Bufale legislative

Manovre diversive continue per attirare l’attenzione e abbindolare l’elettore.

Ora c’è la campagna pentastellata contro i vitalizi e  quella parallela di Renzi per vendicarsi dei deputati che continuano ad entrare nei sacri palazzi mentre lui è un normale cittadino.

Luigi Di Maio, in occasione della conferenza stampa "I say no to save Italy's  future" indetta dal M5s sul referendum del 4 dicembre, Roma, 17 ottobre 2016.  ANSA/ALESSANDRO DI MEO

I vitalizi parlamentari sono stati aboliti dal 2012, successivamente per i nuovi parlamentari la pensione verrà corrisposta sulla base delle contribuzioni nei tempi previsti per tutti gli altri cittadini. Ovviamente essendo la loro indennità molto più alta di tutti gli altri cittadini possono sperare di cumulare una pensione di tutto rispetto, dipenderà se continueranno a lavorare nella politica o se nel privato saranno impiegati in professioni o mestieri altrettanto redditizi.

Ma allora di che stiamo parlando? Possibile che siano così autolesionisti da rinunciare ai contributi che lo Stato versa per loro mettendo a repentaglio il loro futuro? Sono così generosi?

Forse è quello che molti pensano vedendo le faccine dei pentastellati che loro sì che sono bravi e nuovi e che fanno questa militanza senza alcun secondo fine, men che meno per sbarcare il lunario.

Ho seguìto con attenzione le cronache televisive sull’argomento e, stando alle rapide battute, si ha proprio l’impressione che lo scontro sia tra buoni e cattivi, tra onesti e ladri, tra benefattori e affamatori.

Non ho sentito nemmeno un giornalista che abbia spiegato bene di cosa si sta parlando e quale sia la ragione del contendere.

Ebbene le due proposte di legge quella de PD e quella del M5S sono fumo negli occhi tanto per imbambolare l’elettore.

Nessuno vuole rinunciare alla pensione, si vuole che i contributi invece di finire nelle casse dell’amministrazione della Camera vengano mensilmente versate come accade a tutti cittadini nelle casse dell’INPS. Quindi nessun risparmio per Pantalone ma semplicemente cambiamento dello scrigno in cui conservare questi soldi che a tempo debito dovranno essere versati agli aventi diritto sotto forma di pensione vitalizia. Tutto qua.

In effetti un problema c’è ma è transitorio, forse per una ventina di anni.

Per una grande amministrazione che abbia una cassa pensioni propria, e ce ne sono molte di questo tipo come ad esempio quelle degli ordini professionali o delle grandi corporation, i contributi pensionistici sono una partita di giro, cioè il contributo pensionistico da versare è una uscita per un capitolo, quello dei deputati in essere, pari ad una entrata per la cassa aziendale che eroga le pensioni ai deputati in pensione. Nel bilancio globale della camera ciò che si vede è solo l’uscita per gli ex deputati in pensione.

Se passa la legge, i contributi previdenziali dovranno effettivamente essere versati nelle casse dell’INPS ma le pensioni dei vecchi deputati devono essere pagate dalla cassa mutua della Camera, quindi nel bilancio della Camera aumentano le uscite effettive che ovviamente dovranno essere ripianate da pari finanziamento da parte dello Stato. A meno che tutto, anche la cassa previdenziale delle camere non passi al gran calderone dell’INPS.

Quindi il gioco è fatto. Nessuno rinuncia  a niente. Ci potrebbe essere un aggravio temporaneo del bilancio delle Camere e quindi dello Stato oppure un appesantimento del bilancio dell’INPS.

Direte voi, chi se ne frega tanto è tutto equivalente … no cari miei, nel secondo caso, tutto passa alla competenza dell’INPS, il costo della rappresentanza parlamentare, almeno per la parte che riguarda il pregresso dei vecchi vitalizi, sarebbe sulle spalle dei soli lavoratori che finanziano con i loro contributi l’INPS e non toccherebbe le tasche di quei cittadini che non sono lavoratori dipendenti,  come ad esempio coloro  che  vivono di rendita, che non pagano per ciò stesso contributi all’INPS.

Qualcuno continua a prendervi in giro, guagliò!

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