Concludendo, no

Ieri mattina avevo deciso di riscrivere un pezzo conclusivo sulla questione delle trivelle, visto che una mia affezionata e attenta lettrice mi aveva detto che non aveva capito bene come avrei votato.

Poi mi sono imbattuto in un bel post chiaro e ben scritto che esordiva dicendo esattamente quello che faticosamente e meno chiaramente avevo scritto sul mio blog.

Referendum trivelle: un SI nonostante i comitati

Ma ho dovuto leggere  tre volte con attenzione il testo di Rosso di sera perché quelle stesse considerazioni mi portavano a conclusioni opposte cioè al NO. Consiglio di leggere quel post e i commenti che ne sono seguiti.
Segnalavo all’autore un punto che portava a conclusioni opposte alle mie, punto che acutamente sollevava anche Bortocol nella sue considerazioni. La vittoria del SI, abolendo la concessione perpetua alle piattaforme attualmente aperte, ripristina la legislazione precedente per cui sarà possibile gestire le nuove trivellazioni con concessioni temporanee secondo le norme europee. E’ la tesi che esplicitamente ha sostenuto ieri sera nella trasmissione Virus il governatore della Puglia Emiliano. (quindi se si vota SI’ si voterebbe per la prosecuzione dello sfruttamento degli idrocarburi in mare !!! )

Ho continuato a leggere e riflettere, ad ascoltare alcuni dibattiti televisivi sull’argomento a seguire alcuni dibattiti sulla rete a a questo punto vorrei, se ci riesco,  riassumere e  concludere.

La discussione è molto spesso inquinata da posizioni ideologiche, da sentimenti nobili, da paure inconsce, da risentimenti invidiosi, da pregiudizi populisti, da interessi economici, da interessi politici, da beghe partitiche, da fratture istituzionali. Un vero casino. Ognuno promette qualcosa che è del tutto fuori della questione sollevata, l’irrazionalità regna sovrana, i dati e i fatti sfuggono a qualsiasi controllo scientifico.

(questa è una digressione che mi sorge spontanea ora che sto scrivendo. La Babele di lingue e di posizioni di questi giorni su queste tematiche, come anche sulla maggior parte della questioni della vita pubblica, è il frutto della fusione della nostra mentalità positivistica europea occidentale con culture del passato che riaffiorano e con culture forti di altre parti del mondo. Dall’oriente buddista, dalle regioni del Tibet abbiamo importato non solo il religioso rispetto della vita della natura ma anche i mantra, le litanie, le ritualità ipnotizzante. Molte dei post della rete per il Sì hanno questo carattere rituale, più volte ripetiamo una frase più aumenta la probabilità che sia vera per noi. Dal passato medioevale, del quale percepiamo l’incombente ritorno prossimo venturo, prendiamo il rigido moralismo, la religiosa osservanza di una morale in parte cristiana che vede nella ricchezza e nel capitalismo aspetti dell’influsso del demonio sulla storia. Per la verità ci sono anche i Celti che dal nord avanzano con i loro riti guerrieri e violenti e che non amano la complessità ma il taglio dei nodi con una lama di spada senza tante elucubrazioni riflessive. Chiusa la digressione che si adatta alla difficoltà di questi ragionamenti ma anche alla figura di Casaleggio di cui ieri è stato celebrato il funerale)

Per uscire dal garbuglio, dallo gnommero delle trivelle cerco allora di adottare un metodo razionale semplificando la questione e tornando ai suoi termini essenziali.

La decisione fondamentale (1) che fu presa fu quella di interrompere la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi entro le 12 miglia marine. Questo non è in discussione, su questo siamo tutti d’accordo. Anche chi vota NO può sentirsi ecologista.

Successivamente con un emendamento inserito in una finanziaria (2) fu deciso che gli impianti in essere potevano completare il loro lavoro fino ad esaurimento dei giacimenti nel rispetto delle norme e della sicurezza.

Se vince il Sì gli impianti attuali alla scadenza della concessione devono chiudere ed essere smantellati. Non è vero che, come dice Emiliano, si torna alle gare perché nuove trivellazioni non potranno essere fatti per la legge (1). Ci sono impianti che comunque hanno ad oggi  licenze che scadono tra 10 o 20 anni, quindi a breve non succede niente.

Non sappiamo quanto gas e quanto petrolio  sia effettivamente disponibile tramite gli impianti attualmente attivi, c’è chi dice che c’è poca roba (ma allora la norma (2) si esaurirebbe in pochi anni e festa finita) altri sostengono che c’è  ancora molto gas e petrolio, ancora per un decennio o un ventennio e allora sarebbe proprio da fessi chiudere tutto per la paura di incidenti che sinora non ci sono stati con la cinica certezza che tanto l’energia la potremo prelevare e comprare da paesi in cui il problema della salubrità del mare non si pone.

E’ possibile che la norma (2) sia stata introdotta per effetto di pressioni della lobby dei petrolieri, non possiamo escluderlo. E allora? Ciò mi danneggia o mi favorisce?

La norma (2) è migliorabile? certamente sì. Il Parlamento, le regioni, gli organi tecnici preposti alla gestione dei beni pubblici ci penseranno quando il problema si porrà. L’Europa deciderà. Io sono per la democrazia rappresentativa, non ho la presunzione di governare direttamente con un click o con una croce su un pezzo di carta, voglio degli amministratori e dei politici competenti e consapevoli che operano con coerenza con un quadro di valori e di prospettive che io riesca a capire in grande senza curare i dettagli che sono in mani agli specialisti.

Quindi serenamente voterò NO.

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2 thoughts on “Concludendo, no

  1. Legittimo. Serenamente voterò SI in primis per cacciare renzi e accoliti del pd perché ritengo che sono dei sovversivi e stanno distruggendo la democrazia in secundus perché prima la finiamo con i fossili prima abbiamo la possibilità di allungare la vita alla terra in terzis non esistono nel diritto Europeo concessioni a tempo indeterminato e per ultimo invito alla lettura del libro di Alok Jha “Manuale dell’apocalisse” – cinquanta ipotesi sulla fine del mondo – . Un cordiale saluto LP.

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