Ho realizzato che due degli alunni ritornavano con gioia a parlare arabo e francese e che erano capaci di spiegare a giovani magrebini appena arrivati che non potevano mangiare perché non avevano il tesserino, ma lo spiegavano con garbo, dimostrando tutto il loro dispiacere. Ho scoperto che altri di loro non si sono risparmiati nel servire gli ospiti e nel ripulire dopo 600 pasti ed ho soprattutto scoperto che tutti loro, nessuno escluso, son stati, semplicemente, giovani: allegri, malandrini e con un grande amore per la vita. Forse neppure lo sanno, o forse sì… non so. Quanto può fare la scuola?

Lucia Maiorano

 

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3 thoughts on “Noi, loro

  1. Caro Preside, intanto… le dico che mi fa piacere sempre leggerla, anche se finora non sono mai riuscita a testimoniarglielo… E’ proprio questo quel che penso… Oggi ho accompagnato i miei alunni della IV alla mensa della Caritas di colle Oppio. Questa classe non è facile, razzistelli che plaudono a Salvini figo con la felpa, fascitelli perché bisognosi di ordine, omofobi perché impauriti che possa esistere un’altra sessualità. Sono andata con tanta ansia: non sapevo quale potesse essere la loro reazione, ma non sapevo neppure quale potesse essere la mia reazione … non sapevamo, io e loro, cosa sarebbe successo. Gli operatori mi hanno chiesto di assegnare i ruoli ai ragazzi. All’entrata, bisognava accogliere gli ospiti e controllare il loro permesso. In sala, bisognava servirli. E poi pulire i vassoi, scaricare l’immondizia, stare al computer e registrare tutti. All’impronta ho distribuito i ruoli, senza la sicurezza che sento quando insegno la letteratura. Ho realizzato che due degli alunni ritornavano con gioia a parlare arabo e francese e che erano capaci di spiegare a giovani magrebini appena arrivati che non potevano mangiare perché non avevano il tesserino, ma lo spiegavano con garbo, dimostrando tutto il loro dispiacere. Ho scoperto che altri di loro non si sono risparmiati nel servire gli ospiti e nel ripulire dopo 600 pasti ed ho soprattutto scoperto che tutti loro, nessuno escluso, son stati, semplicemente, giovani: allegri, malandrini e con un grande amore per la vita. Forse neppure lo sanno, o forse sì… non so. Quanto può fare la scuola?

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