Minuetti, polpette avvelenate, caciara

Nella recente vicenda del sindaco Marino si può osservare quanto potere sia gestito dal sistema mediatico, giornali, TV, libri, rete. Una specie di prova generale per ulteriori grandi manovre per indirizzare la società e la politica.

Che quella degli scontrini di Repubblica fosse una polpetta avvelenata è ormai quasi assodato: Umberto Eco dovrebbe far fare una bella ricerca sul modo in cui un personaggio politico incisivo, fuori dal coro, scomodo può essere lentamente distrutto con notizie quasi vere, con illazioni buttate là dal cittadino casualmente intervistato per strada. Il sistema di potere insediatosi nella gestione della città con Alemanno reagì subito contro Marino con i suoi giornali alimentando un malessere diffuso contro la nuova amministrazione. Il caso dei pozzi avvelenati fu esemplare: comitati di quartiere capeggiati da esponenti politici locali di destra denunciarono che l’acqua dei pozzi nei dintorni di Fiumicino e di Malagrotta era avvelenata. Per un po’ pensammo che fosse il comune a distribuire acqua avvelenata, poi venne fuori che il comune stava per municipalizzare quei pozzi ma che la nuova amministrazione Marino aveva imposto controlli e standard europei per cui quell’acqua non era da considerare potabile e quindi non poteva essere ‘municipalizzata’.  La colpa era di Marino!

Venne poi il caso dei maiali che grufolavano intorno ai secchi dell’immondizia nella periferia romana. Una foto costruita ad arte nel momento in cui l’amministrazione fronteggiava a fatica l’incuria dei romani e la non collaborazione degli addetti. Una montatura che nessuno cercò di smontare e che fu assecondata da tutti i giornali anche da sinistra avallando l’idea che l’amministrazione fosse lenta ed inefficiente.

L’inchiesta su Mafia Capitale fu come al solito presentata in modo confuso nel pieno della caciara  dei talk show: sistematico fu lo slittamento dell’attenzione dall’amministrazione Alemanno alla nuova che era certamente inquinata da alcune presenze nel partito democratico ma che era stata l’innesco che aveva permesso al Procuratore di Pignatone di agire. Nell’immaginario diffuso Marino condivideva la responsabilità di quel bubbone, anzi per settimane fu sotto scacco perché il prefetto studiava le carte per sciogliere eventualmente la giunta Marino per infiltrazioni mafiose. La caciara dei giornalisti vocianti e supponenti ha sistematicamente confuso le acque fintanto che Alemanno, prosciolto dall’accusa di associazione mafiosa, torna sugli schermi con il suo volto emaciato ma ben curato a promettere nuove gesta politiche.

Per tutta l’estate tutte le reti e tutti i giornali parlarono del funerale Casamonica, un evento di cattivo gusto che una famiglia molto ricca si è potuta permettere come certamente si sarà permessa per celebrare i matrimoni di famiglia. Non meritava tanta attenzione ma consentiva la celebrazione del perbenismo moralista che vede nel ricco il malvivente, nel potere il malaffare e la malavita, nel Rom un potenziale ladro e rapitore di bambini. Così in modo ossessivo tutte le sere, se si accendeva la televisione, si ricordava che il sindaco se ne stava a sguazzare nelle acque calde tropicali e non tornava a mettere le cose a posto.  Non sono un buon lettore di giornali ma per quel poco che ho visto non c’è stata nessuna vera inchiesta giornalistica sulle fortune dei Casamonica, sulla loro situazione fiscale, sulla loro reale pericolosità sociale.

