Primi incontri del ‘18

Scusate se forse mi ripeto ma la ciclicità del tempo suddiviso in anni mi porta inevitabilmente a rivivere esperienze di cui ho già parlato.

I primi incontri di quest’anno sono decisamente positivi e consolatori. Non parlo dei primi incontri con miei cari ma con le persone che non frequento normalmente o che non conosco e che hanno richiamato la mia attenzione.

Siamo in questo momento in Toscana e il 2 gennaio con gli amici di sempre ci siamo trovati per mangiare i necci, delle crêpes di farina di castagne, farciti di ricotta, formaggi e salumi. A tavola, tra gli altri, un ingegnere 77 enne romano sceso dalle piste innevate che racconta dei suoi nipotini con i quali ha sciato per tutta la mattinata, Tommaso, un trentenne con l’aria svagata dello scienziato, capelli e barba folti, occhi vispi ed intelligenti. Non parlavo con Tommaso da molti anni, lo ricordavo quando era un liceale, sapevo tutto della sua carriera tramite la madre, sapevo che lavorava nei paesi scandinavi. Chiedo: che si dice nell’Europa del Nord? Non sono più nel profondo Nord, sono nell’Europa centrale, ora lavoro a Monaco. Lo zio ingegnere chiede: ma tu di che cosa ti occupi esattamente? Faccio l’astrofisico, ora ci occupiamo della formazione del sistema solare, da quando era solo una nube di gas che ruotava intorno al sole. Cerca di spiegarci il senso del suo lavoro ma non è affatto facile capire quale utilità ci possa essere a sapere cosa sia successo miliardi di anni fa intorno al Sole attraverso simulazioni numeriche e calcoli informatizzati. Quanti siete a lavorare su queste cose? Pochi, in effetti ci sono ricerche scientifiche che si prestano di più ad ottenere finanziamenti ad esempio quelle biomediche, quelle economiche, quelle sulle comunicazioni e sulle tecnologie con ricadute militari.

Il settantenne ingegnere torna a parlare dei nipotini sulla neve, ripartiranno in giornata per Roma perché il loro papà il giorno dopo deve tornare al lavoro. Ci racconta del figlio anche per proseguire implicitamente il discorso sull’utilità della ricerca e della tecnologia. Stanno per arrivare lì per salutare nonni e zii prima di partire per Roma. Così tra un neccio è una chiacchiera si fa l’ora dell’arrivo della famigliola del giovane ingegnere petrolifero e dei due piccoli sciatori e di una mamma dalla bellezza delicata. L’altro cugino Gregorio, è più silenzioso, è un architetto che lavora a Milano e progetta ospedali.

Sarà stato il buon vino, il cibo squisito, la compagnia, una punta di commozione ha acceso il ricordo dei tanti trentenni che conosco e frequento, la generazione dei miei figli.

Ma con questi trentenni chi ci ammazza?

Il 2018 parte con i migliori auspici!

Caro Bolletta, stai diventando un po’ superstizioso? Ci manca che osservi i fondi del caffè per indovinare come andrà l’anno prossimo. Sarà, ma non rinuncio a osservare e leggere persone e circostanze per capire e calibrare meglio i miei sentimenti sul presente e sul futuro.

Rientrato a casa riprendo a leggere il libro di cui vi ho parlato e trovo, così, per caso, la prosecuzione della chiacchiera a tavola sull’utilità della ricerca scientifica.

Sugli effetti della ricerca e della conoscenza scientifica sull’evoluzione della storia dell’homo sapiens l’autore cita il calcolo della distanza della Terra dal Sole. Fu calcolata con precisione nel settecento triangolando delle osservazioni della posizione di Venere da diversi punti del nostro pianeta, in particolare una misura doveva essere fatta da Tahiti nel 1769 nella data in cui Venere si interponeva tra la Terra e il Sole. Dato l’alto costo della spedizione scientifica, furono raccolti fondi e finanziamenti coordinando anche altri obiettivi di tutt’altra natura e fu scelto un capitano particolarmente valente.

“Equipaggiata degli strumenti scientifici più avanzati che le banche e la Royal Society erano state in grado di procurare, la spedizione fu posta sotto il comando del capitano James Cook, uomo di mare di grande esperienza oltre che fine geografo ed etnografo. La spedizione lasciò l’Inghilterra nel 1768, osservò il transito di Venere da Tahiti nel 1769, scoprì diverse isole del Pacifico, visitò l’Australia e la Nuova Zelanda e fu di ritorno in patria nel 1771. Portò a casa quantità enormi di dati astronomici, geografici, meteorologici, botanici, zoologici e antropologici. Le sue scoperte diedero un contributo enorme al progresso di diverse discipline, accesero l’immaginazione degli europei con gli stupefacenti racconti del Pacifico meridionale e furono di ispirazione per le future generazioni di naturalisti e di astronomi.” (da “Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità. Nuova edizione riveduta (Overlook)” di Yuval Noah Harari, Giuseppe Bernardi).

Chissà se le ricerche di Tommaso sui gas primordiali potranno produrre sull’attuale specie di umani effetti evolutivi positivi.

Niente male come secondo giorno dell’anno 2018.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...