Ci fanno o ci sono?

Spesso mi chiedo se ci fanno o ci sono. Reputavo Zingaretti un buon politico e penso che abbia amministrato bene la regione Lazio, ma ieri ho cominciato a dubitare seriamente.

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Da settimane il problema dell’approvvigionamento idrico di Roma e dintorni occupa le cronache anche a livello nazionale. La siccità è una cosa molto seria, il primo effetto più evidente dei cambiamenti climatici che ci sovrastano.

Le nostre amministrazioni locali hanno balbettato la proposta di soluzioni a dir poco risibili quali la chiusura dei nasoni, pannicelli caldi rispetto alla gravità del problema. Nessuno, per quanto ho potuto vedere io, ha messo noi cittadini di fronte alla necessità di cambiare abitudini, per un po’ o per sempre, riducendo i consumi dell’acqua, meno docce, meno sciacquoni del water, meno prati all’inglese, meno gocciolii dei rubinetti. No, si insiste sulle perdite degli acquedotti che sono un retaggio della vecchia politica fatiscente.

Insomma niente di nuovo, l’emergenza viene amministrata dalla stampa, da giornalisti incompetenti la cui unica attività è quella di mettere il microfono sotto il naso del primo passante che incontrano per strada e se la risposta è del tutto imbecille l’intervista viene diffusa in tutti i telegiornali nazionali.

In questo quadro desolante  in cui ai politici frega poco della realtà ma interessa solo l’umore viscerale della gente, il presidente della regione Lazio Zingaretti decreta l’interruzione della captazione dal lago di Bracciano per ragioni di equilibrio dell’ecosistema lacustre. Va in televisione e rivendica la bontà di questa scelta estrema affermando che l’acqua è finita. Ma è proprio scemo? Nessuno lo denuncia per procurato allarme? Parlo qui da cittadino ignaro ma coinvolto. Vuole forse ingigantire il problema per mettere in difficoltà la Raggi? Se fosse così avremo la Lombardi alla regione. Sta ottemperando ad un obbligo di legge e vuole onestamente assumersi l’onore politico di una decisione impopolare? Io l’avrei fatto in altro modo lasciando che la decisione fosse presa dagli organi tecnici con motivazioni che altri più competenti di me avrebbero potuto meglio illustrare e difendere.

Questa vicenda è rilevante anche per un altro aspetto politico istituzionale: qualcuno ci aveva illuso che l’affermazione referendaria che l’acqua fosse un bene pubblico sarebbe stata rispettata e avrebbe assicurato a tutti acqua in abbondanza e a poco prezzo. Purtroppo le cose non stanno così, l’acqua che magicamente esce dal nostro rubinetto fa un lungo percorso che l’Acea per Roma gestisce e controlla. Leggere qui.  Come si bilanciano i poteri dei nostri rappresentanti politici e quelli dei manager dell’azienda che ha il monopolio dell’acqua? Chi detiene i veri cordoni della borsa? Chi ha più potere di ricatto e di interdizione? In questo quadro un buon politico attento sia agli umori immediati sia alle prospettive di lungo periodo non fa annunci spot, si muove con prudenza, rassicura, educa, dice le cose come realmente stanno, non usa l’perbole e la battuta ma si confronta e ragiona anche con l’avversario politico con cui istituzionalmente deve collaborare.

Insomma io avrei inserito il provvedimento in un pacchetto organico di interventi interistituzionali e sarei andato in televisione a fianco della Raggi e di altri responsabili che in questa vicenda devono giocare un ruolo più o meno decisivo.

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