Paolo, batti un colpo

La dissoluzione del PD celebrata nel peggiore dei modi, bruciando progressivamente le residua speranze che qualcosa di positivo possa succedere, avviene in un quadro economico ed istituzionale internazionale paurosamente preoccupante. Il nostro ‘miglior’ politico sta dando di matto, è scappato in America, cinguetta diffondendo cazzate degne solo della attenzione di noi perditempo di internet.

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Di legge elettorale nemmeno l’ombra, parliamo ossessivamente da un lato del nuovo stadio della Roma e di annesso centro commerciale e dall’altro dei contorcimenti dei Bersaniani transfughi dalla Ditta che non hanno contato bene quante truppe avevano al seguito.

Chi rimane al suo posto è Paolo Gentiloni, sempre più silenzioso e rispettoso dell’etichetta istituzionale che gli impedisce di tradire il Colle ma anche il boss del suo partito. Rispetta i tempi del Parlamento ben sapendo che questa attesa della legge elettorale è tempo concesso al suo governo.

Ma non può disattendere i moniti, gli avvertimenti, gli ultimatum della Commissione Europea che vigila sugli equilibri finanziari degli Stati dell’Unione. Mancano 3,5 miliardi per rendere il bilancio italiano formalmente accettabile in base ai trattati sottoscritti. L’unica soluzione è aumentare le accise, cioè le tasse indirette su alcuni beni di consumo come ad esempio la benzina. Aumentare le tasse scontenta tutti e può accendere quel ribellismo che cova sotto le ceneri di un paese depresso.

Per qualche settimana abbiamo sperato, noi borghesi moderati, che una figura di politico proveniente dalle seconde file ma con una lunga esperienza di servizio attivo possa costituire la riserva ultima per comandare la linea di resistenza del Piave.

E’ ora, proprio in questi giorni, che Paolo Gentiloni può e deve battere un colpo, decidere in autonomia per il bene comune senza sottostare ai tatticismi dei politici piuttosto scialbi o addirittura impazziti del suo partito. E il colpo che dovrebbe battere è un colpo europeista, deve mostrare lealtà nei confronti di quella istituzione che sovrasta il nostro stato e che è l’unica che può offrire un’ancora di salvezza. Se poi gli italiani vorranno consegnarsi ai Salvini, ai Grillo o a casa Paund, Paolo Gentiloni potrà lasciare con la coscienza di avere fatto il possibile.

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