Monnezza e geopolitica

In queste ore si consuma un complicato gioco al massacro che potrebbe avere come esito la fine prematura del governo Draghi. Le motivazioni sono tante e diverse, tra loro contraddittorie. Quella fondamentale è che la prospettiva delle elezioni tra qualche mese induce ogni partito a marcare meglio la sua identità politica attraverso la rivendicazione di specifici punti del programma per poter poi presentarli come risultati agli elettori. A questo si aggiunge il clima di risentimento generalizzato di cui scrivevo nel post precedente: la delusione del cittadino medio nel constatare che il beato Mario da Francoforte non fa miracoli e non moltiplica pani e pesci in un momento di diffusa penuria di quanto ci serve per vivere bene.

Il personaggio che capeggia la rivolta contro il drago è quel conte, capo della fazione dei pentastellati, che vedendo i suoi scappare come sorci prima della tempesta alza la voce per imporre le proprie richiesta. Il conte è molto influenzato da un facitore di opinione un certo Travaglio, che sempre più palesemente detta la linea dopo che il Grillo parlante se ne sta zitto rinchiuso nel suo castello in riva al mare o al massimo fa qualche chiacchiera e pettegolezzo con il drago che comanda nella cittadella. Il conte ha stilato un documento che riassume nove richieste inderogabili che hanno risvegliato l’interesse delle piccole fazioni disperse nell’ala sinistra dell’esercito. Anche il drago non esclude che le nove rivendicazioni pentastellate possano essere prese in considerazione e realizzate ma intanto si può stanziare 20 miliardi a favore dei cittadini e delle imprese che a causa della penuria dei beni disponibili e al conseguente aumento dei prezzi hanno sempre più difficoltà ad arrivare a fine mese. Ma quei 20 miliardi servono anche per costruire un termovalorizzatore a Roma e questo contrasta con i voleri del conte che ritiene intoccabile la monnezza che Roma produce e che ingrassa tante città italiane ed estere che le trattano con i loro termovalorizzatori. Quando mai risolvere un problema che in cinque anni una pentastellata eccellente non ha saputo o voluto risolvere?

Basta Bolletta con queste farneticazioni disordinate e confuse tipiche del depresso sudato e boccheggiante per i caldo africano. Ricomponiti.

L’offensiva pentastellata contro il governo Draghi era maturata sui temi della guerra in Ucraina e sulla decisione di fornire armi agli ucraini ed era una reazione al declino apparso evidente durante le elezioni amministrative. Chi aveva dato fuoco alle polveri era stato Grillo che da un lato aveva fatto capire che Conte non era adatto a recuperare il terreno perduto dal Movimento e con pettegolezzi circolati sui media aveva messo sulla bocca di Draghi quanto Grillo pensava di Conte. Parallelamente aveva confermato la regola grillina della limitazione dei mandati che colpiva direttamente Di Maio e tutti coloro che si erano fortemente integrati nelle istituzioni di governo e nelle attività parlamentari. Sicuramente Grillo sapeva che tra gli eletti grillini al secondo mandato era rilevante il problema di come aggirare l’impossibilità di ripresentarsi e che era attiva una fronda, quella fronda che in quattro e quattr’otto a costituito un nuovo partito al seguito del ministro degli esteri Di Maio. Se fosse vero che il detonatore della situazione sia stato Grillo allora proprio il fondatore vuole accelerare la fine della sua creatura attraverso scissioni e diaspore continue attraverso una gestione verticistica di un personaggio del tutto inadatto a rappresentare lo spirito autentico del primo grillismo. Altrimenti, se non ci fosse un cupio dissolvi, Grillo vuole purificare il movimento lasciando che i destri se ne vadano a destra che gli azzeccagarbugli tornino a fare gli avvocati e richiamando in prima linea Di Battista, corrispondente di guerra da Mosca, e Raggi paladina del riciclaggio e delle tecnologie ultima generazione degli inceneritori. Insomma dietro alla sceneggiata del governo c’è lo sgretolamento di quello che è stato il primo partito nel ’18.

Certo, non è facile governare una compagine ministeriale in cui non sai mai se la gente ha capito la differenza tra la gestione della monnezza romana, gli equilibri militari tra grandi potenze, gli sconquassi della finanza, gli effetti del riscaldamento del pianeta, la siccità, la cinghia stretta dei cittadini, e non sono solo confusi ed ignoranti ma sono molto spesso in malafede pieni di risentimenti e cattivi pensieri: ci metto tutti non solo i cinque stelle. Che cosa farà veramente Draghi? prevarrà il senso di responsabilità e il servizio allo stato o la stanchezza dell’uomo che vede molto bene in quali percorsi impervi dovrà condurre la sua sconquassata compagine e il suo ingrato paese? Terrà il punto perché non vuole danneggiare la sua immagine pubblica, narcisismo, superbia, dignità, umiltà … ?

Io spero che rimanga perché senza di lui siamo fregati ma se fosse incline ad assumere la scelta di rimanere dovrebbe fare una cosa molto semplice, dire esplicitamente ciò che non intende fare nei prossimi mesi in particolare dovrà giurare di non cedere alla politica dello sforamento di bilancio come soluzione di ogni problema, dovrà dire ai cittadini che ci attendono scelte dure e dolorose, che dovremo pagare più tasse, quelli che lo possono fare, che i soldi a pioggia distribuiti con l’elicottero sono tipici di una fase economica superata ora che la fiammata inflazionistica si è accesa e occorre e spegnerla prima che tutto vada a fuoco, se fossi nei suoi panni, in questi quattro giorni butterei giù una agenda per la fine della legislatura e per l’avvio della nuova, senza con ciò fondare un partito ma preparandomi a fare il cincinnato in Umbria già a partire dalla prossima settimana o tra un anno.



Categorie:Politica

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2 replies

  1. SONO D’ACCORDO……VEDIAMO CHE SUCCEDE!

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