Altro esempio di manipolazione mediatica è il caso del viaggio a Philadelphia. Un giornalista si permette il lusso di fare una domanda trabocchetto addirittura al Papa il quale, o ci cade o era d’accordo, sputtana per sempre il primo cittadino di Roma dandogli dell’imbucato.  Marino troppo centrato su se stesso e sul suo irreprensibile moralismo dice una mezza verità quando afferma che il suo viaggio non graverà sulle finanze del comune dimenticando di dire che due o tre addetti del comune lo avrebbero seguito e le loro missione sarebbero state a carico dei cittadini. Incomincia il minuetto: la notizia sarà data a piccoli passi galanti sollecitando la curiosità del lettore sospettoso. Il giornalista non approfondisce subito la questione, lascia intendere che l’affermazione di Marino sia vera per poi chiedersi qualche giorno dopo chi pagava l’addetto diplomatico o la segretaria. Lo sgretolamento dell’immagine è lento ma progressivo, finché la scoperta che due o tre scontrini pagati con la carta di credito del comune non erano ben giustificati. Il minuetto mediatico continua, piccole notizia diffuse sulla rete, poi sui giornali, ingigantite la sera nelle accese discussioni dei talk show. Tutti a parlare di 55 euro per una bottiglia di vino! Che poi diventano 20.000 euro di spese di rappresentanza …  il nostro, mostrando alla fine di essere inadeguato a fronteggiare tante ostilità, tanti minuetti e punture di spillo, sbotta dicendo che regalerà i 20.000 euro al Comune. E’ fatta, ha capitolato, operazione compiuta, giù il sipario, ora il deus ex machina dell’operazione può orgogliosamente dire che il suo partito ha sfiduciato il sindaco di Roma che già alle primarie aveva prevalso contro una parte del PD.

E Renzi dice ciò in modo galante nel minuetto faziano in cui si celebrano i fasti del nuovo duce che sta rimettendo in piedi l’Italia. Fazio segue disciplinatamente la sua scaletta ben orchestrata per dar modo al presidente del Consiglio, al segretario del partito di maggioranza relativa, di esternare con saggezza e con levità la mole di realizzazioni del suo governo, i miracoli del suo attivismo. Il Renzi che discorre con la Merkel, che parla con Putin, che promette pace e prosperità all’Africa e predice all’Italia nuovi fatali compiti universali diventa nel corso del minuetto faziano un gigante simpatico e alla mano forte ed efficiente che liquida con poche battute il caso di quel cretinotto che non solo si era imbucato nel viaggio papale ma si era imbucato, ospite sgradito, nella corriera del PD con delle primarie (che sembrano sempre più pericolose per lo status quo) e con uno sgradevole 60% alle elezioni che ridimensiona quel 40% alle europee e quella designazione dall’altro dei poteri forti (mediatici) che invece avevano incoronato il povero Mattia il gradasso.

In questa storiella c’è una morale: il vero potere di oggi sta in una strana conglomerata costituita da giornali, libri, TV, rete che eleva sugli altari chi vuole anche personaggi insulsi e di poco valore e competenza e abbatte chiunque sia scomodo e poco manovrabile. Questo potere ha diritto di vita e di morte come gli antichi sovrani, decide chi sparisce sepolto dal silenzio e dall’indifferenza, condisce e imbelletta chi vuole finché questi è utile alla causa e finché fa vendere copie e alza l’audience.

Chi mi legge dirà: ma questo è un vecchio discorso lo sapevamo! Vero, ma c’è qualcosa di nuovo, forse. Chi aveva capito in pieno la questione era Berlusconi, ci ha costruito un impero economico e un potere politico ventennale. Ha modificato, plasmato e blandito la testa di una maggioranza vasta di cittadini, ma ora, come accade a tutti gli apprendisti stregoni, l’apparato si è emancipato e il padrone fa fatica a controllarlo. Un esempio per me convincente è la 7 in cui Mentana che ha sempre giocato da giornalista indipendente coordina un palinsesto capace di attirare trasversalmente i sinistri, i destri, i delusi, gli arrabbiati, i moralisti, giovani e vecchi. Sono loro, quella della 7 che ora decidono se Verdini sia presentabile o impresentabile, se i cinque stelle sono pieni di saggezza e competenza, se un personaggio politico diventa o no una macchietta impresentabile (dimenticavo di dire che Crozza è organico a questo sistema mediatico).

In questi giorni i responsabili di questi sistemi staranno brindando celebrando la loro onnipotenza collaudata anche in questo ultimo caso, quello di Marino. Per Renzi si aspetta, per il momento serve e non va disturbato, archiviare la storia dei 600.000 euro di spese di rappresentanza alla provincia di Firenze, potrà venir utile in futuro non si sa mai. Coltivare amorevolmente l’immagine buonista dei pentastellati, incoraggiarli a prendersi dei rischi concorrendo realmente a vincere nelle tre capitali d’Italia, valorizzare quel 25% stabile che inchioda tutti i politici a giocare di rimessa. L’unico che gioca senza remore e accettando alti rischi (per gli altri) è Mattia il gradasso, coraggioso o temerario, non è dato sapere.

 

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