Riflessioni di tre anni fa, attualissime

Il primo incontro dell’anno. Una radicata ed antica consuetudine è quella di indovinare, divinare il futuro,  l’esito di una nuova impresa, la vittoria in una nuova battaglia sulla base di segni premonitori che diventano spesso oggetto di superstizione. Così durante il primo giorno dell’anno si mangiano lenticchie, ci si bacia sotto il vischio, si indossa un capo nuovo per auspicare un anno migliore, più ricco e più sereno. Una di questi presagi da interpretare è il primo incontro con uno sconosciuto che si fa nella giornata del primo dell’anno.
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Oggi 2 gennaio 2013  il primo incontro dell’anno ha provocato molte riflessioni. Siamo stati a pranzo da mia suocera. Mia cognata ha invitato una signora rumena che viene da qualche giorno ad assistere per qualche notte mia suocera, ormai molto anziana e piena di acciacchi.
La signora era sola a Roma ed ha accettato l’invito volentieri preparando un dolce buonissimo, una rivisitazione rumena del nostro tiramisù.
Una persona dolcissima, una ostetrica  portata fuori del suo paese fino in casa nostra dal vento della crisi economica internazionale che da decenni imperversa in giro per il mondo.
Con signorilità e discrezione accenna alla sua storia personale certamente non facile, parla di ogni cosa con positività, si illumina quando accenna alla speranza di trovare lavoro qui in Italia come ostetrica.
Sono subito colpito dalla padronanza della lingua italiana e chiedo da quanto tempo vive in Italia. Da Maggio, ma avevo cominciato a studiare l’italiano già in Romania. Correggo qualche accento e mi ringrazia e mi dice che quando viaggia in autobus origlia tutti i discorsi per carpire le nostre espressioni più frequenti e tipiche. Parlando dei Cachi acerbi che ‘allappano’, dico io, lei precisa ‘sono astringenti’.
Mentre parlavamo fino a pomeriggio inoltrato, almeno tre sono state le riflessioni che mi hanno attraversato la mente e che vorrei condividere in questo primo post del 2013.
Questa donna forte e piena di speranza mi ricorda il pomeriggio dell’ultimo dell’anno dedicato a Rita Levi Montalcini.
Noi italiani ci siamo abituati a non entrare in empatia con popolazioni di migranti che portano nel proprio fardello sofferenze, speranze, umiliazioni, successi e pensiamo che ciò che è successo ai loro sistemi politici ed economici non possa accadere a chiunque altro, anche a noi.
Noi italiani diamo ancora ascolto ad imbonitori da strapazzo che si permettono di sostenere che la crisi di un anno fa fosse una macchinazione, una congiura che ci ha messo in scena una crisi inesistente perché in realtà noi siamo ricchi, buoni e bravi. I greci, i portoghesi, gli islandesi, gli spagnoli, gli stessi russi, gli argentini, tutte le popolazioni dell’est europeo sembrano non insegnarci nulla, noi con i nostri leader carismatici non temiamo nulla, possiamo continuare a sognare le ipotesi più ardite, come quella di ricominciare a stampare moneta!
Noi italiani abbiamo disprezzato il bisognoso, gelosi della nostra roba, delle nostre consuetudini, delle nostre comodità, abbiamo alzato le mura del leghismo, del razzismo, della paura e dell’invidia. Non ci siamo accorti delle ricchezze che queste persone portavano con sé, della vitalità della loro voglia di riscatto, delle culture che potevano integrarsi con la nostra.
Queste riflessioni continuano ad essere di una lacerante attualità. 

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