Piccolo racconto ferragostano

Domenica 13 agosto passeggiata al Ponte di Castruccio sulla Lima sotto Piteglio. Abbiamo tutto il necessario per Pietro che ha ormai sei mesi ma noi adulti speriamo di poter prendere un caffè all’agriturismo, lo scorso anno non fu possibile e rimanemmo un po’ delusi.

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Arrivati verso le 10 troviamo una certa  animazione, sulla grande spiazzo di fronte alle vecchie dogane medioevali trasformate in agriturismo un tendone sovrasta tavoli in legno massiccio per un centinaio di posti, in un angolo un chiosco per le birre, all’angolo opposto un grill già acceso e fumante  dove un macellaio sta preparando la carne da cuocere, sul greto  del fiume delle sdraio e tavoli per consumare un aperitivo e prendere il sole. Gran via vai di  famigliole che si inoltrano nel bosco per percorrere un antico sentiero che conduce ad altri due piccoli ponti romani che oltrepassano altrettanti ruscelli affluenti della Lima.

Si può avere un caffè? Chiediamo. Certo, ma dovete accomodarvi dentro. Ci serve e ci intrattiene una splendida cameriera di origine africana che parla un italiano perfetto, preciso, fluente con leggere inflessioni toscane. Intanto un ragazzo bianco dall’aria di studente di buona famiglia gira con pile di piatti per preparare le tavolate all’esterno, piatti in tono con una apparecchiatura  finto medievale rustica di buona fattura e di gran gusto.
Finita la passeggiata nel bosco, dopo che con della forbici  da giardiniere avevo liberato qualche passaggio da rovi troppo invadenti, dopo aver giocato sul greto del fiume con Pietro, era ora della pappa e così siamo tornati alle dogane ed abbiamo chiesto se c’era un tavolo libero disponibile. Mentre Pietro mangiava di buon appetito, divertito dalla gente che stava arrivando, ho approfittato per osservare meglio la scena che si stava via via popolando: tanti cani in giro in genere al guinzaglio di razze pregiate molto diverse, ben tenuti ed accuditi, un gruppetto di francesi che erano, a giudicare dai loro discorsi, figli di emigranti italiani che provenivano da questi paesi toscani, un gruppo di tedeschi accompagnati da un ragazzo italiano che faceva da cicerone che parlava un tedesco scolastico ma abbastanza fluente e sicuro, alcune signore dell’est forse occupate in paese come badanti e che di domenica approfittavano per una passeggiata in libertà.
Al chiosco delle birre c’era la fila e il macellaio aveva cominciato a cuocere la carne sulla griglia. Timidamente chiediamo se per caso c’erano posti e ci dicono che per una settimana era tutto già prenotato. No problem, avevamo previsto di mangiare a casa, ci torneremo.
Riprendiamo la passeggiata verso il parcheggio e all’angolo di una delle casette una targa di ottone con la bandiera europea con la data del restauro delle dogane medioevali realizzata con il contributo dei fondi europei.
Sarà che avevamo bevuto una birra come aperitivo ma ero più allegro e rincuorato da quella animazione festosa di persone che parlavano lingue diverse e che usavano una antica dogana per stare insieme.

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